«Date a me le vostre genti stanche, povere, sbandate…»

di: Maureen Fiedler
statua della libertà

credit: Unsplash/Maarten Van Den Heuvel

«Date a me le vostre genti stanche, povere, sbandate…». Quasi tutti riconoscono nel titolo le parole con cui inizia il poema inciso sulle tavole della Statua della Libertà a New York Harbor. Sono parole che esprimono in maniera eloquente gli ideali che si presume – e sottolineo «si presume» – che ispirino il nostro paese e le politiche di immigrazione.

Ho spesso pensato che c’è l’essenza del Vangelo in quelle parole. Gesù accoglieva le persone stanche e povere – come oggi papa Francesco. Ma ora sembra che il presidente Donald Trump voglia cambiare questa eredità fondamentale.

Non che noi possiamo accogliere chiunque, ma a lungo abbiamo accolto persone molto diverse, con talenti di ogni tipo, spesso si trattava di uomini e donne che fuggivano da luoghi di oppressione. Erano accolte non per la loro istruzione o le loro ricchezze, ma perché cercavano ciò che noi riteniamo prezioso: libertà e opportunità.

Quella politica, oso dire, è stata parte del genio dello sviluppo di questo paese, anche se non veniva sempre riconosciuto in quel momento. Ampliava la nostra molteplicità etnica, non solo Britannici e Scozzesi, ma anche Irlandesi, Italiani, Tedeschi, Polacchi ed altri.

A dire la verità non tutti furono accolti calorosamente – provate a chiederlo ai Cinesi. E inoltre, gli schiavi afro-americani non erano certo migrati volontariamente. Ma la diversità degli immigrati europei della fine del XIX e dell’inizio del XX secolo hanno arricchito la nostra cultura e anche costruito un’economia industriale. E con i movimenti per i diritti civili del XX secolo, abbiamo lentamente cominciato ad apprezzare la nostra eredità afro-americana (che ancora deve fare molta strada). Tutto questo ha arricchito la nostra cultura per generazioni.

Anche la mia famiglia ha un background di immigrazione, risalente al XIX secolo. I bisnonni di mio padre sono venuti da una zona tra l’Austria e la Baviera, e quelli di mia madre partirono dalla contea Mayo in Irlanda. Non sono arrivati con una preparazione universitaria né con un contratto di lavoro in mano. Come altri milioni, sono venuti con la speranza di una nuova vita, cercando la libertà di cui non godevano nei loro paesi d’origine. E il loro lavoro che costruito questo paese, trasformandolo in ciò che è ora. I migranti provenienti dall’America Latina e da altri paesi oggi vengono negli Stati Uniti per le stesse ragioni.

Ora, Trump vuole limitare l’immigrazione con un sistema a «punti». Secondo quanto affermato dalla CNN: «Il candidato con il maggior punteggio… escluse speciali circostanze, sarebbe una persona tra i 26 e i 31 anni con un’istruzione superiore tipo dottorato, che parli quasi perfettamente l’inglese e che abbia un’offerta di stipendio di circa il triplo del reddito medio del paese da cui proviene. Magari una medaglia olimpica o il premio Nobel? Anche questo aiuterebbe».

Sembra che egli voglia riscrivere il messaggio della Statua della Libertà: «Date a me le vostre persone più istruite, le più ricche, quelle che aspirano a guadagnare ancora più denaro». Ma non è questo che vogliamo. Non abbiamo certo bisogno di altri Trump!

Riprendiamo nella traduzione del sito Fine Settimana il post di Maureen Fiedler, opinionista del National Catholic Reporter. Il testo è stato pubblicato il 7 agosto 2017 su NCRonline. Reprinted by permission of National Catholic Reporter Publishing Company, 115 E Armour Blvd, Kansas City, MO 64111 NCRonline.org.

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