«Game of Thrones»: Il potere e l’oblio

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Trono di Spade

Il 16 luglio scorso è iniziata la settima e penultima stagione di The Game of Thrones (Il trono di spade), serie TV creata da D. Benioff e D.B. Weiss, adattamento televisivo del ciclo di romanzi fantasy di George R. R. Martin A Song of Ice and Fire (Cronache del ghiaccio e del fuoco).[1] Si tratta delle serie più vista del colosso HBO, con ascolti che superano i venti milioni di telespettatori a puntata, nonché della più longeva.

Un mondo disincantato e decadente

Le vicende de Il trono di spade si svolgono in un mondo immaginario in cui si contrappongono Westeros, il continente Occidentale, ed Essos, quello Orientale. Il più grande e ricco centro civilizzato di Westeros è Approdo del Re, la capitale in cui si trova il Trono di Spade dei Sette Regni. Uno dei temi centrali della serie è il gioco di potere innescato dalla lotta per la conquista del trono che coinvolge le più potenti famiglie di Westeros tra conflitti e alleanze.

Il complesso intrigo politico si colloca poi in un più vasto contesto narrativo: il mondo de Il trono di spade, infatti, vede l’alternarsi di estati e inverni che possono durare intere generazioni, alternando così periodi di indigenza e tenebra a periodi di luce e abbondanza. Nel tempo in cui si svolgono i fatti, i lunghi inverni dei secoli passati sono ormai un ricordo e i figli dell’estate non ricordano più i terrori portati dalla lunga notte dell’inverno. Tuttavia, mentre i numerosi personaggi della serie sono coinvolti nella lotta per il trono, il mondo viene minacciato dall’arrivo di un inverno diverso dai precedenti, che risveglia forze oscure e dimenticate.

Quello che ci viene mostrato fin dall’inizio della serie, infatti, è un mondo disincantato e decadente. I draghi sono estinti, la magia non esiste più, le antiche civiltà millenarie sono ridotte a un ammasso di rovine. In un mondo in cui persino le leggende e gli antichi eroi sono quasi dimenticati, all’uomo non rimane altro che la lotta per il potere.

La morte, l’unico dio

Anche la religione occupa un posto di rilievo nella narrazione. All’interno dei Sette regni la religione è prevalentemente politeista e si divide tra vecchi e nuovi dei. La fede in quest’ultimi è detta anche Il Culto dei Sette, o il Credo, ed è la religione dominante nei Sette Regni, una sorta di religione di stato il cui clero (composto sia da uomini che da donne) è diventato ricco e corrotto.

Il culto dei Sette, come tutti i politeismi, nasconde un monoteismo latente: i Sette dèi corrispondono a diversi attributi di Dio: la Madre la misericordia, il Padre la sapienza, il Guerriero la giustizia e così via. Tra la quinta e la sesta stagione gli autori ci hanno mostrato anche le conseguenze disastrose dell’alleanza tra il trono e il Credo, che ha portato alla distruzione dello stesso tempio dei Sette dèi nel cuore della capitale. Anche gli dei muoiono, sembrano volerci dire gli autori, e la morte è forse l’unico vero dio, come dirà uno dei personaggi della serie.

Nessuna consolazione

Infatti, mentre molti dei personaggi di cui seguiamo le vicende sono occupati a rivendicare i loro diritti al trono di spade, solo pochi si accorgono che la vera battaglia è in realtà un altra: quella tra i vivi e i morti.

Trono di Spade

Lungo il confine dei Sette Regni si estende la Barriera, imponente muraglia di ghiaccio costruita dopo la Lunga Notte per dividere i regni degli uomini dai Bruti e dagli Estranei: esseri soprannaturali quasi invincibili, ritenuti ormai una fantasia dalla maggior parte degli abitanti dei Sette Regni. Ora che l’inverno sembra di nuovo alle porte, però, anche gli Estranei cominciano a fare la loro comparsa portando con loro un esercito di morti.

L’unico che sembra accorgersi della minaccia è Jon Snow, un messia inconsapevole e non del tutto positivo. Jon, infatti, torna miracolosamente dai morti: tuttavia, pur essendo ritenuto quasi un dio, egli non porta con s’è nessuna consolazione di tipo spirituale, trascendente o soprannaturale. Interrogato sulla natura dell’aldilà, egli dirà infatti che non c’è nulla. L’unico aldilà è quello che si trova è a nord della Barriera, da cui gli Estranei stanno arrivando per portare la fine del mondo.

Il trono di spade è forse il più cupo e pessimista tra gli show della televisione contemporanea e, nonostante l’ambientazione fantasy, meglio di altre serie riflette le ossessioni laceranti della nostra società: il problema della sovranità, l’estremismo religioso e più in generale le conseguenze del determinismo sociale. Perché nel mondo del trono di spade nessuno può essere buono fino in fondo, come mostra bene la vicenda di Jon Snow.

Gli individui non contano di fronte alle grandi lotte per il potere, per tramandare ai posteri il nome della propria casa altrimenti destinata all’oblio. Questo tema è peraltro chiaro fin dai titoli di apertura degli episodi, in cui castelli e regni sono gli unici protagonisti, sorgendo dalla terra come costruzioni giocattolo sulla carta geografica di un mondo disabitato.

[1] Tuttavia a partire dalla sesta stagione dello show gli eventi narrati si discostano dai romanzi per svolgersi secondo una sceneggiatura originale creata direttamente dagli autori.

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