Il cuore dell’etica

di:

L’amore del prossimo

Al di là del dato naturale, il comandamento dell’amore nella Bibbia è visto come esigenza di corrispondenza verso se stesso e verso gli altri dell’amore ricevuto in precedenza da YHWH/Il Padre, sia come singoli sia come popolo di Dio/la Chiesa. L’esegeta sessantaduenne, laico, sposato con tre figli, docente di esegesi del NT a Bochum (Germania), esplora dapprima il campo semantico dell’amore (di amicizia/philia; di desiderio appassionato di possesso/erōs; di amore oblativo di origine divina/agapē). L’amore ricevuto diventa impegno di corrispondenza e di espansione fraterna e sociale, unendo fra di loro strettamente amore di Dio (ricevuto e corrisposto) e amore verso il prossimo, che può diventare anche il nemico.

L’amore di Dio è per Söding il cuor pulsante della Bibbia, come si può evincere da una rapida scorsa di testi dell’AT e del NT, abbracciando nell’esame anche i testi del primo giudaismo. L’amore del prossimo nell’AT si trova espresso chiaramente nel Codice di santità (cf. Lv 19,8) ed è considerato un comandamento santo, perché Santo è colui che lo richiede nei confronti dei membri dello stesso popolo di Dio, per creare coesione e continuità. Può essere considerato l’apice dell’etica anticotestamentaria.

Nel giudaismo l’amore acquista un’accentuazione etica molto forte. Esso è visto come fattore di coesione all’interno del popolo di Israele (Testamenti dei XII Patriarchi), come pianificazione del futuro (Libro dei giubilei), fattore di integrazione all’interno della comunità dei “figli della luce” descritta negli scritti di Qumran, che prevedono ampiamente anche l’odio nei confronti dei “figli delle tenebre”, non appartenenti alla comunità.

Gesù unisce strettamente l’amore di Dio e l’amore del prossimo, rapportandoli in quanto radicati nell’amore preveniente del Padre e sua esplicitazione nel contesto del gruppo discepolare, ma aperto anche ad orizzonti più vasti. Esso è il centro dell’etica di Gesù.

Il modello dell’amore del prossimo è espresso da Luca nella parabola del Buon Samaritano, esaminata in un capitolo a parte da Söding. Il prossimo è il ferito a morte che ha bisogno di noi, ma anche il Samaritano, nemico per eccellenza che si è fatto prossimo in modo esemplare, cosa che sta particolarmente a cuore a Gesù nella conclusione che egli pone alla parabola quale risposta alla domanda postagli dallo scriba.

Nel Discorso della Montagna elaborato da Matteo (così come in quello della pianura di Luca – più che “discorso della campagna” come lo chiama Söding), l’amore del prossimo, del correligionario è ampliato in quello nei confronti del nemico. Esemplificato all’interno delle cosiddette “antitesi”, esso richiede grande forza morale per interrompere il circolo vizioso della violenza e cercare la pace.

Diretto primariamente ai discepoli, la richiesta di Gesù vale per le folle che lo ascoltano e, tendenzialmente, per ogni lettore del Vangelo. Il comandamento dei nemici è il punto apicale dell’etica proposta da Gesù e fattibile col suo aiuto e la potenza della Spirito.

Contro l’odio e a favore dell’amore si schiera anche Giovanni nel suo Vangelo e nelle Lettere. L’amicizia con Gesù e l’amore fraterno fra i discepoli devono irradiarsi verso tutti gli uomini, ben sapendo che il mondo, come insieme di forze nemiche di Cristo, sarà refrattario sia alla preghiera sia all’amore.

Gli Atti degli Apostoli mostrano con le loro scene tipiche ed episodiche, cariche di simbologia, l’amore messo in pratica all’interno della comunità che diventa contagioso e attrattivo per chi è al suo esterno. L’amore si mostra come comunione di beni, guarigione di malati, perdono dinanzi alla morte, una prassi convinta e vissuta anche da Paolo, che la testimonia nel suo testamento spirituale (da altri chiamato “pastorale”) di Atti 20.

Paolo vede nell’amore del prossimo il compimento della Legge (cf. Rm 12), ma nelle varie lettere sembra declinarlo paradigmaticamente. In 1Ts l’amore è affascinante; in 1Cor è edificante; in Fm è liberante; in Fil è incoraggiante; in Gal è liberato; in Rm è ragionevole. Per Söding l’amore del prossimo è il focus della teologia paolina.

Non lo seguirei fino a tal punto. Nella scuola di Paolo (meglio: nella tradizione paolina) l’amore del prossimo è visto come amore vissuto all’interno di una famiglia. La Chiesa è come una grande famiglia. Nelle Tavole Domestiche (Hausatefeln, serie di comandi diretti a varie tipologie di persone che si rapportano fra loro) si incoraggia l’amore come coltivazione del matrimonio e come ordinamento domestico della Chiesa-famiglia.

La Lettera di Giacomo insiste sull’amore del prossimo visto come il povero. La connotazione dell’amore in Gc è quella di un amore regale all’interno di una Legge libera, di una fede attiva e di una solidarietà con i poveri. La prospettiva di 1Pt è quella di un amore del prossimo nell’afflizione. Una fiduciosa concordia, unita a una fiduciosa attenzione e ad una chiara compassione, concorre a preservare la fervida santità richiesta al discepolo di colui che è morto in croce come modello di amore totale e solidale.

2Pt e Gd insistono sull’amore come virtù, ed è visto quindi come amore zelante e misericordioso, il quale concorre alla formazione della personalità.

Söding conclude la sua opera riaffermando la sua convinzione che l’amore del prossimo è il centro dell’etica cristiana.

Le pagine finali del volume (pp. 323-354) sono dedicate alla bibliografia fondamentale, all’indice dei passi citati, a quello dei nomi e a quello degli argomenti.

Il linguaggio dell’autore è estremamente didattico e chiaro, al punto di non sembrare neanche quello di un autore tedesco. Al termine di ogni capitolo egli riassume comodamente la materia con una serie di domande: cos’è l’amore, chi lo chiede, a chi viene chiesto, quali connotazioni ha, come si rapportano l’amore di Dio, l’amore di sé e quello del prossimo (ed eventualmente del nemico) ecc.

Resto convinto che Lc 6,33 – differenza della traduzione CEI – non vada tradotto con “quale gratitudine vi è dovuta”, ma “quale grazia è a voi/cosa avete/fate di gratuito”. La sottolineatura non è sull’oggettività (gratitudine da ricevere) ma sulla soggettività (grazia/gratuito/charis da avere). “È a voi” è una dizione greca semitizzante impiegata per esprimere il verbo “avere”, inesistente in ebraico.

Thomas Söding, L’amore del prossimo. Il comandamento di Dio come promessa ed esigenza, (Biblioteca di Teologia Contemporanea 188), Queriniana, Brescia 2018 (or. ted. Freiburg i. Br. 2015), pp. 360, € 42,00.

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