Cittadini delle periferie

di: Piotr Zygulski

clochard

Negli ultimi mesi si è riacceso il dibattito sulle norme che disciplinano l’acquisizione della cittadinanza italiana, purtroppo con confusioni che non hanno agevolato un confronto sereno sul tema. Ma la cittadinanza non è solamente una questione giuridica.

cittadinanza1Tale riflessione sorge col libro di Silvano Gianti (Senza diritto di cittadinanza, Città Nuova, Roma 2016, pp. 107, euro 13) che, a dispetto del titolo, non discetta di diritti e di cittadinanza in modo distaccato, bensì preferisce intrattenersi con le persone che vivono ai bordi delle strade delle nostre città, guardandole negli occhi e ascoltando le loro storie per poterle narrare.

Con delicatezza, senza panegirici, poco a poco l’autore – che rievoca come egli stesso abbia vinto le proprie diffidenze – svela i volti di una sorta di iconostasi del quotidiano che possiamo incontrare scrostando uno strato di lercio che la ricopre.

A prescindere dal loro status giuridico – perché vi è anche chi, sebbene sia italiano, resta un cittadino di seconda, se non terza, categoria – Gianti tratteggia con percorsi di vita e brevi aneddoti le persone incontrate sulla strada, chiamandole per nome per trarle fuori dall’anonimato assordante. Insomma, prova a restituire loro quella dignità che non ha confini sociali, ma appartiene all’uomo.

Ripercorrendo i caruggi di Genova cantati da De André e calpestati da preti di strada quali, tra gli altri, don Andrea Gallo e don Valentino Porcile, si possono incontrare le “graziose” come Sally che magari nascondono nella borsetta un rosario da sgranare nei momenti di paura, questuanti come Leo che raccolgono due spiccioli per il proprio cane operato al cuore, oppure il chiacchierone Domenico Paolo che riferisce delle sue preghiere durante una mareggiata per recuperare la collanina che un signore aveva ricevuto in dono dalla moglie. Non si fraintenda: nessuna icona è a sfondo esplicitamente religioso; l’autore si guarda bene dall’edulcorare le aridità delle vicende con moralismi edificanti o cedendo ad un sentimentalismo filantropico, nondimeno tutte quante sono sintetizzate da un medico che si diceva non credente: «Per me loro sono il volto di Gesù che mi si presenta ogni giorno».

Sulla strada ci si può arrivare dopo un matrimonio finito male, un licenziamento, una malattia fisica o mentale, una dipendenza, un sogno infranto di migliorare la propria condizione, oppure con una deliberata scelta di vita. Peraltro, le persone “senza cittadinanza” non vivono esclusivamente sui marciapiedi o sotto un ponte, bensì possono essere rinchiuse in un appartamento in centro città. Talvolta vi è anche chi in vario modo si prende cura di loro, dedicando sguardi, tempo e risorse alle donne e agli uomini che stanno ai margini, sovente combattendo per la sopravvivenza. Perché, come afferma Gianti, «le periferie esistenziali sono ovunque»; si tratta di coloro che abbiamo emarginato dai nostri cuori e non ci deve stupire che alcuni rifiutino l’aiuto di chi proviene da quella società che li ha ignorati. Spesso l’inequità sociale – evidente all’occhio attento ai contrasti urbani – genera esclusione, violenza e insicurezza; ma, come sostiene Papa Francesco, avviene in quanto «il sistema sociale ed economico è ingiusto alla radice». A tale problema strutturale, che include i drammi dei fenomeni migratori, Gianti accenna solamente per qualche riga, senza però preoccuparsi di fornire soluzioni politiche, perché a lui preme più di ogni altra cosa offrire ritratti vivi.

Infatti non le idee astratte, bensì la realtà dei volti di queste persone sono i luoghi teologici dell’attuale pontificato, oltre ad essere l’opzione fondamentale della Chiesa; l’autore, dal canto suo, pur già da tempo impegnato in ambito sociale, non nasconde di essersi lasciato spronare dall’invito del vescovo di Roma ad uscire costantemente verso le periferie, a partire da quelle del territorio in cui risiede. Tutto ciò lo ha portato ad una conclusione: la vita di ogni essere umano ci coinvolge in prima persona e la vera periferia è quella dell’anima, uno spazio che ciascuno di noi, in qualche modo, è chiamato ad abitare.

Silvano Gianti, Senza diritto di cittadinanza, Città Nuova, Roma 2016, pp. 107, euro 13.

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