La «Summa canina theologiae» di Snoopy & Co.

di:
Saverio Simonelli, La cuccia del filosofo. Snoopy & Co

Saverio Simonelli, La cuccia del filosofo. Snoopy & Co

Alzi la mano chi non si è lasciato coinvolgere con un sorriso alla vista di una vignetta dei Peanuts, i simpatici personaggi nati dalla fantasia di Charles Schulz che costituiscono l’universo di Charlie Brown & C. Fumetti conosciuti in tutto il mondo e oggi ancora più preziosi perché, per volontà stessa del loro autore, non continuano a moltiplicarsi all’infinito come accade per altri personaggi dei cartoon, ma rappresentano un corpo completo che ha preso il via nel 1947 quando il giovane Schulz iniziava a pubblicare sul giornale locale di Minneapolis, il St. Paul Pioneer Press, fino al 13 febbraio 2000 all’indomani della sua morte. Da tempo malato di cancro, il disegnatore – 77 anni, nato da padre tedesco e madre norvegese – aveva espresso il desiderio di veder pubblicata quel giorno l’ultima striscia dove annunciava il suo ritiro e ringraziava di cuore tutti i lettori che in tanti anni l’avevano seguito con affetto. E i suoi sentimenti non potevano che prendere i volti e le parole dei suoi personaggi: il bracchetto Snoopy che, issato sulla sua cuccia e circondato dagli altri amici della banda, scriveva con la macchina a tasti «Dear Friends …» (cari amici).

Pubblicate su oltre 2.400 riviste e giornali di 68 diversi paesi, le vignette dei Peanuts (alla lettera noccioline, come dire qualcosa di piccolo e insignificante) hanno raggiunto milioni di lettori che hanno gustato le storie di quei personaggi-bambini con problemi da grandi e degli animali con riflessioni da filosofi. Perché le strisce rappresentano per così dire il mondo degli ultimi sessant’anni, ma visto con gli occhi un po’ ingenui dei piccoli, che pensano da adulti: uno sguardo disincantato, ma pieno di stupore, talvolta anche irriverente per sdrammatizzare il vivere quotidiano con la forza dell’immaginazione e in quell’ironia, spicciola e disarmante, prima o poi, ci siamo ritrovati un po’ tutti. È per questo motivo che da anni le loro battute vengono analizzate da psicologi e sociologi, esperti della comunicazione ed educatori: un vero e proprio universo di studi e ricerche che fanno bella mostra al Museo dei Peanuts di Santa Rosa, città dove Schulz ha trascorso i suoi ultimi anni e che gli ha dedicato l’aeroporto, divenuto meta di un autentico pellegrinaggio sulle orme di Charlie Brown e compagni. «Avrei disegnato fumetti anche se non mi avessero pagato per farlo. Sono sempre stato quasi ossessionato al pensiero di far sorridere» confessa Schulz con semplicità disarmante in una video-intervista proiettata al Museo. «Se leggete una striscia potete conoscermi subito perché tutto quello che sono è lì dentro».

Ai, molto più rari, testi pubblicati da noi, che analizzano lo spirito dei personaggi, si aggiunge ora quello di Saverio Simonelli, vicecaporedattore di TV2000 e docente al master di giornalismo della Sapienza, che titola il suo ultimo libro La cuccia del filosofo. Snoopy & Co. Un saggio da leggere come un fumetto per i tanti riferimenti tratti da vignette concrete che aggiunge però uno spunto originale di interesse: l’attenzione particolare alla sfera religiosa che affiora qua e là tanto da definire, soprattutto, il bracchetto Snoopy, non solo filosofo, ma anche teologo. Non è quindi irriverenza se si afferma che, riflessione dopo riflessione, si viene quasi a costituire una sorta di “Summa canina theologiae”. Perché informale e immediata, più spesso tra le righe, ma sempre ricorrente, la “catechesi” dei Peanuts in fin dei conti mette a nudo le grandi domande della vita, i sentimenti più genuinamente umani, i piccoli e grandi dubbi, la meraviglia per il creato, l’attenzione alle persone e alle relazioni. Ma dove la capacità di riflessione e concentrazione raggiunge talvolta il suo apice sono le espressioni del cagnetto Snoopy, per qualcuno il vero alter ego, magari inconsapevole, di Schulz (anche se l’autore dichiarava di essersi rappresentato nell’imbranato Charlie Brown per via di un’infanzia difficile costellata da insuccessi ed emarginazioni). Il più famoso bracchetto dei cartoon vive perlopiù sul tetto della sua cuccia citando (spesso solo alludendo) frasi bibliche con una straordinaria ironia: un «bracchetto maieutico» lo definisce Simonelli.

Non era cattolico Schulz che si definiva piuttosto un «uomo senza Chiesa»: pur facendo parte dal 1948 alla Church of God, aveva mantenuto solo «un’appartenenza amorevole di fondo al cristianesimo». Ma proprio il contesto protestante, se pure sfumato, con l’attenzione privilegiata alla Bibbia, ha fatto sì che intere espressioni e richiami s’intreccino spesso (almeno per quanti li riconoscono) nelle riflessioni: «mai devozionali, ma neanche blasfemi», scrive Simonelli «come se i piccoli protagonisti simboleggiassero e soprattutto sintetizzassero a parole l’inadeguatezza, la piccolezza dell’umano di fronte alla grandezza del mistero che li trascende».

«La cuccia di Snoopy è un luogo di tutti i luoghi, abitato dalla fantasia (“che c’è anche quando non c’è”) che può immaginarlo dovunque e integrarlo come desidera», scrive il giornalista che parla anche di «biscottizzazione dei desideri»: i problemi appaiono banali, ma non lo sono mai, le gioie sono solo frammenti di felicità, ma tutto appare così reale e autentico da sembrare vero. Perché «le strisce di Schulz non sono un vero e proprio mondo, sono un messaggio in bottiglia che naviga in un mare molto più vasto e del quale non vediamo assolutamente la fine».

Saverio Simonelli, La cuccia del filosofo. Snoopy & Co, Ancora, Milano 2016, pp. 136, € 14,00.

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