Democrazia: dove sono finiti i cattolici?

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«La democrazia non è mai una conquista definitiva. Permane sempre l’esigenza di darle un’anima e corpi nuovi». Ne è convinto mons. Mario Toso, vescovo di Faenza e Modigliana, e lo ha sostenuto nel suo ultimo libro Per una nuova democrazia (LEV, Città del Vaticano 2016) presentato lunedì scorso a Bologna all’Istituto Veritatis splendor.

«Bisognerebbe in questa fase storica – ha detto mons. Toso, delegato CEER per la pastorale sociale e del lavoro – progettare il futuro investendo in politiche di lunga durata che abbiano una lunga visione a cominciare dal mondo del lavoro con ampi investimenti pubblici. Bisognerebbe impostare una politica fiscale che vada a favore della crescita e a favore della diminuzione della diseguaglianza, dello sviluppo industriale. Oggi c’è bisogno proprio di una politica alta, di una politica che non si concentri solo nella difesa, nella tutela di quelle che sono le libertà individuali, ma che veda anche il bene comune che è il suo bene più proprio. Con la “politica del cerotto” non si va molto lontano».

Crisi della democrazia

Alla presentazione è intervenuta anche Vera Negri Zamagni, coordinatrice del Settore dottrina sociale all’Istituto Veritatis splendor, che ha ricordato come nel contesto attuale dopo aver perso la fraternità e l’uguaglianza rischiamo di perdere la libertà.

«Il libro di mons. Toso – ha detto invece l’economista Stefano Zamagni – è importante perché solleva questioni che di solito non vengono trattate. Ci indica che la crisi della democrazia in generale, e dell’Italia in particolare, ha radici molto profonde. Propone interventi che riguardano il passaggio a quella che ormai viene chiamata la “democrazia deliberativa”, cioè un modello di democrazia nel quale non si riduce tutto a procedure, ma che coinvolga nei processi partecipativi effettivi i cittadini. Mons. Toso tira poi le orecchie al movimento sociale cattolico per la sua latitanza, non tanto a livello individuale ma come movimento».

Economia e politica

«Il volume offerto dal vescovo di Faenza – prosegue Stefano Zamagni – sottolinea infine l’urgenza di rivedere il rapporto tra la sfera dell’economico e la sfera del politico. La crisi della democrazia, in ultima istanza, è dovuta al fatto che oggi la politica è stata messa al servizio del mercato. Ed è questo il motivo che spiega la disaffezione e l’inefficacia degli interventi. Bisogna allora rimettere le cose in ordine: l’economia deve avere il suo spazio ma la politica ricopre un ruolo ben preciso. La politica è il regno dei fini e l’economia è il regno dei mezzi».

Anche il parlamentare Antonio Preziosi del Partito democratico ha ribadito infine come al centro dell’azione politica ci deve essere la persona e la comunità. «In ambito sociale – ha concluso Preziosi – in questi ultimi decenni abbiamo assistito a un’abbondanza di magistero e a un esiguo impegno sociale e politico dei cattolici italiani, soprattutto dal punto di vista dell’associazionismo».

Promotori dell’evento: Fraternità francescana e Coop Frate Jacopa, «A gonfie vele» scuola di formazione sociale di Faenza–Modigliana, Consulta per la pastorale sociale regionale, AC, MLAC, MCL e ACLI. È possibile rivedere l’intero incontro sul canale di Youtube dell’Istituto Veritatis splendor.

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