La notte di Auschwitz

di: Roberto Mela

Koopman, La notte di Auschwitz

«A volte è più difficile vivere che morire», confidava un amico all’ebreo olandese rinchiuso con lui nel lager di Auschwitz. Attivo nella resistenza, egli fu deportato da Westerbork dopo la delazione di conoscenti il 1° luglio 1944.

Koopman riuscì a resistere all’abiezione, alla fame e al freddo del lager e, facendo la scelta pericolosa di rimanere nell’“ospedale” del campo, riuscì a vedere la sua liberazione da parte delle truppe russe il 27 gennaio 1945. Egli sfuggì in tal modo alla tremenda marcia di trasferimento che, nei terribili giorni precedenti, uccise il 98% dei prigionieri ancora sopravvissuti.

L’autore stese le sue note nei mesi immediatamente successivi alla liberazione e al ritorno in patria (autunno 1945 – primavera 1946).

Tradotto in inglese nel 1975, il suo libro fu dimenticato e vede ora la sua prima traduzione in italiano. Koopman leggeva la sua vicenda ancora come un momento della diaspora ebraica (il titolo originale era “Ebrei erranti”). L’editore italiano ha cambiato il titolo, rendendo con più efficacia il contenuto tragico narrato.

La prosa di Koopman è stringata, senza pregi letterari particolari, senza ancora il peso della storia e della memoria, come nota Stefani nell’introduzione (pp. 5-14). Manca la rielaborazione profonda che giunge solo dopo anni di resoconti, testimonianze, elaborazione del lutto e del senso di colpa di essere sopravvissuto. Non ci sono riflessioni teologiche o antropologiche ricercate. Solo il diario sommario della vita del campo, con le sue atrocità, i gelidi appelli mattutini e serali, il lavoro sfiancante, la mancanza perenne di cibo, l’angoscia incredula dei nuovi arrivati e il fumo nero che sale dai camini subito dopo la “selezione” fatta sul binario di arrivo.

L’autore racconta però anche in egual numero di pagine il travagliato viaggio di evacuazione dal campo, che lo vede peregrinare per mesi con migliaia di altri deportati europei lungo le vie ferrate che collegano Katowice, Cracovia, Przemysl, Leopoli, Ternopol, Podol’ski, Černovcy, Odessa, per arrivare poi in nave a Istanbul, Messina, Marsiglia e di lì in treno per Tilburg e infine ad Amersfoort, dove, dopo un’accoglienza tiepida, può riabbracciare la moglie Alida (che poi morirà) e i figli. Membro del partito socialista, si laureerà in economia e, dopo vari impegni di consulenza economica in Africa, morirà e sarà sepolto in Israele accanto alla seconda moglie, Henriette.

La testimonianza di Koopman è concisa e stringata, senza alcuna indulgenza alle atrocità vissute nel campo, ma frutto di immediatezza da cui traspare ancora lo straniamento di trovarsi ancora vivo, emerso fra i sommersi.

Un testo che si aggiunge ai molti altri, perché la memoria del Male e della sua banalità faccia sì che i mostri della storia non abbiano mai più a ritornare.

Jo Koopman, La notte di Auschwitz. Diario inedito di un ebreo olandese (Lapislazzuli s.n.), EDB, Bologna 2018, pp. 144, € 13,00. 9788810559215

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2 Commenti

  1. Redactor 6 marzo 2018
  2. Patrizia Pane 4 marzo 2018

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