Dossetti: la parola dal (lungo) silenzio

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È appena uscito in libreria, per i tipi delle EDB, il volume di Giuseppe Dossetti «L’eterno e la storia. Il discorso dell’Archiginnasio», curato da Enrico Galavotti e Fabrizio Mandreoli. Il testo si presenta come una raccolta di documenti interessanti sotto il profilo storiografico, ma ancor di più per il contributo offerto alla riflessione personale e comunitaria dei nostri giorni.

Si tratta di tre discorsi pronunciati il 22 febbraio 1986 nella Sala dello Stabat Mater del Palazzo dell’Archiginnasio di Bologna. Nel primo Renzo Imbeni, sindaco dell’epoca, spiega le motivazioni del conferimento a Dossetti dell’Archiginnasio d’oro, importante riconoscimento civico. Poi, Giuseppe Lazzati presenta un’attenta biografia dell’amico e, infine, Dossetti prende la parola per pronunciare il suo discorso dopo anni di silenzio pubblico.

Straordinariamente interessante

La lettura di questi materiali viene impreziosita da due saggi dei curatori. Enrico Galavotti, docente di storia del cristianesimo e delle chiese all’Università degli studi D’Annunzio di Chieti-Pescara, ricostruisce il contesto storico ed ecclesiale nel quale matura il percorso umano e credente di Dossetti. Fabrizio Mandreoli, professore di storia della teologia e teologia fondamentale alla Facoltà teologica dell’Emilia-Romagna, presenta invece una rilettura del discorso dell’Archiginnasio attenta ad evidenziarne i molti elementi «ancora singolarmente eloquenti e ispiranti».

«Il discorso pronunciato da Dossetti per il conferimento dell’Archiginnasio d’oro – spiega Galavotti – è stato importante per almeno due ragioni. In primo luogo, perché ha interrotto una lunga fase di silenzio iniziata almeno dalla conclusione dell’episcopato di Lercaro e acuitasi con il trasferimento di Dossetti in Medio Oriente. Ancora, è stato importante per il contenuto stesso delle cose dette: perché non è stata una dissertazione di circostanza, ma un autentico racconto autobiografico in cui l’uomo ha ripercorso le tappe e gli incontri fondamentali della propria vita, spiegando quindi chi era in quel momento. Chi lo ha ascoltato quel giorno ha chiaramente percepito che quella di Dossetti non era certo una vita di ripiego, ma l’esistenza di un cristiano profondamente impegnato a testimoniare, insieme ai suoi fratelli e alle sue sorelle, la volontà di condurre una vita all’insegna dell’Evangelo. Ci è dunque sembrato importante riproporre questo discorso non per fare dell’archeologia, ma per rinfrescare il richiamo a una figura che resta ancora, a venticinque anni dalla morte, straordinariamente interessante».

Anche Mandreoli si situa sulla stessa lunghezza d’onda: «Nell’attuale momento storico – spiega – è forte la ricerca di chiavi di lettura che consentano di interpretare la storia, quello che succede nella vita delle persone, del Paese e dei popoli in modo approfondito e non solo per il tempo di una breve stagione. Da questo punto di vista, il discorso dell’Archiginnasio è la testimonianza di un uomo che con tutte le forze si è speso nelle varie vicende della vita civile, politica, ecclesiale e religiosa, senza mai risparmiarsi e tentando sempre di comprendere che cosa la storia e i suoi passaggi gli stavano dicendo. Credo quindi che valga davvero la pena di rileggere questo discorso perché è un modo per comprendere come il cristianesimo, il rapporto con il Vangelo e con le Scritture siano in grado di ispirare una presenza nella storia piena di significato, di capacità di rinnovamento, di analisi dei cambiamenti e di comprensione di quanto ha inesorabilmente fatto il proprio tempo».

Questione di profezia

Un testo da approfondire anche a più di 30 anni di distanza, insomma. «In quel discorso – prosegue Galavotti – Dossetti non ha parlato solo del suo passato, ma ha segnalato anche tutta una serie di questioni (dal diritto alla bioetica, dalle problematiche della vita comune alle sfide della pace nell’età nucleare) che restano ancora attuali perché irrisolte. Dossetti ha mostrato quanto sia importante capire che il compito del cristiano non è risolvere una volta per tutte questi problemi: perché questo non era né sarà mai possibile. Ma un conto è affrontarli ideologicamente e un altro è farlo appellandosi alla profezia cristiana».

Il volume si chiude con una interessante appendice documentaria, fino ad ora inedita, contenente alcuni scambi epistolari con il cardinal Biffi e il sindaco Imbeni intercorsi nei giorni successivi alla consegna dell’importante riconoscimento. «Il testo che oggi pubblichiamo – conclude Mandreoli – rappresenta la testimonianza di un uomo che nella propria vita ha detto molto, ma che ha saputo anche ascoltare molto: i contesti, le persone, i grandi protagonisti del suo tempo, ma anche gli umili, i senza storia, quelli che non vengono mai interpellati da nessuno. In definitiva possiamo riconoscere alla figura di Dossetti la capacità di operare in profondo dialogo, tentando di decifrare il mistero che agita e abita la vita delle persone e delle collettività. Oggi i discorsi sono permeati da una forte retorica dell’ascolto, ma in realtà tutti parlano: Dossetti, invece, per 25 anni si è messo in una prospettiva di grande silenzio e di profondo esilio con il suo ritiro in Palestina. Credo che questa sia una prospettiva di grande significato per ognuno di noi».

Giuseppe Dossetti, L’eterno e la storia. Il discorso dell’Archiginnasio, a cura di Enrico Galavotti e Fabrizio Mandreoli, EDB, Bologna 2021, 112 pp., € 12,00.

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