Cinema e Bibbia

di: Brunetto Salvarani

Bibbia e cinema

Prendere in mano la Bibbia, e provare a leggerla, rappresenta senza dubbio una straordinaria opportunità per capire meglio il mondo che ci circonda. Ma anche – sia che compiamo questo semplice gesto convinti che essa contenga la parola di Dio sia perché spinti da comprensibile curiosità intellettuale – per andare più a fondo nella nostra umanità. La sua influenza su comportamenti collettivi, stili di vita, mentalità, almeno in ciò che siamo abituati a definire occidente, è così vasta e articolata che è impossibile delimitarla appieno.

È ormai da qualche anno che, finalmente, anche alle nostre latitudini si è cominciato a leggere la Bibbia nella chiave della sua – sterminata – storia degli effetti (Wirkungsgeschichte è il termine tecnico cui si ricorre al riguardo, recuperato dal filone filosofico dell’ermeneutica di Gadamer e Ricoeur).

Accanto al lavoro prezioso degli esegeti più o meno fedeli al metodo storico-critico, si tratta di studiare e di verificare le innumerevoli riletture che ne sono state fatte nel corso dei secoli, sul versante letterario, artistico, musicale, e così via. Il risultato, in genere, è sorprendente, talora spiazzante, e consente non di rado di cogliere aspetti inattesi, poco sottolineati; oltre che di apprezzare, appunto, la funzione che le sacre Scritture hanno ricoperto come Grande codice della cultura occidentale (secondo l’espressione inaugurata da William Blake all’inizio dell’Ottocento e ripresa qualche anno fa dal critico letterario canadese Northrop Frye).

Perché  questo libro

Su questa linea si pone l’ultima fatica di Peter Ciaccio, pastore metodista attualmente in servizio a Palermo, già ben noto ai cultori del ramo per le sue frequenti incursioni nei territori della cosiddetta teologia pop.

Laureatosi presso la Facoltà valdese di teologia con una tesi sui modelli pastorali nel cinema di Ingmar Bergman, per l’editrice Claudiana ha pubblicato alcuni libri di un certo successo, da Il vangelo secondo Harry Potter (2011) a Il vangelo secondo i Beatles (2012) e a Il vangelo secondo Star Wars (2015).

E, dato che il cinema rappresenta la sua grande passione (fra l’altro, Ciaccio è stato protagonista di parecchi gruppi di studio sulla decima musa al SAE), non stupisce per nulla, ora, vederlo affrontare il tema dei rapporti fra Bibbia e cinema, all’interno di una collana tutta dedicata alle relazioni fra la Scrittura e le diverse discipline, Bibbia cultura scuola.[1]

La collana ha due finalità principali, che vale la pena di riportare per inquadrare meglio questo volume, fresco di stampa:

  1. evidenziare come non sia possibile comprendere la cultura in cui viviamo senza fare i conti con la Bibbia. Il che significa, anche, sostenere che quanti non sanno da dove vengono difficilmente possono partecipare in maniera consapevole, creativa e attiva alla definizione del dove andare, del percorso verso una società capace di rispondere alle sfide delle società glo-cali in cui tutti viviamo;
  2. sottolineare, mediante specifici approfondimenti, come sia doveroso, e non solo possibile, incontrare il testo biblico e interagire con esso entro il luogo deputato alla costruzione della cultura, all’elaborazione dei processi formativi e identitari, delle nuove generazioni, ovvero la scuola.
La Bibbia e il tempo

Certo, non deve essere è stato facile, possiamo immaginarlo, per Ciaccio, ritagliare l’itinerario che ha scelto di offrire ai lettori, nel quadro del mare magnum degli intrecci biblici con il grande schermo.

Il cinema non ha utilizzato la Bibbia solo come fonte inesauribile di soggetti, ma anche come sfondo di storie di fantasia e come modello narrativo su cui creare nuove trame e nuovi personaggi. Come rileva lo stesso autore, in effetti, studiare la relazione tra cinema e Bibbia è importante per molte ragioni: fra l’altro, per il fatto che la relazione tra essere umano e ambiente circostante evolve sulla base degli strumenti a disposizione. Non siamo immuni dalla tecnologia, ma essa ci cambia nel profondo, come hanno ipotizzato William Gibson e Bruce Sterling, pionieri delle teorie cyberpunk.

Chi legge la Bibbia oggi – sottolinea Peter – lo fa diversamente da chi la leggeva, ad esempio, due secoli fa, non solo perché la media di alfabetizzazione e istruzione è notevolmente aumentata, ma anche perché il cinema, la televisione e internet hanno modificato il nostro modo di leggere una storia; e «nella testa dell’essere umano c’è come una piccola sala di produzione e di proiezione cinematografica per elaborare le storie che ci vengono raccontate»…

Non solo. Ulteriore aspetto che lega il cinema e la Bibbia è il fatto che, in un’epoca in cui è sempre più difficile staccare dalla realtà – sia essa virtuale o sia la cosiddetta vita reale – e in cui si resta permanentemente connessi e reperibili, la sala cinematografica resta uno degli ultimi luoghi dove si può fare un’esperienza di kairòs, ovvero di un tempo altro, dove le regole sono diverse da quelle del kronos dell’orologio, dell’agenda, delle puntuali notifiche del nostro smartphone.

Certo – annota sornione Ciaccio – una di tali ultime isole felici dovrebbe essere la Chiesa, ma chi le frequenta sa che è più facile che un telefono squilli durante una funzione religiosa che al cinema…».

«Sia la luce. E la luce fu». Accade nella Creazione e accade nelle sale cinematografiche, quando un fascio di luce attraversa il buio per portare sullo schermo una storia: simbolica coincidenza che invita a prendere sul serio il lungo e proficuo rapporto tra Bibbia e cinema. Non solo il cinema ha preso a piene mani dal testo biblico storie popolari da raccontare, ma è intervenuto direttamente sull’immaginario degli spettatori, mostrando, per la prima volta in migliaia di anni, il Mar Rosso dividersi e Gesù – il personaggio storico più rappresentato – camminare sulle acque. Ma oltre a essere fonte inesauribile di soggetti, la Bibbia ha dato al cinema archetipi, schemi, trame per altre storie, come nel western, sostanziale riscrittura della conquista della Terra promessa.

Incarnazione ed Elevazione

L’andamento del libro si divide in due parti.

La prima, intitolata L’incarnazione, si concentra, logicamente, su alcune delle tante pellicole che hanno per protagonista, o quasi, Gesù (al punto da aver dato vita a un genere cinematografico, il Jesus-film), e altri personaggi biblici, da Mosè a Noè fino a Maria Maddalena. Per il pubblico vedere, o rivedere, questi film può essere soprattutto l’occasione di andare a ripassare o a leggere per la prima volta alcune storie della Bibbia, prendendo familiarità con alcuni personaggi minori, con quelle piccole vicende di cui la Scrittura è costellata. Se, infatti, la storia di Gesù è, per un cristiano, la chiave di comprensione di tutta la Bibbia, le piccole vicende, i personaggi che appaiono quasi accidentali sono funzionali all’identificazione del lettore o dell’uditore con l’opera di salvezza di Dio.

La seconda parte, denominata L’elevazione, privilegia non più Hollywood ma piuttosto l’Europa, e propone la chiave di lettura di uno stile trascendentale, affrontando il lavoro della scuola scandinava, da Dreyer a Bergman, e di grandi registi ormai classici quali Tarkovskij, Kieślowski (autore dello straordinario Decalogo), Fellini, Allen e Scorsese. E, alla fine, catturati da tanti stimoli, non si può non concordare con Peter Ciaccio, secondo il quale «esattamente come la Bibbia, il cinema non appartiene agli esperti, ma a tutti».


[1] P. CIACCIO, Bibbia e cinema, Claudiana, Torino 2018, pp.144, € 13,50.

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