Amore e malattia in «The Leisure Seeker»

di: Arianna Prevedello
The leisure seeker

Helen Mirren e Donald Sutherland in The leisure seeker

ACEC - Associazione cattolica esercenti cinem

Finire insieme la vita? Accade dentro e fuori dallo schermo. Coniugi che muoiono a distanza di pochi giorni, nella realtà, così simbiotico era il loro procedere nella vita. Coniugi che calano il sipario insieme nel film di Paolo Virzì a Venezia 74 che vedremo solo nel 2018 in sala.

È una libertà? È un desiderio? È un bisogno? È una via obbligata? È un egoismo? Proviamo tutte queste sfumature di pensiero ed emozioni vedendo The Leisure Seeker, facciamo un giro di valzer che potrebbe farci girare la testa, vomitare lacrime, aprire rubinetti di dolore mai chiusi del tutto. Un ultimo amplesso insieme, storditi, smemorati, doloranti e in cammino verso la morte per malattie diversissime.

No nemmeno, solo l’accenno di una penetrazione per fare memoria e congedarsi attraverso il momento più alto della vita. Per dire quella tenerezza senza parole di quando il due è diventato uno in un matrimonio bislacco fatto di differenze, tradimenti e anche delusioni dell’ultimo minuto.

Eppure rimane ancora la cosa più commestibile che la vita abbia saputo offrire: amarci, fare dei figli e lasciarli alla loro strada rischiando, in definitiva, di deresponsabilizzarli (per troppo amore per noi stessi?). Può essere. Paolo Virzì si prende, comunque, il rischio di sbagliare e del suo coraggio c’è da avere rispetto. È il rischio di chi sceglie. Di chi pretende di scegliere. E’ la pazza gioia di chiudere, insieme.

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