Giovani e vescovi in un dialogo inedito

di: Maria Teresa Pontara Pederiva

«Carissimo Vescovo… 100 giovani ti scrivono»

Prendete un centinaio di giovani sollecitati da un dinamico docente di lettere e altrettante domande nello stile di una riflessione critica e poi alcuni vescovi che, con lodevole disponibilità, si accingono a rispondere, spesso anche in maniera distesa quasi entrando in un’ideale conversazione: quello che ne risulta sono pagine leggibilissime che mostrano un autentico spaccato della realtà giovanile oggi, contenuto in un libro uscito per i tipi LDC in concomitanza con l’apertura del Sinodo dei giovani in Vaticano «Carissimo Vescovo… 100 giovani scrivono e i Vescovi rispondono».

In ascolto dei giovani

Pur senza una campionatura statistica, il ventaglio di età (16-30 anni) e le condizioni di vita e lavoro è decisamente ampio: sono studenti di scuola superiore o università, laureati, lavoratori in diverse realtà, disoccupati, italiani e stranieri, credenti e non credenti. Tutti ascoltati di persona o intervistati telefonicamente, “intercettati” online tramite e-mail, lettere, temi, messaggi e post sui social. E sono sempre loro a parlare, senza mediazione: non altri, come più spesso accade in studi, libri o convegni dove si discute di giovani senza incontrarli e, soprattutto, ascoltarli (un fatto stigmatizzato anche da diversi interventi).

Esattamente quello che ha inteso attuare papa Bergoglio, prima nel cammino di preparazione ai due Sinodi sulla famiglia e poi con questo in corso sui giovani: dal Questionario alla riunione presinodale dell’estate, Francesco ha voluto incontrarli per dar loro voce e così intercettare le loro attese, i loro “sogni”. Così di fronte ad un libro, che con ogni probabilità ha sentito sulla sua lunghezza d’onda, scrive nella prefazione: «Sono i pensieri, le critiche, i sogni che ho fatto miei e in cui ritrovo la loro vita, ma anche l’eco e il sussurro della voce di Dio» scrive papa Francesco ricordando di aver esortato i giovani a parlare “senza filtri” riprendendo la parola del profeta Gioele: «Io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diventeranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni» (Gl 3,1). «Mi colpisce l’appello lanciato da diversi giovani, che chiedono agli adulti di stare loro vicini e di aiutarli nelle scelte importanti. E mi convincono anche le risposte dei vescovi e la loro volontà di mettersi umilmente in ascolto di tutti, nessuno escluso, per capire meglio ciò che Dio e la storia ci stanno chiedendo attraverso essi».

Sono un centinaio i giovani che hanno preso carta e penna per scrivere ai loro vescovi. «100 nomi, 100 sogni, 100 storie, 100 progetti, 100 riflessioni, 100 domande!» scrive l’autore-coordinatore del lavoro, Marco Pappalardo, origini siciliane, classe 1976, laico coniugato, docente di lettere al liceo scientifico di Caltagirone, giornalista e saggista (in libreria nelle scorse settimane anche un libro su padre Pino Puglisi Super eroe rompiscatole per le Paoline), già membro della Consulta per la Pastorale giovanile della CEI.

Tra le pagine emerge “la Chiesa che vorrei”, “la Chiesa che mi piace o non mi piace”, le vicende personali o di un gruppo, le questioni etiche, quelle sociali, le domande di senso e sulla fede, idee e proposte, considerazioni e consigli, provocazioni e ringraziamenti. «Nei testi non c’è mai astio, a volte un po’ di delusione – scrive Pappalardo nell’introduzione, assicurando che non è stato modificato nulla della stesura originale – sempre un bel senso critico e un pizzico di coraggio». In sintesi, il contenuto del libro potrebbe essere già un “piccolo Sinodo”, azzarda l’autore.

Non si stupisce affatto della loro “faccia tosta” papa Bergoglio, che piuttosto sottolinea: «chi ascolta e risponde è chiamato a uscire verso le periferie dei cuori, prendendo sul serio ogni battito di chi con fatica ogni giorno costruisce la propria vita».

Domande vere

Sono domande formato riflessione, parole che sgorgano dal cuore, spesso senza alcun timore reverenziale, com’è tipico dei giovani, immediati e talvolta spregiudicati, ma sinceri anche se a tratti quasi provocatori, capaci di parlare, forse meno di ascoltare, ma, se sei abituato ad incontrarli, non c’è da stupirsi (le parole vengono solo messe in stand by e, prima o poi, riaffiorano). Ciò che può stupire un lettore adulto è invece quel non rapportarsi mai al vescovo chiamandolo “Padre”, che è l’appellativo più caro ai pastori di ogni età (ed è l’espressione più usata dai lori genitori quando, da giovani, si rivolgevano ai vescovi del post-Concilio).

Tra i temi che stanno loro a cuore in primo luogo la loro identità e l’immagine che di essi hanno gli adulti (più spesso negativa, ma è sempre accaduto ad ogni generazione…): «Non diteci che ormai i tempi sono cambiati, che i ragazzi non sono più come prima, che il mondo sta andando a rotoli. Non fatelo con noi, perché altrimenti noi lo faremo con i nostri figli e così via» scrive Delia, studentessa liceale di 17 anni, con il sogno di diventare architetto.

Segue tutto il mondo degli affetti, dell’amore e dell’amicizia: «Cerco una persona che mi dica “Mi hai colpito perché…» qualsiasi cosa essa sia. Vorrebbe dire che per qualcuno sono speciale. Chiedo troppo?» (Alice 19 anni, commessa). «L’amico, quello vero, non è quello che ti scrive sempre “Mi piace” sul profilo, che non ti asseconda, che è capace di criticarti, che è capace anche di allontanarsi, per il bene reciproco» (Sergio, liceale di 17 anni con il sogno di suonare in un gruppo rock).

Quindi il futuro che possono solo intravvedere mentre si dibattono tra scuola, università e lavoro, il senso della vita e la fatica delle scelte («Io penso che nella vita ci sia poesia ogni tanto, ma la bellezza?» s’interroga a voce alta Sara, 26 anni disoccupata). E non manca neppure la fede e il rapporto con Dio («Io non riesco a pregare» confessa Marcella, 28 anni, avvocato) fino all’appartenenza alla Chiesa, più spesso critica o molto critica («Lo stesso oratorio serve prima ad ascoltare – non prendere parte attiva – la lezioncina preconfezionata dal catechista, che si dispera a richiamare l’attenzione, e poi alla semplice partitella di calcetto», scrive Stefania, 27 anni laurea in filologia moderna).

Le risposte dei vescovi

A loro rispondono i vescovi, con linguaggio decisamente più paterno che paternalistico, più vicino al loro linguaggio nella misura in cui sono avvezzi a trascorrere tempo con loro, senza dimenticare il contesto della loro formazione («modestamente sono laureato in matematica» dice uno di essi).

Sono i vescovi Franco Agostinelli di Prato, Nicolò Anselmi, ausiliare di Genova, Salvatore Gristina di Catania, Massimo Camisasca di Reggio Emilia-Guastalla, Nazzareno Marconi di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, Derio Olivero di Pinerolo, Antonino Raspanti di Acireale, Domenico Sigalini, emerito di Palestrina, Rosario Vella di Ambanja in Madagascar. C’è chi risponde a tutti indistintamente e chi, come il vescovo Sigalini, puntualmente a ciascuno.

Le loro parole riecheggiano spesso quelle dei genitori, ma i pastori sono consapevoli che qui si gioca il futuro stesso della Chiesa. «Abbiamo bisogno di ascoltare davvero i giovani, in modo costante e non occasionale – ammette l’arcivescovo di Catania – abbiamo bisogno di rivedere il nostro annuncio del Vangelo anche alla luce dei nuovi mezzi di comunicazione; di presentare un Gesù felice (non facile perché non sarebbe onesto!) ed esigente; di parlare e testimoniare la speranza e con la speranza negli occhi».

Ma il testo rappresenta anche una certezza: «Ci sono pagine di Vangelo che continuano a essere scritte e altre da scrivere, i giovani e gli adulti insieme. C’è una Chiesa che attrae nonostante le umane debolezze, c’è una Chiesa che convince chinandosi sui poveri e sugli ultimi. C’è una Chiesa da rendere più bella con i sogni, i desideri, i progetti, l’impegno, la preghiera, le scelte dei giovani».

«Abbiamo bisogno dei giovani per uscire dalle risacche della logica velenosa del “si è sempre fatto così” e per cercare insieme nuove strade tenendo fisso lo sguardo su Gesù – scrive papa Francesco –. A noi l’impegno di essere docili e avvicinare il mondo dei giovani con l’entusiasmo della fede, il gusto della ricerca, la fiducia nel futuro, la profezia dei sentieri nuovi»

Marco Pappalardo, «Carissimo Vescovo… 100 giovani ti scrivono», LDC,  2018, pp. 160, € 11,90.

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