Amaladoss si racconta

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Si legge con vivo interesse questo volumetto che vede nel ruolo di intervistatore il presbitero vicentino Francesco Strazzari, autore, curatore e traduttore di molti testi sulla situazione ecclesiale in varie parti del mondo. Questa volta lo vediamo nel ruolo di “confessore” dell’ultraottantenne Amaladoss, uno dei più noti (e discussi) teologi indiani .

Non sfugga al lettore la qualifica di «teologo indù cristiano», con la quale il celebre gesuita indiano Michael Amaladoss si presenta nel sottotitolo, perché tutto il libro-intervista  gravita attorno a questi due aggettivi che non vanno mai disgiunti. «Non v’è dubbio: sono orgoglioso di essere indiano…, sono profondamente e felicemente indiano».

«Vi erano solo tre famiglie cristiane nel villaggio di circa mille famiglie». All’inizio del suo lungo racconto, Amaladoss ci tiene a sottolineare questo particolare, perché proprio la presenza soverchiante di persone di un’altra religione che ha accompagnato la sua infanzia sarà determinante nel suo cammino di credente.

Ripercorrendo il suo curriculum di studi, non può sfuggire una sua annotazione: «Per mia fortuna non fui mai tentato di studiare a Roma per la sua atmosfera clericale», mentre «Parigi con la sua atmosfera culturale e artistica è la mia città straniera preferita».

Egli ricorda pure «il famoso p. Jacques Dupuis», suo professore prima e collaboratore poi.  Parla anche dei tentativi di «indianizzazione della celebrazione eucaristica», come pure dell’«indianizzazione dell’insegnamento teologico», dell’introduzione dei «metodi indiani di preghiera» in seminario e, nella liturgia cristiana, di «canti tipicamente indù», riconoscendo che tutte queste “novità” «non erano gradite ai tradizionalisti».

L’apporto più significativo di Amaladoss riguarda la presenza e la pluralità delle religioni. Da giovane studente fece un viaggio (lui lo chiama «pellegrinaggio») «ai luoghi santi dell’induismo». «Credo – dichiara – che Dio possa raggiungere gli esseri umani anche attraverso altre religioni…, le religioni non sono opera del diavolo, ma possono facilitare l’incontro divino-umano». Poggiando su questa convinzione, egli ritiene che «ciò che Dio ha detto ai nostri antenati non è affatto irrilevante per noi». Ma, alla richiesta ufficiale di usare testi dell’induismo nella liturgia ufficiale, «il Vaticano disse no». E, per queste sue posizioni, fu allontanato da alcuni organismi di cui faceva parte.

E il rapporto con la Congregazione per la dottrina della fede? «Erano preoccupati e spaventati del mio approccio positivo alle altre religioni…, il Vaticano mi considerava non ortodosso e mi mise al bando». Due le riserve principali addebitate al nostro teologo: la sottovalutazione della Chiesa come sacramento di salvezza e l’unicità di Cristo come salvatore.

Amaladoss ricorda i cinque incontri con i teologi della Congregazione per la dottrina della fede. Egli ricostruisce lo scenario dei processi. E, anche se confessa: «Non ho mai adottato un approccio di scontro con il Vaticano», trapela dalle sue parole lo sgomento per un modo di procedere che non cercava un vero confronto, ma piuttosto la resa dell’inquisito.

C’è un capitolo (dieci paginette dalla 132 alla 142) che suggerirei al lettore di non tralasciare. Lì non è più solo il teologo che parla, ma l’uomo di Dio. Lì si capisce la ricchezza interiore che possiede questo teologo “indù cristiano” e che lo motiva nella sua ricerca della verità.

Il sapiente capitoletto introduttivo “Per leggere Amaladoss”, a firma del teologo Brunetto Salvarani, contestualizza l’ambiente culturale e religioso asiatico che fa da retroterra al pensiero di Amaladoss, mentre la “Postfazione” del docente di missiologia, Gaetano Sabetta, si sofferma sulla teologia asiatica, affermando che «la pluralità religiosa non può essere liquidata come mero accidente sociologico, ma va riconosciuta nella sua rilevanza teologica».

Da ultimo due illuminanti dichiarazioni di Amaladoss: «È necessario portare le persone a capire che l’unico Dio può essere raggiunto in maniere diverse»; «Le religioni non salvano. Ma Dio sì… Dio può parlare tramite santi e profeti in ogni religione». Eresie o verità sacrosante?

Francesco Strazzari, Michael Amaladoss. Il teologo indù cristiano si racconta, Con interventi di Brunetto Salvarani e Gaetano Sabetta, Pazzini Editore, Villa Verucchio (Rimini) 2018, pp. 156, € 12,00.

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