Le olimpiadi religione moderna

di:
Moltmann, Le olimpiadi come religione moderna

Jürgen Moltmann,
Le olimpiadi come religione moderna

Questo agile libretto della collana EDB “Lampi” riprende un articolo pubblicato dal teologo tedesco della Chiesa evangelica riformata, Jürgen Moltmann, sulla rivista Concilium (1989), in un numero tutto dedicato allo sport. L’ottica con la quale egli esamina i giochi olimpici è il loro rapporto con la politica. All’interno degli stati, innanzitutto, dal momento che essi fungono da parafulmine sociale, creano un legame tra le classi sociali e promuovono un’identificazione collettiva. All’esterno, perché i vincitori diventano una gloria della nazione e la superiorità dimostrata dagli atleti viene interpretata come la superiorità di un sistema politico ed economico.

È qui che l’autore pone un interrogativo che riproporrà anche nelle conclusioni: l’organizzazione dei giochi affidata ad una nazione serve allo sport o lo compromette? Chi non ricorda i 60 paesi (su 141) che nel 1980 boicottarono le olimpiadi di Mosca? Non dice niente il fatto che ad organizzare i giochi siano solo le nazioni ricche?

Ma l’olimpiade, fin dall’inizio, è anche una religione che, nelle intenzioni di De Coubertin, dovrebbe essere (o diventare) universale. L’olimpiade è da lui pensata come una festa religiosa che si svolge in un “territorio sacro”, dove l’entrata degli atleti diventa una “processione”, il comitato olimpico un “collegio di sacerdoti”, il giuramento un “rito di purificazione”, gli onori ai vincitori un omaggio delle nazioni.

Purtroppo – annota Moltmann – la moderna religione olimpica è una fabbrica di sogni, un oppio per il popolo, una pericolosa esaltazione. Aver divinizzato i giochi ne ha decretato la loro disumanizzazione, mentre lo sport e il gioco dovrebbero umanizzare il mondo, e gli atleti, pensati coma artisti e non come tecnici, dovrebbero produrre qualcosa di cui gioire.

I giochi sono anche un’apertura di fiducia nel futuro se – conclude Moltmann – diventano occasione di protesta e di condanna dello sfruttamento, del maschilismo, del razzismo e del nazionalismo.

Il breve opuscolo aiuterà a dare una lettura più accorta delle prossime olimpiadi previste a Rio de Janeiro dal 5 al 21 agosto di quest’anno.

Jürgen Moltmann, Le olimpiadi come religione moderna. La dimensione universale della competizione sportiva, Collana «Lampi», EDB, Bologna 2016, pp. 34, € 6,00. 9788810567302

Descrizione dell’opera

Sin dall’inizio l’idea olimpica fu un’idea politica in grado di coniugare l’enorme capacità dello sport di agire come «parafulmine sociale» – quindi come elemento di distensione e di identificazione collettiva – e di misurare la stima di una nazione e della sua economia nel contesto internazionale.

Coubertin mutuò dall’antica religione olimpica soltanto il rituale che gli serviva, e non le divinità: il luogo dei giochi doveva diventare un territorio sacro; l’entrata degli atleti una processione; il comitato olimpico un collegio di sacerdoti; il giuramento un rito di purificazione; le onoranze ai vincitori un omaggio delle nazioni. Una moderna religione in cui l’uomo celebra, invoca, sacrifica e premia se stesso. In tanti discorsi solenni – osserva Moltmann in questo breve saggio scritto dopo le Olimpiadi di Seul, alla fine degli anni Ottanta – si coglie facilmente la regia dei giochi «e si ha quasi l’ironica impressione che l’autore fantasma sia stato Ludwig Feuerbach e che il copione lo abbia scritto Karl Marx, perché è vero che questa moderna religione olimpica è un’immagine del desiderio, una fabbrica di sogni e oppio per il popolo».

Note sull’autore

Jürgen Moltmann, teologo tedesco, membro della Chiesa evangelica riformata, ha insegnato Teologia sistematica a Bonn e alla Facoltà di Teologia evangelica di Tubinga. Tra le sue opere principali, tradotte in italiano dall’editrice Querinina di Brescia, Teologia della speranza (1970), Il Dio crocifisso (1973) e La Chiesa nella forza dello spirito (1976). Tra le pubblicazioni più recenti: Etica della speranza (2011) e Vasto spazio. Storie di una vita (2009).

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