Il coraggio di essere giovani

di: Roberto Mela

Il coraggio di essere giovani

Il volume raccoglie 25 discorsi tenuti ai giovani da papa Francesco in vari luoghi del pianeta fra il 25 luglio 2013 (27a Giornata mondiale della gioventù, Rio de Janeiro) e il 1o ottobre 2017 in occasione dell’incontro con gli studenti universitari tenutosi a Bologna. «Fate chiasso, fatevi sentire» dice a Rio ai giovani, «abbiate cura degli estremi della popolazione, che sono gli anziani e i giovani». «Non “frullate” la fede in Gesù Cristo».

Il piano di azione è leggere e vivere le Beatitudini e Mt 25. «Voglio che la Chiesa esca per le strade, voglio che ci difendiamo da tutto ciò che è mondanità, immobilismo, da ciò che è comodità, da ciò che è clericalismo… la Chiesa non può essere una ONG». «Botafé»: «metti fede» nella vita, «metti speranza», «metti amore». Cristo ti aspetta nel sacramento del perdono, nell’eucaristia. «Gesù ci attende, Gesù conta su di noi!».

Meditando sul campo della fede, papa Francesco fa capire meglio cosa significa essere discepolo-missionario: il campo come luogo della semina, come luogo di allenamento e il campo come cantiere. «Vi chiedo di essere costruttori del mondo… non “guardate dal balcone” la vita, immergetevi in essa come ha fatto Gesù».

A Cagliari, sotto lo sguardo di Maria nostra Signora di Bonaria, invita i giovani a «prendere il largo». Commentando l’episodio evangelico della pesca miracolosa, egli nota che l’esperienza del fallimento è il primo punto, mentre il secondo è quello di fidarsi di Gesù. Il terzo è quello di sentirsi ciascuno chiamato a essere pescatori di uomini.

Ad Assisi, Francesco invita i giovani a essere servitori del vangelo per trasformare il mondo, mentre al santuario di Castelpetroso (IS) li sollecita a trovare il filo che fa uscire dal labirinto della vita, senza lasciarsi coinvolgere troppo dalle cose, lasciandosi sempre aperta una via di fuga. «Cercate il filo per uscire dal labirinto; cercate il filo: non si può bruciare la vita girando».

Parlando dei giovani neet, “né-né” – cioè quelli che né studiano né lavorano – Francesco afferma: «Non possiamo rassegnarci a perdere tutta una generazione di giovani che non hanno la forte dignità del lavoro».

Nell’agosto 2014, nel castello di Haemi (Corea del Sud), in occasione della VI Giornata della gioventù asiatica sottolinea con forza: «Voi non siete solo una parte del futuro della Chiesa; siete anche una parte necessaria e amata del presente della Chiesa. Siete il presente della Chiesa!». «Insieme con i vostri sacerdoti e vescovi – prosegue – spendete questi anni per edificare una Chiesa più santa, più missionaria e umile… una Chiesa che ama e adora Dio, cercando di servire i poveri, le persone sole, i malati e gli emarginati».

«Non abbiate paura di piangere – dice ai giovani filippini nel gennaio 2015; «quando ci fanno la domanda: “perché i bambini soffrono”, “perché questo o quest’altro di tragico nella vita?”, che la nostra risposta sia il silenzioe la parola che nasce dalle lacrime. Siate coraggiosi, non abbiate paura di piangere!».

«Lasciati sorprendere dall’amore di Dio! Non abbiate paura delle sorprese, che ti scuotono, ti mettono in crisi, ma ci mettono cammino… Non giovani da museo – chiede ai giovani sempre a Manila –, ma giovani sapienti. Per esser sapienti, usare i tre linguaggi: pensare bene, sentire bene e fare il bene».

Come piantare germogli di gioia e semi di speranza, in mezzo al quotidiano che ci mette di fronte ai «silenzi di Dio»? «Dio, il nostro Dio, è un Dio delle parole, è un Dio dei gesti, un Dio dei silenzi», risponde il papa ai giovani a Napoli nel marzo del 2015. È il Dio delle parole, il Dio che va, è anche il Dio dei silenzi. «Ci sono silenzi di Dio che non si possono spiegare se tu non guardi al crocifisso», conclude il papa.

Il 6 giugno, a Sarajevo, Francesco ricorderà la responsabilità dei giovani nell’era dell’immagine: scegliere programmi che fanno bene, buttar via libri che fanno male, combattere la cattiva fantasia che uccide l’anima. «Voi, i fiori della primavera del dopoguerra, fate la pace, lavorate per la pace, tutti insieme – ricorda loro papa Francesco –. Tutti insieme! Che questo sia un paese di pace! “MirVama”».

A fine giugno del 2015 ai giovani di Torino traccerà l’identità dell’amore: «l’amore è più nelle opere che nelle parole: l’amore è concreto… l’amore è casto. L’amore si sacrifica per gli altri». Bisogna andare controcorrente- ricorda sempre a Torino –, come fecero i santi del Piemonte nell’Ottocento, in una realtà piena di mangiapreti, massoni, satanisti. Occorre vivere la realtà «e, se questa realtà è vetro e non diamante, io cerco la realtà controcorrente e faccio la mia realtà, ma una cosa che sia servizio per gli altri».

«Signore, dammi un cuore libero», prega coi giovani ad Asunción, facendo sua una richiesta del giovane Orlando. A Cuba chiederà ai giovani la capacità di sognare. In Messico ricorderà che i giovani sono una ricchezza da trasformare in speranza.

A Cracovia, nel luglio del 2016, inviterà i giovani a vivere la vita con coraggio, vincendo la crudeltà con la mitezza e il perdono, lasciandosi coinvolgere dalla realtà. Non giovani-divano, ma con scarpe calzate, chiederà nella veglia di preghiera tenuta al Campus Misericordiae durante la 31a Giornata mondiale della gioventù. A Bologna, nell’incontro con gli studenti del 1o ottobre 2017, sottolineerà infine con forza il diritto alla cultura, alla speranza, alla pace.

Un testo stimolante, da avere presente nel contesto del Sinodo sui giovani che si terrà nel prossimo ottobre. Il linguaggio parlato, diretto, tenuto dal papa spesso in risposta a domande postegli sul momento, fornisce una miniera di stimoli, immagini, slogan efficaci per stimolare i giovani e meno giovani ad una vita di impegno e di freschezza evangelica.

Papa Francesco, Il coraggio di essere giovani. Discorsi e dialoghi (Cammini di Chiesa s.n.), EDB, Bologna 2018, pp. 112, € 9,50. 9788810512449

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