Il giudaismo nella Mishnah

di:

Neusner

Jacob Neusner (1932-2016) è stato uno dei più importanti e prolifici studiosi dell’ebraismo, in specie nel momento iniziale della sua formazione. In questa sua importante opera (reprint dell’edizione ormai introvabile del 1988 nella collana “Studi religiosi”), Neusner effettua un’indagine che sia «lo sforzo costante di mettere in rapporto la formazione delle idee della Mishnah con la situazione storica dei pensatori che produssero il documento, di confrontare contesto e concetto, di interrogarsi sulla relazione fra idee e la realtà sociale e materiale» (p. 59).

La Mishnah (= “Ripetizione”) è una complessa opera letteraria che in sei “Ordini” e sessantadue Trattati compendia per la prima volta l’essenziale del pensiero ebraico così come si è venuto a configurare nel 200 circa d.C. Viene attribuita all’opera di Rabbi Jehudah Hannasi (= Giuda il Patriarca). I sei “Ordini” sono: Agricoltura, Tempi, Donne, Danni, Cose sacre, Cose pure.

La Mishnah non è l’unica opera composta nel giudaismo rabbinico in quel periodo e non intende o non può riprodurre la totalità del pensiero ebraico come veniva elaborandosi in vari strati e correnti dei giudaismi allora esistenti. Ci sono le traduzioni targumiche, il pensiero di Filone Alessandrino e di Flavio Giuseppe, i libri di 2Baruch e IV Esdra ecc. L’opera di riflessione dei Tannaim (= “Ripetitori”) continuerà oltre il 200 d.C. con le riflessioni che confluiranno nelle baraite (= aggiunte) e nei commenti della Ghemara. Tutto questo insieme contribuirà alla elaborazione dei due Talmud, quello babilonese e quello gerosolimitano. Si abbraccia il periodo dal V al VII sec. d.C.

Neusner si attiene alla Mishnah, ben consapevole del suo enorme contributo all’elaborazione del pensiero ancora attuale per l’ebraismo odierno. L’intento del gruppo che sta dietro alla sua elaborazione è il prolungamento del fariseismo rabbinico sopravvissuto alla distruzione di Gerusalemme e del suo tempio nel 70 d.C.

Il farisaismo rabbinico intende santificare YHWH in tutti i momenti e le situazioni in cui il pio ebreo si può venire a trovare nella sua vita di preghiera, di lavoro, di attività sociale e di lavoro ecc., secondo le varie stagioni dell’anno, specialmente nel ritmo delle riunioni di preghiera nelle feste più o meno importanti.

Neusner non intende studiare l’epoca di tutta la letteratura rabbinica, ma soffermarsi solo sulla testimonianza di un solo e fondamentale documento.

Dopo l’introduzione all’opera di Jacob Neusner a cura di Mauro Pesce (pp. 7-26), la Prefazione alla prima edizione (pp. 27-38), la prefazione alla seconda edizione (del 1987, pp. 39-46), i ringraziamenti (pp. 47-50) e l’introduzione (pp. 51-86), dopo aver evidenziato i percorsi scartati dalla sua ricerca (pp. 87-112), nel c. 2 (pp. 113-158) l’autore esamina gli Ordini, i Trattati e le idee principali della Mishnah prima delle due guerre (cioè quella del 66-70[73] d.C. e quella del 132-135 d.C.), nel c. 3 (pp. 159-226) la loro evoluzione fra le guerre e, nel c. 3 (pp. 227-290), la loro configurazione dopo le due guerre.

Soffermandosi sul periodo dopo le due guerre, Neusner passa in rassegna le deliberazioni della Mishnah attribuibili a questo periodo. Si passa quindi dalla coltivazione e dalla distribuzione dei prodotti in uno stato di purità (Ordine dell’“Agricoltura”), ai tempi stabiliti in rapporto al villaggio e al culto (Ordine dei “Tempi”). Si delibera circa l’inizio, il corso e la fine del matrimonio (Ordine delle “Donne”), alle norme della comunità civile e alle sue istituzioni (Ordine dei “Danni”). Si dettagliano quindi le norme per la pratica quotidiana del culto sacrificale e le norme per l’approvvigionamento degli animali per il sacrificio quotidiano, per la manutenzione dell’altare e degli edifici del tempio e per il sostentamento del personale sacerdotale (Ordine delle “Cose sacre”). Infine, si analizzano le fonti di impurità, gli utensili e gli alimenti suscettibili di impurità e i modi di purificazione (Ordine delle “Cose pure).

Dalla descrizione tenta quindi il passaggio all’interpretazione (pp. 287-290).

Nel c. 5 (pp. 291-3789 Neusner studia i sistemi e le fonti, analizzando il rapporto tra la Mishnah e la Torah di Mosè, così come si riflette negli Ordini sopra menzionati. È chiaro che il principio di selezione dei passi biblici portati a sostegno delle norme dipende dalle caratteristiche socio-religiose del gruppo che sta dietro all’elaborazione della Mishnah.

Nel c. 6 l’autore delinea il giudaismo nella testimonianza della Mishnah, studiando dapprima la categoria sociale della Mishnah e, di seguito, il contributo degli scribi, dei sacerdoti, dei capifamiglia, la natura delle mescolanze, il catalizzatore costituito dalla santificazione e dal volere umano, per concludere con una riflessione sulla natura dell’intenzione, nel suo potere positivo e negativo.

Ben undici Appendici (pp. 459-704) concludono l’imponente lavoro di Neusner, con esplicitazioni su temi particolari, risposte a obiezioni di vari studiosi, elencazione di versetti scritturistici rilevanti presenti nella Mishnah (pp. 521-554), delineazione di un profilo tematico della Mishnah come insieme organico (pp. 555-592) e con l’ulteriore spiegazione dei motivi che lo hanno portato a scrivere la sua opera.

Chiudono il poderoso volume di Neusner le Abbreviazioni e i riferimenti bibliografici (pp. 705-732). Saggio di studio e di consultazione su un’opera fondamentale del giudaismo del tempo di Gesù e attuale ancora oggi.

Jacob Neusner, Il giudaismo nella testimonianza della Mishnah. Edizione italiana a cura di Mauro Perani (Collana Reprint s.n.), EDB, Bologna 2017, pp. 744, € 45,00. 9788810216286

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

UA-73375918-1

Navigando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie. Clicca per avere maggiori informazioni.

Questo sito utilizza i cookie di servizio ed analisi per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Cliccando su "Accetto", acconsenti al loro utilizzo.

Chiudi