L’esegesi e la vita

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«Il suggestivo paragone di Is 55,10-11, che compara la Parola proferita da YHWH alla pioggia e alla neve, che pure discendono da lui per realizzare un processo vitale sulla terra, è un passo di indubbia efficacia plastica per connotare la Parola come dotata di un’operatività feconda e fecondante». Così Stefano Romanello, docente di sacra Scrittura allo Studio teologico interdiocesano di Gorizia, Trieste e Udine, introduce il tema del focus del nuovo numero della rivista della Facoltà teologica del Triveneto Studia patavina (1/2020), dal titolo «Come la pioggia e la neve…» (Is 55,10) La dimensione pragmatica dell’esegesi biblica.

Quando è rivolta all’essere umano, l’efficacia della Parola è legata al suo ascolto: la Parola fa venire allo scoperto l’interiorità decisionale dei singoli per suscitare una loro risposta, positiva o negativa, a Dio e al suo progetto. Un’efficacia che «va colta nell’ottica di una relazione libera – prosegue Romanello – che essa stessa suscita e promuove con forza e, al contempo, affida alla libertà responsabile dei singoli, interpellati continuamente a esporsi a essa». Questo sviluppo relazionale, finalizzato a stabilire una relazione salvifica, porta la Scrittura sacra ad avere un linguaggio non solo, e nemmeno primariamente, informativo, bensì performativo.

La riflessione del focus – spiega Romanello – «nasce dalla convinzione, condivisa da tutti i contributori, che l’ermeneutica scientifica della Scrittura sia interpellata a far emergere tale dinamica relazionale, onorando il carattere congenito della Scrittura stessa. Ossia, la scientificità della ricerca biblica non può pretendere una sorta di neutralità asettica di fronte all’oggetto della sua ricerca, giacché esso stesso impone il riconoscimento del suo orientamento alla costituzione di una relazione. L’indagine del testo va fatta emergere dalle dinamiche comunicative e performative che il testo stesso mette in atto, proprio in virtù della dimensione relazionale in esso insita».

Da questa premessa cinque biblisti, tutti docenti di sacra Scrittura della rete della Facoltà teologica del Triveneto, sviluppano considerazioni secondo metodologie e sensibilità a ciascuno più congeniali.

Apre la serie dei contributi lo stesso Stefano Romanello, che motiva la prospettiva d’indagine proposta da un punto di vista teologico, prendendo avvio da una lettura dei Dei Verbum cap. III, e relazionandola ai successivi sviluppi della linguistica (La dimensione pragmatica dell’ermeneutica biblica. Riflessione su alcuni nodi teoretici). Gli articoli successivi illustrano tale prospettiva in saggi d’esegesi di singoli testi biblici che, per congiunture organizzative, si limitano al Nuovo Testamento.

L’incontro di Gesù con l’uomo ricco è l’episodio scelto da Gianattilio Bonifacio (Studio teologico “San Zeno” di Verona). Attraverso le caratterizzazioni progressive del personaggio e i suoi effetti di straniamento sul lettore, quest’ultimo viene provocato a confrontarsi con la modalità di conseguire la promessa religiosa di vita eterna che pervade l’intero racconto (L’accoglienza del Regno: durata ed eternità [Mc 10,17-22])

Stefano Zeni (Istituto superiore di Scienze religiose “Romano Guardini” di Trento) pone l’attenzione sulla pericope della tempesta sedata. Intendendo la pragmatica quale prospettiva unificante l’intero percorso esegetico, ne studia le declinazioni attraverso l’uso dei modi verbali, che costituiscono il motore del racconto, e le sue domande, suggerendo anche motivi per l’assenza di risposte esplicite (È il Signore che salva. Studio pragmatico di Mt 8,23-27).

Michele Marcato (Istituto superiore di Scienze religiose “Giovanni Paolo I” di Belluno-Feltre, Treviso e Vittorio Veneto) assume la considerazione della figura canonica di Paolo, emergente dagli scritti di area paolina, come punto di riferimento per una riflessione sul rilievo dell’approccio canonico nell’ermeneutica dei testi neotestamentari e, di conseguenza, sulle possibili conseguenze per la teologia biblica («L’avete accolta […] come parola di Dio, che opera in voi credenti» (1Ts 2,13). L’effetto sul lettore di un “approccio canonico” agli scritti paolini).

Andrea Albertin (Istituto superiore di Scienze religiose di Padova) infine studia, secondo l’approccio dell’analisi letteraria e retorica, i meccanismi di composizione e il genere di Rm 8,31-39, chiedendosi in modo particolare la funzione della citazione del Sal 44,23, apparentemente dissonante con il tenore celebrativo del passo paolino (“Esagerare” con la Scrittura: Rm 8,31-39 e la citazione del Sal 44,23).

Oltre al focus, il fascicolo contiene la prolusione al dies academicus della Facoltà, dal titolo L’obbedienza della fede, del card. Luis Francisco Ladaria Ferrer, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, e la prolusione dell’Istituto superiore di Scienze religiose “Giovanni Paolo I” di Belluno-Feltre, Treviso e Vittorio Veneto, tenuta da Gilles Routhier, docente di Ecclesiologia e Teologia pratica all’Université Laval (Québec), sul tema Dalla tolleranza all’accoglienza. Il cambiamento del concilio Vaticano II. Dove siamo oggi? Il complesso itinerario della Chiesa in materia di relazioni interreligiose.

Sono pubblicati inoltre articoli su diversi temi. Simone Duchi propone una riflessione su La fede di Gesù come visione di Dio: appunti per una teologia cristo-logica; Marco Tuono affronta la questione: Lo stato vegetativo: aspetti antropologici ed etici; Emanuele Curzel si sofferma sul tema Battesimo e organizzazione della cura d’anime nel medioevo: spunti per una riflessione.

Completa il fascicolo una ricca selezione di recensioni e di segnalazioni bibliografiche.

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