La preghiera quotidiana di Israele

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preghiera quotidiana di Israele

Luigi Cattani, La preghiera quotidiana di Israele

Il docente di ebraismo e religioni non cristiane all’Istituto superiore di scienze religiose “Ferrini” di Modena presenta un’edizione interamente riveduta e corretta del testo pubblicato nel 1990. Il  volume  traduce  la  preghiera  feriale, quotidiana del popolo di Israele riportata nel testo di preghiera del rito sefardita (= “spagnolo”, per estensione “occidentale”), opportunamente integrato con alcune note riguardanti le peculiarità del rito italiano e di quello askenazita (“tedesco”, per estensione “dell’Europa orientale”).

Nella prima parte è riportata la preghiera del mattino (la più lunga) (pp. 117-254), nella seconda quella del pomeriggio (pp. 259-266) e nella terza quella della sera (pp. 267-284). La parte quarta raccoglie le benedizioni per le più varie occasioni (per il pasto, il pane, per chi beneficia di qualcosa, per ciò che si vede [c’è anche la preghiera per l’arcobaleno…] e per ciò che si ode. Segue la bibliografia (pp. 99-106) e un prezioso glossario (pp. 107-114).

Al mattino e alla sera si recita il famoso Shema Israel, ma molte sono le preghiere importanti per l’eucologia cristiana o per l’importanza storica-teologica ricevuta nel corso dei secoli. La lettura mattutina dello Shema e delle due  benedizioni che la precedono e di quelle che la seguono precede la proclamazione della famosa serie delle diciotto benedizioni. La dodicesima di esse è sempre stata identificata come una “maledizione” introdotta nel’85-90 d.C. contro i minim, cioè gli eretici cristiani, ma sembra invece riferirsi ad ogni sorta di credente che devia nell’eresia («Per gli eretici e i calunniatori […] e tutti i tuoi nemici e odiatori. […] Benedetto sei tu, Signore, che spezzi i nemici e pieghi i superbi»). Ad esse si aggiungono un rendimento di grazie dei maestri e una benedizione sacerdotale. Chiude la diciannovesima benedizione, quella della pace!

Piene di fede e di pentimento sono i Tachanunim, le suppliche, con l’appoggio della fronte sull’avambraccio destro, a sostituire l’umile segno di pentimento della prostrazione o del genuflettere; esse sono recitate con particolari aggiunte il lunedì e il giovedì. Molto lentamente vanno poi proclamati i tredici attributi divini. «Si osservi come i “tredici attributi”, che secondo il pensiero rabbinico rivelano i criteri dell’agire divino nel mondo, esaltino particolarmente la misericordia del Signore…» (p. 206, nota 14).

Ci sono formule per la lettura della Torah, il canto del giorno e quelle da recitare dopo la preghiera mattutina. Da notare l’importanza de I tredici principi di fede stabiliti da Maimonide (cf. pp. 247-248) e I dieci ricordi (pp. 248-249) per confessare quotidianamente l’unicità del Santo. L’ebreo li ricorda a se stesso, ma anche al Signore… Può essere interessante riportarli: l’uscita dall’Egitto, il sabato, la manna, Amalek, la rivelazione sul monte Sinai, la provocazione del vitello, le trame di Balak e Balaam, la storia della profetessa Maria, il precetto di ricordarsi del Signore perché è lui cha dà la forza per acquistare ricchezze, “Il ricordo di Gerusalemme, che tu ricostruirai e restaurerai presto ai nostri giorni, Amen!” (p. 249).

La preghiera del pomeriggio comprende la recita del  Sal 84, seguito dal “mezzo kaddish”, dalle Diciotto benedizioni, dai Tachanunim, dal kaddish intero, dal Sal 67, dal “kaddish dell’orfano” e dalla preghiera conclusiva dell’Alenu.

La preghiera della sera comprende la lettura dello Shema, preceduta da due benedizioni e seguita da altre due. Si proclamano nuovamente le diciotto benedizioni e la preghiera Alenu. Prima del riposo è consigliata una preghiera che corrisponde in sostanza alla Compieta dei cristiani. Si recita la benedizione Hashkivenu (“Facci riposare”), seguita dalla lettura dello Shema e da altre preghiere, una delle quali da ripetersi dodici volte: «Davide, re di Israele, vive e sussiste! Nella tua mano affiderò il mio spirito: tu mi hai redento, Signore, Dio di fedeltà» (pp. 281-282).

Nell’Introduzione (pp. 11-98), Giuliani fa notare come la liturgia debba essere il fulcro del dialogo ebraico-cristiano, il che non è sempre avvenuto in questi anni, che pur hanno prodotto importantissimi documenti sullo stretto rapporto teologico che lega il popolo di Israele e la Chiesa, così come pure l’affermazione della legittimità di un’interpretazione ebraica delle Scritture accanto a quelle praticate dai cristiani. Il popolo ebraico ha una coscienza sacerdotale e sa che la sua vita è nata e si sorregge sulla preghiera. Originata dalla preghiera legata ai sacrifici templari, la preghiera ebraica si è trasformata in preghiera cultuale sinagogale.

Cattani ricorda (pp. 21-48) i caratteri essenziali della preghiera ebraica: preghiera legata strettamente allo studio della Torah; autocoscienza sacerdotale d’Israele, che è consapevole di costituire un “regno di sacerdoti”, una comunità sacerdotale; i tre momenti liturgici della giornata sono avvertiti come un dovere e un vanto di ciascuno. «Il soggetto della celebrazione liturgica è essenzialmente l’assemblea e, di riflesso, il singolo fedele, in quanto è, e si considera, parte attiva dell’intero popolo sacerdotale» (p. 25).

La preghiera non deve diventare un’abitudine, ma si deve insistere sulla kawwanah – “l’intenzione del cuore”, o “la devozione”, vero caposaldo della preghiera ebraica, definita “il servizio del cuore” (cf. p. 27 e nota 35: jBerakot IV,1).  La preghiera ebraica è vissuta come il «dialogo amante con il Signore, lo Sposo di Israele, espresso sovente in modo appassionato, con i motivi del Cantico dei cantici» (p. 29). La preghiera è la proclamazione dell’unicità del nome di Dio, al quale solo spetta la lode. Il Signore è l’“uno”, eterno, immutabile, altro dagli uomini, glorioso e mirabile, il santo di Israele, il “re” di Israele, il “padre” di Israele, soprattutto Signore misericordioso. La preghiera è soprattutto berakah, benedizione, una preghiera di lode e un luogo importante per la sua crescita è innanzitutto l’ambiente famigliare.

Cosa chiede Israele al suo Signore? «Poiché il Signore ha amato per primo Israele, la comunità gli chiede che insegni a ricambiare il suo amore misericordioso, “unificando il cuore” dei fedeli nell’amore e nel timore del suo nome» (p. 33).

Un libro che farà conoscere e apprezzare i profondi legami teologici, spirituali e liturgici che legano la Chiesa e il popolo di Israele. Non si può comprendere la liturgia cristiana se non conoscendo e apprezzando di cuore le sue radici ebraiche.

Luigi Cattani, La preghiera quotidiana di Israele, Collana «Lapislazzuli», EDB, Bologna 2016, pp. 320, € 25,00. 9788810558782

Descrizione dell’opera

Il volume mette a disposizione del lettore italiano tutte le preghiere recitate ogni giorno dagli ebrei che seguono il rito sefardita o spagnolo, integrate dalle varianti del rito italiano e, parzialmente, di quello ashkenazita o tedesco.

La ricchezza dei testi è già di per sé prova inconfutabile di come la preghiera costituisca l’anima d’Israele, in quanto popolo eminentemente sacerdotale. Nei suoi testi liturgici si rispecchiano il pensiero, la consapevolezza dell’elezione divina, le speranze, l’intero mondo spirituale.

La preghiera quotidiana d’Israele si suddivide cioè in tre momenti obbligatori che, in tutti i riti ebraici, scandiscono la giornata: la preghiera del mattino, la più ampia della liturgia giornaliera, la preghiera del pomeriggio e la preghiera della sera.

A questi tre momenti si aggiungono le preghiere che si consiglia di recitare individualmente appena prima del riposo (un po’ come la compieta della tradizione cristiana) e soprattutto le benedizioni che, in varie occasioni, devono essere recitate in lode al Signore. Tra esse emerge per rilevanza la «Benedizione per il pasto», obbligatoria ogni volta che la famiglia si riunisce attorno alla mensa.

Sommario

Premessa. Introduzione. Bibliografia. Glossario. I. La preghiera del mattino. Benedizioni del mattino. Ordine dei sacrifici. Pesuke de zimra. La lettura dello Shema e le sue benedizioni. Diciotto benedizioni. Tachanunim. Lettura della Torah. Canto del giorno. Formule da recitare dopo la preghiera. II. La preghiera del pomeriggio e della sera. La preghiera del pomeriggio. Ordine dei sacrifici. Diciotto benedizioni. Tachanunim. La preghiera della sera. La lettura dello Shema e le sue benedizioni. Diciotto benedizioni. Lettura dello Shema prima del riposo. III. Benedizioni. Lavanda delle mani per il pane. Rito della benedizione per il pasto. Benedizioni per quanti beneficiano di qualcosa. Benedizioni perciò che si vede. Benedizioni per ciò che si ode.

Note sull’autore

Luigi Cattani è docente di Ebraismo e religioni non cristiane all’Istituto superiore di scienze religiose «Ferrini» di Modena. Specializzato nell’edizione di testi ebraici di carattere esegetico o liturgico, ha curato per Marietti il Commento al Deuteronomio (2006) e il Commento ai Numeri di Rashi di Troyes (2009) e il Commento al Levitico (2014).

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