La strana coppia: R. Feynman e Giovanni XXIII

di: Marcello Neri

Schierarsi, questa sembra essere la parola d’ordine, su ogni fronte pro o contro, dopo la notizia che ha reso noto che Giovanni XXIII è stato dichiarato patrono dell’Esercito italiano. Dalle reazioni viscerali di rigetto, comprensibili, alle piroette mentali per giustificare la cosa, doverose.

In questo guazzabuglio è, forse, meglio ricorrere alle lucide parole, geniali e inattese come sempre erano, di Richard Feynmann. In questo momento di controversia non ne trovo di migliori per onorare la memoria di Roncalli – senza schierarsi e scendere belligeranti su un fronte a lui del tutto estraneo:

«Considero l’enciclica Pacem in terris di papa Giovanni XXIII uno dei più notevoli eventi dei nostri tempi, un grande passo verso il futuro. Non riesco a trovare parole migliori per esprimere ciò in cui credo riguardo alla morale, ai doveri e alle responsabilità dell’uomo, gli uni verso gli altri, di quelle del pontefice. Non sono d’accordo sul meccanismo che sorregge alcune delle idee, personalmente non credo che provengano da Dio, o siano la conseguenza naturale e ovvia di idee di papi precedenti. Non ci credo e non ho intenzione di discutere o ridicolizzare questi aspetti. Concordo invece con la visione del papa delle responsabilità e dei doveri dell’umanità, e accolgo questa enciclica come il possibile inizio di un futuro in cui riusciremo a dimenticare le ragioni del nostro credere in qualcosa, se poi, alla fine, per quanto riguarda le cose pratiche, crediamo negli stessi princìpi» (R.P. Feynman, Il senso delle cose, Adelphi, Milano 1999, 125).

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