“Kler”: diagnosi o provocazione?

di: Francesco Strazzari (a cura)

L’autunno “culturale” di quest’anno in Polonia è stato caratterizzato dalle emozioni provocate dall’ultimo film del regista polacco Wojciech Smarzowski, intitolato Kler.

La parola “kler” in polacco non è molto simpatica per chi si identifica con la Chiesa. Indica “i preti”, e spesso viene usata da chi vuole marcare una certa distanza nei loro confronti.

La presentazione del nuovo film di Smarzowski è stata preceduta da una lunghissima campagna pubblicitaria soprattutto sui siti Internet più diffusi ma anche su varie riviste e quotidiani. Non sorprende, dunque, che in anticipo sull’anteprima tutti sapessero già tutto sul film (come spesso succede in questi casi), criticando o difendendo il regista che è ben conosciuto in Polonia per il carattere provocatorio delle sue opere.

Lo stesso Smarzowski in moltissime interviste affermava che sì, il suo film è un prodotto commerciale, ma che vuole anche “mostrare” l’ipocrisia dei “funzionari” della Chiesa.

“Enfant terrible” del cinema polacco

Wojciech Smarzowski è un regista ben conosciuto in Polonia. La presentazione di ogni suo nuovo film è sempre un avvenimento. Quasi tutti i suoi film sono di carattere provocatorio, a volte scandalistico.

Egli mette a nudo i problemi imbarazzanti di diversi ambienti che spesso sono oggetto di chiacchiere tra la gente e proietta sullo schermo tutta la loro bruttezza e drammaticità. È un “Lars Von Trier” polacco che sa provocare ma sa anche “far pensare”.

Sono passati quasi 15 anni dal suo film Wesele (“Nozze”) in cui l’apparente gioia delle nozze nasconde un’immensa tragedia. Anche il suo film Drogòwka (il nome popolare della polizia stradale in Polonia) non è passato inosservato per la denuncia di corruzione e di ogni genere di vizi tra quelli che sono considerati “custodi della legge”.

Con grande interesse il pubblico polacco ha accolto anche il suo penultimo film, Wolyn, in cui Smarzowski con realistica brutalità ha presentato una delle pagine più drammatiche della storia polacco-ucraina (un vero sterminio tra vicini) durante l’ultima guerra mondiale. Lo stesso film è stato proiettato anche in Ucraina, dove ha provocato ira e disgusto.

Stavolta egli ha deciso di mettere a nudo i peccati dei “funzionari” della Chiesa. Smarzowski non nasconde che giudica la Chiesa da ateo come egli si definisce. Nonostante ciò, egli afferma che per il suo film ha consultato alcuni preti i quali non solo lo hanno assistito durante la lavorazione ma hanno anche approvato l’esito finale. «Il nostro lavoro – si può leggere in una delle sue interviste – non tocca gli argomenti di fede. Non vuole neppure essere critico verso le persone che credono. La fede appartiene alle profondità del cuore. Noi vogliamo soltanto provocare una discussione sulle azioni e sugli atteggiamenti presenti nella Chiesa che devono trovare il nostro “no” più categorico». Ma c’è anche chi dubita dell’onestà delle sue dichiarazioni.

“Fiction” che racconta la verità?

Smarzowski ha ripetuto molte volte che la sua fiction si basa sui fatti.

Kler racconta la vita di tre sacerdoti polacchi sopravvissuti al un rogo di una chiesa. Quei drammatici avvenimenti del passato sono per loro l’occasione d’un incontro annuale.

Il film di Smarzowski inizia con uno di questi incontri. L’atmosfera del film è densa, incombente. Già nella prima scena del film li vediamo tutti ubriachi, mentre pian piano ognuno inizia a raccontare sua vita.

Il primo a parlare, don Lisowski, è un monsignore. Lavora nella curia vescovile di una grande città (dalle immagini risulta che potrebbe essere Cracovia). Le sue aspirazioni superano di molto il suo attuale impegno. Egli sogna di andarsene via e di avere un incarico in Vaticano. Ma il suo sogno sembra irrealizzabile. I suoi piani, infatti, vengono sabotati dal suo vescovo, mons. Mordowicz. Solo alla fine del film si scoprirà che mons. Lisowski nasconde un segreto fatale: ha abusato dei bambini.

Anche il vescovo Mordowicz (interpretato con bravura dal noto attore polacco Janusz Gajos) concentra nella sua persona molti “vizi clericali”. Vive nel lusso, è arrogante, si comporta più da generale che da rappresentante della gerarchia cattolica. Le sue ambizioni si materializzano nel desiderio di costruire un tempio enorme, il più grande in tutto il paese. Mordowicz è anche molto coinvolto in politica e questa è per lui una specie di “tossicodipendenza”.

Il secondo prete presentato da Smarzowski è parroco di una parrocchia rurale. La sua parrocchia è povera. Vivendo in un luogo isolato, anch’egli è caduto in molti vizi. Convive con una giovane donna da cui aspetta un bambino. In un primo momento cerca di convincerla ad abortire, ma poi si ravvede e decide di lasciare il sacerdozio e prendersi cura della sua famiglia.

Anche don Kukuła, il terzo sacerdote presentato da Smarzowski, è un parroco. È forse il personaggio più sincero di tutti e tre, ma anche il più tragico. Viene accusato falsamente di pedofilia, allontanato dalla parrocchia e dai suoi parrocchiani e minacciato. Solo alla fine del film si verrà a scoprire che egli non ha fatto del male ad alcun bambino. Anzi, è stato lui vittima di abuso da parte di un prete nella sua infanzia.

Il vescovo, pur conoscendo la verità sull’innocenza di don Kukuła, non lo difende. Anche la vittima di un prete pedofilo viene minacciata dal vescovo e mandata via inascoltata. Sono significative le parole che questi pronuncia lasciando il palazzo vescovile: «Vi renderete conto alla fine di ciò che state facendo»…

Il film termina con una scena che non si lascia facilmente dimenticare. Durante la messa celebrata dal vescovo Mordovicz, il suo prete, don Kukuła, si dà fuoco e si autodistrugge.

Reazione della Chiesa

Nonostante la provocazione piuttosto evidente durante la campagna pubblicitaria del film, che ha mirato a coinvolgere le autorità della Chiesa polacca nella discussione (o nella sua autodifesa), i vescovi del Paese si sono astenuti dai commenti. Solo pochi di loro hanno rilasciato brevi dichiarazioni in cui o hanno denunciato la falsità della presentazione di Smarzowski o hanno affermato che alcuni problemi presentati nel film non sono assenti nella Chiesa. C’è da registrare anche, in alcuni ambienti ecclesiali più tradizionali, la convinzione che tutto ciò sia un’azione diffamatoria contro la Chiesa e contro tutto ciò che essa rappresenta.

In alcune città le autorità civili hanno tentato di bloccare la proiezione del film, a volte con successo.

Kler non è un film soltanto sulla pedofilia nella Chiesa. Il quadro presentato da Smarzowski è molto più vasto e si estende a diversi abusi commessi da gente di Chiesa. Il problema degli abusi commessi contro i minorenni sono certamente i più scandalosi e inammissibili.

È vero che, nel corso degli anni, in Polonia sono stati denunciati alcuni abusi commessi dai preti sui minorenni ed è anche vero che la Chiesa in Polonia non ha ancora presentato un rapporto completo in merito. Solo adesso la Conferenza episcopale ha dichiarato che sta elaborando il quadro completo del problema con i numeri e i nomi delle persone condannate.

È da sottolineare che l’anteprima di Kler in Polonia ha coinciso (in ordine di tempo) con le denunce degli abusi contro minorenni in Cile, in Germania, in Francia, negli Stati Uniti e con il problema dell’omertà attorno questi crimini.

L’accoglienza di “Kler” in Polonia

Considerando la vastissima campagna pubblicitaria che l’ha preceduto, non sorprende che le sale dei cinema in cui veniva proiettato il film di Smarzowski siano state prese d’assalto dalla gente per diverse settimane. Oggi, a quasi otto settimane dalla sua anteprima, il film è stato visto da più di 5 milioni di polacchi. Si tratta di un record assoluto nel nuovo millennio.

Dopo la svolta politica in Polonia, nel 1989, solo altri due film hanno goduto un simile interesse.

Tra poche settimane Kler, che frattempo è stato venduto ai distributori in Austria, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca, Islanda, Norvegia, Svezia, Canada e negli Stati Uniti, sarà venduto anche su DVD aumentando ulteriormente il numero dei spettatori.

Nonostante ciò, non sembra che l’opera di Smarzowski abbia avuto un forte impatto negativo sulla gente in Polonia. Oggi, a quasi due mesi dall’anteprima del film, non si sono verificate “le profezie”, formulate soprattutto dai giornalisti, sull’abbandono di massa della Chiesa in Polonia.

L’ultimo film di Smarzowski sembra aver condiviso la sorte di tutte le altre fiction del passato. Ma tra quelli che hanno visto Kler, tutti l’hanno davvero cancellato dalla loro memoria?

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