La fine del mondo: tra l’Apocalisse e la vita

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Dopo averci fatto dono nel mese di settembre dello scorso anno di un testo davvero illuminante e tanto attuale come La luce in fondo. Attraversare i passaggi difficili della vita, pubblicato per Rizzoli, in cui aveva sostato e meditato sulle ripercussioni esistenziali e profonde della crisi legata alla pandemia da Covid-19 e sui modi con cui farvi fronte, all’inizio di questo 2021 don Luigi Maria Epicoco è ritornato in libreria con un saggio altrettanto ricco e utile per la vita e la crescita spirituale di tutti noi.

A differenza ora del testo dello scorso anno, che si legge e si gusta in un breve arco di tempo e che offriva una sorta di medicamento immediato alle tante ferite lasciate sul nostro cuore da questo tempo di crisi, il nuovo testo edito dalle Edizioni Dehoniane, che vogliamo qui presentare, già dal titolo ci richiede una disposizione differente e un approccio molto più pacato. Ed è il titolo suona così: La vita come la fine del mondo, mentre il sottotitolo specifica che si tratta di Meditazioni sull’Apocalisse.

Le pagine di Epicoco si lasciano leggere, anche in questo caso, con particolare piacere e immediatezza. Le frasi raramente sono lunghe e non contengono mai ragionamenti astratti o contorti. Il riferimento poi alla concretezza dell’esistenza è sempre dietro l’angolo e impedisce al lettore di distrarsi o di perdersi altrove.

Ma qui – come si diceva prima – l’attenzione che è richiesta a quest’ultimo è maggiore ed è maggiore proprio per l’oggetto su cui l’autore promuove le sue riflessioni: il libro biblico dell’Apocalisse, il libro per eccellenza più difficile e complesso da seguire e dunque da offrire alla meditazione di altri. Anche se, probabilmente per fascino, il libro dell’Apocalisse supera ogni altro testo mai scritto tra gli umani, in quanto, almeno a prima vista, sembra promettere di dirci qualcosa proprio “sulla fine del mondo”.

E la chiave di lettura che Epicoco felicemente sceglie per introdurci nell’ultimo testo del canone neotestamentario è esattamente quella di giocare sull’espressione appena citata – “fine del mondo” – la quale è presente sin da titolo del suo libro. In genere, come detto, ci si accosta al testo dell’Apocalisse proprio per saperne di più sulla fine del mondo, su ciò che sarebbe destinato a succedere quando scatterà l’ora definitiva di questa storia.

E grazie a questo tipo di interesse, infinite sono state le interpretazioni date dell’ultimo libro del Nuovo Testamento. Ebbene, il testo che abbiamo ora sottomano propone un’interpretazione diversa dell’espressione “fine del mondo” e dunque un originale accesso all’Apocalisse.

Scrive Epicoco: «La vita è sempre un mondo, e ogni vita che finisce è sempre in un certo senso la fine del mondo. In italiano questa espressione è ambigua: significa letteralmente la fine di qualche cosa, ma è anche un modo di dire la sua straordinarietà. Se ci sono amori che sono la fine del mondo, Cristo ci ha amati fino al punto da donarci una vita che è la fine del mondo».

A mio parere, questa chiave interpretativa del testo dell’Apocalisse risulta particolarmente felice. Utilizzandola è come se don Luigi dicesse a ciascuno e a ciascuna di noi che quelle pagine – che egli analizza e commenta, facendo abbondante ricorso a tanti altri testi del Nuovo Testamento, all’infinita ricchezza e dolcezza dei Salmi, alla sua esperienza di fede, alla sua esperienza decennale di guida spirituale, alle sue conoscenze filosofiche, teologiche e psicanalitiche – non sono lì per parlarci solo di ciò che è capitato alla prima comunità cristiana, intorno alla fine del primo secolo dell’era cristiana; che quelle pagine non sono lì solo per svelarci quel che, alla luce della rivelazione compiuta da Gesù, è possibile balbettare sulla fine e sul fine della storia umana.

Ma che quelle pagine sono lì soprattutto per convincerci che la vita di ciascuno e di ciascuna di noi ci è stata donata da Dio come una vita da fine del mondo, come un dono immenso e straordinario, che non possiamo permetterci di sprecare e non possiamo non vivere secondo tutte le sue potenzialità. Un dono, insomma, che dobbiamo accogliere, vivere e lasciar “esplodere” come la fine del mondo! Qui ci deve portare la meditazione dell’Apocalisse, la quale, in verità – sottolinea Epicoco – «non ci parla del futuro, ma di quel presente che è l’eternità sottesa ad ogni istante».

Ma stiano bene attenti, a questo punto, la nostra lettrice e il nostro lettore! Affermare – e giustamente – che è la vita di ciascuno e di ciascuna di noi quel dono da fine del mondo non deve spingere nessuno e nessuna a pensare che vivere all’altezza di questa verità sia cosa semplice e immediata. Tanti sono gli ostacoli lungo questa via ed è convinzione di Epicoco che forse l’ostacolo più grande in questa impresa sia paradossalmente proprio il nostro “io”, siano le nostre convinzioni, siano i nostri pregiudizi, siano le nostre false attese, siano i nostri giochi al ribasso con l’esistenza, siano il nostro accontentarsi e la nostra indulgenza nei confronti dell’inautenticità, sia il nostro infinito “vivacchiare”.

Ed è per questo che la parola di Dio spesso si presenta come “rivelatrice”, come segno che interroga, che destruttura, che invita alla conversione, che agisce dall’interno di un’esistenza per risvegliarla dal sonno di morte che spesso la abita.

Non è un caso pertanto che, a metà del suo cammino, il giovane teologo aquilano scriva che, «da quando abbiamo lasciato che l’Apocalisse ci cambiasse lo sguardo, che ci mettesse in maniera “rivelatrice” davanti alla nostra storia, quello che la Parola ha fatto è stato destrutturarci. È questo bagno di umiltà reale, su noi stessi, a farci accorgere che, forse, la nostra vita è dominata dal dovere e non dall’amore – mentre siamo bisognosi di amore –, e che non riusciamo a fare i conti con la realtà ultima della nostra vita, non riusciamo ad accettare che la parte più interessante della nostra esistenza non è altrove ma qui, che si tratta di andare a fondo delle cose, e smettere di indossare maschere, smettere di vivere una vita come “sceneggiata”, smettere di essere ipocriti, ma lasciarsi raggiungere davvero da un’esperienza dell’amore di Dio che possa ridonarci nuovamente autenticità».

Ed è per questo – argomenta ancora Epicoco – che in ogni pagina dell’Apocalisse si parla, direttamente o indirettamente, di Gesù: è lui, infatti, quella luce alla cui luce possiamo vedere e agire in nome della verità, della bellezza e dell’amore che sono propri di ogni esistenza. Questo è in fondo il cammino di ogni uomo e di ogni donna: riconoscere la straordinarietà del dono della propria esistenza al mondo (ogni vita come la fine del mondo!) e riconoscere che solo avendo fede in Gesù si può essere all’altezza di quel dono e che questo “aver fede in Gesù” altro non è che dire a Gesù: “Sei la luce dei miei occhi”; sì quella luce cui si fa cenno al termine del testo dell’Apocalisse.

«L’amore – scrive perciò Epicoco – fa questo: fa nascere una luce che fa più luce della luce, è la luce degli occhi, la luce dei miei occhi, una luce che sprigioniamo quando guardiamo. Solitamente abbiamo bisogno di luce per vedere, ma questa è una luce che si sprigiona da noi proprio mentre guardiamo, perché è la luce dell’amore. Quando incontro l’amore, non hai più bisogno di ragionamenti, né di luce del sole, né di luce della luce, non c’è più bisogno di nulla, perché hai incontrato la luce di tuoi occhi».

Ed è così che questo nuovo libro di don Luigi riprende il tema cardine dall’altro dello scorso anno. Se cerchiamo affannosamente la luce in fondo – in fondo alle tante nostre domande e fatiche –, quella luce è sempre la luce che si sprigiona in noi dall’incontro d’amore con Gesù.

Questa, tuttavia, è solo una delle numerose e feconde suggestioni che offre questo bellissimo saggio di Epicoco La vita come la fine del mondo; saggio che – come viene puntualmente ricordato nella Premessa – è il frutto maturo di un corso di esercizi spirituali predicati dal suo autore, che qui vengono riportati dalla viva voce alla pagina stampata per il bene spirituale di molti. Ne siamo decisamente sicuri.

Luigi Maria Epicoco, La vita come la fine del mondo. Meditazioni sull’Apocalisse, EDB, Bologna 2021, pp. 240, euro 19. La recensione apparirà sulla rivista dell’USMI nazionale Consacrazione e servizio, n. 4, 2021.

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