«American Gods»: vecchie divinità e nuovi idoli

di: Andrea Franzoni

American Gods

Anche gli dei invecchiano. Invecchia il loro linguaggio; invecchiano perché non sono all’altezza delle nuove sfide; e infine muoiono quando vengono smascherati.[1] Ma soprattutto gli dei possono essere sostituiti da nuove divinità.

Questo il motore narrativo che muove le vicende di American Gods, serie TV del network americano Starz, in onda dal primo maggio in Italia su Amazon Prime. La serie è l’adattamento televisivo dell’omonimo e pluripremiato best-seller dello scrittore inglese Neil Gaiman, pubblicato per la prima volta nel 2001.[2]

L’attesa creatasi attorno alla nuova serie Starz era molta, in primo luogo perché il libro omonimo alla quale si ispira è considerato un capolavoro della lettura fantastica e in secondo luogo perché la sua trasposizione televisiva è firmata da Brian Fuller, showrunner visionario che con la serie TV Hannibal aveva stupito critica e pubblico per la solidità della scrittura e una messa in scena di straordinaria potenza ed eleganza.

In questa nuova terra senza dei

American Gods racconta le avventure di Shadow Moon (Ricky Whittle), un truffatore prossimo a uscire di prigione dopo avere scontato una condanna a tre anni di carcere. Durante il suo ritorno a casa, Shadow viene avvicinato da un uomo misterioso che si fa chiamare Mr. Wednesday (Ian McShane), che gli offre di lavorare per lui come guardia del corpo. Shadow, riluttante, si troverà costretto ad accettare la proposta dell’uomo poiché a corto di denaro e rimasto vedovo pochi giorni prima di uscire di prigione.

Per il protagonista comincia così un viaggio attraverso l’America che cambierà il corso della sua vita e la sua comprensione del mondo. Come avremo modo di scoprire, sotto le fattezze dell’enigmatico Mr. Wednesday si cela in realtà la divinità nordica Odino, il quale sta tentando di riunire a sé gli antichi dei delle altre religioni per difendere la loro esistenza, in un’America minacciata dal potere dei nuovi dei.

American Gods

Mr. Wednesday (Ian McShane) e Shadow Moon (Ricky Whittle)

«Gli dei delle carte di credito e delle autostrade, di Internet e del telefono, (…), dei fatti di plastica, di suonerie e di neon. Dei pieni di orgoglio, creature grasse e sciocche, tronfie perché si sentono nuove e importanti». Sono queste le divinità alle quali oggi l’uomo accorda la sua fiducia, secondo Wednesday, ma senza la fede dell’uomo gli dei rischiano di scomparire.

Insieme a Shadow, dunque, i protagonisti di questa storia sono le antiche divinità delle religioni mondiali, arrivate in America con gli emigrati, che hanno portato con loro la loro fede e le loro tradizioni. «Abbiamo viaggiato con i coloni, attraversato gli oceani, verso nuove terre. (…) I nostri fedeli sono morti, o hanno smesso di credere in noi, e siamo stati lasciati soli, smarriti, spaventati e spodestati, a cavarcela con quel poco di fede o venerazione che riuscivamo a trovare. (…) Vecchi dei, in questa nuova terra senza dei», dice ancora Wednesday.

Le principali tematiche

Le nuove divinità del progresso tecnologico e dell’economia non hanno bisogno della vecchia fede degli uomini: essi considerano la religione come un sistema operativo del linguaggio che può essere riprogrammato, e le preghiere una forma di spam. Vedremo come la serie porterà avanti questo discorso: per adesso, il primo episodio ha suggerito un’adesione pressoché totale al romanzo.

La lotta tra vecchi e nuovi dèi mette in campo due tematiche principali. La prima è sicuramente quella dell’immigrazione e di come le culture giunte nel nuovo mondo attraverso le diverse etnie costituiscano l’imprescindibile struttura genetica della stessa identità americana. Fuller e lo stesso Gaiman, infatti, hanno espresso la speranza che la serie possa contribuire ad aprire un dibattito costruttivo in questo senso.[3] La seconda invece riguarda il rapporto tra la creatività umana e la funzione che quest’ultima riveste nella comprensione del mondo da parte dell’uomo.

Nel suo romanzo, infatti, Gaiman propone con la metafora dei nuovi dei e della loro affermazione la questione del veloce e inarrestabile progresso di virtualizzazione del mondo. In questo processo di ampliamento – e inesorabile dissoluzione – dei confini globali, operato dalle nuove tecnologie dell’informazione, Gaiman vede una minaccia per la stessa creatività umana.

Gli dei di miti e leggende, infatti, facevano parte degli sforzi umani di comprendere il mondo e fornire coordinate morali attraverso una via narrativa. Ora, le divinità della rete e del mercato globale, quale genere di narrazione propongono? O meglio, quale genere di racconto l’uomo fa di sé attraverso queste nuove forme di rappresentazione? Quali sono le storie che possono orientare oggi il nostro stare nel mondo e su che basi possiamo costruirle?

Così le immagini dei vecchi dèi affiorano nuovamente, nel romanzo così come nella serie, non come idoli (quali sono piuttosto i nuovi dei, vuoti e sterili) ma come tensioni dello stesso spirito dell’uomo (incarnato da Shadow), tentativi di trovare il proprio scopo, di scrivere la propria storia ricorrendo alle risorse del sogno e della fantasia.


[1] M. Pohlmeyer, Il sogno degli déi. Science fiction e religione, EDB, Bologna 2016, 59-60.
[2] Il romanzo ha vinto nel 2001 il premio Bram Stoker e nel 2002 il premio Nebula e il premio Hugo.
[3] Su questo cf. L. Lorusso, «American Gods: parla Bryan Fuller» (qui)  e E. Biotti, «Amirican Gods: Neil Gaiman spera che la serie apra un dibattito sull’immigrazione»  (qui).

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