Salvare le persone non è un crimine

di: Jesús Martínez Gordo

Insieme come gruppo di cristiane e cristiani di diverse comunità cristiane di Guipuskoa, ci siamo riuniti qui al porto di Pasaia, perché, volendo vivere in coerenza con la nostra coscienza umana e con il messaggio di fraternità universale del Vangelo di Gesù, vogliamo mostrare il nostro sostegno, la nostra solidarietà e volontà di impegno con l’associazione Salvamento Marítimo Humanitario e l’equipaggio della nave di salvataggio Aita Mari.

Non vogliamo essere complici della disumanità dei governi d’Italia e dello Stato Spagnolo: il divieto di salvare esseri umani che rischiano di perdere la vita in mare, le minacce contro coloro che offrono testimonianze attive di umanità e di dignità etica, le detenzioni, le multe e i giudizi di cui sono oggetto, ci spingono a manifestare il fatto che salvare delle persone non è un crimine, ma un obbligo che nobilita chi lo compie e la stessa società.

Se l’azione politica è priva del sostegno dei valori etici nella difesa dei diritti umani fondamentali – il diritto alla vita e a ricevere assistenza umanitaria, protezione, sicurezza e asilo internazionale – è delegittimata, per quante leggi si invochino.

Le leggi non possono mai essere applicate contro le persone e i loro diritti. Le leggi non possono mai, legittimamente, provocare la morte. Nell’anno in corso sono 598 le persone morte nel Mediterraneo, persone che potevano essere salvate. Questi morti rappresentano una sfida che riguarda tutti. Tutti dobbiamo essere in grado di sentirci corresponsabili.

Per questa ragione, la nostro presenza qui vuole essere il riflesso del nostro impegno personale e comunitario, presente e futuro, per la nave Aita Mari e Salvamento Marítimo Humanitario.

Il 5 giugno scorso, i responsabili di Salvamento Marítimo Humanitario-Aita Mari hanno potuto incontrare papa Francesco nell’udienza pubblica in Piazza S. Pietro. Francesco li ha incoraggiati a proseguire la loro missione umanitaria ripetendo tre volte ««continuate a lavorare… continuate a lavorare… continuate a lavorare…», e ha aggiunto: «Penso che sia un orrore, non riesco a capire che ci sono elicotteri e barche che vedono esseri umani in pericolo e non li aiutano. Dio ci punirà per questo». Queste parole ci impegnano come cristiani.

Per questa ragione abbiamo voluto riunirci, oggi 8 luglio, alle 11 del mattino, nello stesso giorno e alla stessa ora in cui il papa si riunisce nella Basilica di S. Pietro con un gruppo di circa 250 persone tra immigrati, rifugiati e coloro che si sono impegnati a salvare delle vite.

L’incontro avviene nel sesto anniversario della sua visita all’isola di Lampedusa, rifugio di migliaia di immigrati. Il papa compì quel gesto, come quello di oggi, per richiamare l’attenzione del mondo e denunciare la globalizzazione dell’indifferenza di fronte alla grave crisi umanitaria che si sta vivendo nel Mediterraneo.

Il papa ha voluto che questo nuovo gesto di oggi nella Basilica di S. Pietro «sia un momento di massimo raccoglimento, in ricordo di tutti coloro che hanno perso la vita per fuggire dalla guerra e dalla miseria». Nello stesso tempo, questo gesto di Francesco intende «incoraggiare coloro che, ogni giorno, si sforzano di sostenere, accompagnare e accogliere i migranti e i rifugiati».

Noi vogliamo quindi unirci a questo gesto e fare appello alla dimensione più umana e cristiana delle nostre coscienze. Nello stesso tempo:

1. Ringraziamo le Istituzioni basche per l’aiuto che offrono alla nave Aita Mari e a Salvamento Marítimo Humanitario – il Governo, le Giunte generali di Guipuskoa e le Ammistrazioni municipali per il loro aiuto.

2. Noi ci impegniamo a continuare ad appoggiare, personalmente e nelle nostre comunità, Salvamento Marítimo Humanitario e la nave Aita Mari.

3. Chiediamo ai nostri vescovi del Paese Basco il loro sostegno pubblico ed economico alla nave Aita Mari e a Salvamento Marítimo Humanitario, in sintonia con il santo padre, di fronte al dramma umanitario del Mediterraneo e a quello che si sta vivendo anche alla frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti.

Pasaia, 8 luglio 2019

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