L’ebraico biblico

di: Roberto Mela

deiana spreaficoPubblicata per la prima volta dalla Società Biblica Britannica & Forestiera nel 1990, dopo tre edizioni (31992) e dodici ristampe, approda ora a una nuova edizione per i tipi della Claudiana un’opera fortunata che introduce allo studio dell’ebraico biblico, usata per lo più nei corsi istituzionali di teologia. In questi anni essa ha conosciuto anche la traduzione in varie lingue straniere.

Il testo della Grammatica è stato discusso e concordato tra i due autori nei minimi dettagli, tuttavia il prof. Deiana, emerito di lingue bibliche alla Lateranense, è responsabile del prima parte dell’opera (pp. 5-84) e il prof. Spreafico, già docente di ebraico biblico al Pontificio Istituto Biblico e di AT all’Urbaniana, attualmente vescovo della diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino, è responsabile della seconda (pp. 85-146).

Anche il testo della Parte pratica, il vol. 2, è stato discusso e concordato tra i due autori, tuttavia il prof. Deiana è responsabile dell’Analisi grammaticale della crestomazia (pp. 19-75) e il prof. Spreafico della Chiave degli esercizi (pp. 3-18).

Il volume 1, dedicato alla parte teorica della grammatica, comprende trentanove lezioni che trattano la fonetica (lez. 1-9) e la morfologia dell’ebraico biblico (lez. 10-39) (pp. 5-146). Seguono alcune tabelle di paradigmi verbali davvero molto utili (pp. 147-182) e una piccola crestomazia (pp. 183-196) che riporta il testo del libro di Rut e nove brani biblici di grande rilevanza sui quali esercitarsi: Gen 1,1-28; 22,1-19; Es 20,1-17; Dt 6,4-19; Gdc 1,1-15;10,6-18; Sal 121; 130; 137.

Chiude il volume un vocabolario (pp. 197-220) prezioso e di facile consultazione.

Ogni lezione comprende l’esposizione della materia grammaticale e alcuni esercizi, divisi tra un vocabolario, alcune frasi da tradurre dall’ebraico e, spesso, cinque o sei testi biblici da leggere e in cui riconoscere le forme che dovrebbero già essere conosciute. Con l’avanzare dell’esposizione della materia, le frasi da tradurre sono tratte direttamente dal testo biblico.

Ho avuto il prof. mons. Spreafico come docente al PIB nel 1979 e a quel tempo egli si serviva della grammatica “standard” di T.O. Lambdin in inglese (11971, tradotta in italiano solo nel 2013…). Dopo aver tenuto almeno una ventina di corsi di ebraico biblico di primo livello (servendomi di “Deiana – Spreafico” dopo il 1990), devo riconoscere il grande passo avanti fatto dai due autori rispetto alla faticosa e farraginosa grammatica del Carrozzini. Molti docenti e studenti ne sono grati. Resta però qualche mia difficoltà nel seguire la parte riguardante la flessione dei verbi deboli, sezione trattata proprio da Spreafico. Tenendo presente il suo lavoro, per questa parte mi sembrava più didattica e semplice la trattazione di Lambdin. Sono scelte personali.

Molto utile la crestomazia, sfruttata sempre a fondo nel lavoro in classe con gli studenti.

Vari inevitabili refusi sono stati corretti negli anni. Segnalo comunque: a p. 33 lettera c) riga 2 è meglio precisare «alla fine del vocabolo in stato costrutto»; a p. 39 riga 1 è meglio precisare: «terza persona maschile singolare»; a p. 57 riga 5 forse va inserito l’aggettivo femm. sing. “gedôlāh/grande”; a p. 63 la quintultima voce analizzata ha anche un suffisso 3 masch. plur. da ricordare (o da omettere nella forma verbale); a p. 64 andrebbero posti alcuni accenti sulla flessione del verbo “hāyāh/essere” (come fatto per la classe di appartenenza del verbo di III-h, pp. 170-171); a p. 64 andrebbero aggiunti vari accenti nei verbi flessi riportati nella tabella; a p. 200 prima colonna riga -7 il vocabolo ’ĕmet va scritto senza accento (non è un nome segolato); a p. 202, prima colonna, può essere aggiunto “gebîrāh/padrona”; a p. 216 seconda colonna, il verbo qāšar non pare significhi “circondò”, ma “legò, allacciò, annodò, unì, cospirò, tramò”. A p. 47 si potrebbe isolare, a scopo didattico, una cella a se stante con le tre preposizioni che richiedono i suffissi dei nomi plurali (le ultime tre a destra nella parte inferiore della tabella: ’el; ‘ad; ‘al). Se ne potrebbero aggiungere almeno altre due, molto comuni: ‘aḥărê/’aḥar; taḥat;

Il lavoro fatto personalmente dal docente lo vedo ora comodamente esposto nel volume 2, che riporta la chiave degli esercizi e l’analisi grammaticale della crestomazia.

Questo è stato preparato per favorire l’accostamento personale allo studio dell’ebraico biblico (che in ogni caso rimane non semplicissimo da apprendere), senza l’aiuto di un docente.

A questo scopo, negli ultimi anni era stato approntato un sussidio audio in CD (annunciato nel sottotitolo del vol. 2, a cui veniva accluso), contenente alcuni brani utili per l’apprendimento della pronuncia. Tali testi sono ora disponibili e scaricabili gratuitamente in formato mp3 nell’area ebook del sito della Claudiana, come ben evidenziato a p. III del vol. 1 e alla p. IV del vol. 2.

Anche se in questi anni sono comparse altre grammatiche di ebraico biblico, sono certo che la riproposizione dell’ormai classica grammatica “Deiana – Spreafico” contribuirà ancora ad avvicinare alla lingua sacra molte schiere di studenti. Opera benemerita.

Giovanni DeianaAmbrogio Spreafico, Guida allo studio dell’ebraico biblico. 1. Parte teorica. Presentazione di J. Alberto Soggin; 2. Parte pratica. Chiave degli esercizi Sussidio audio Analisi grammaticale della crestomazia (Strumenti 76.1; 76.2), Claudiana, Torino 2018, pp. 230 + 76, due volumi indivisibili € 38,00.

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Un commento

  1. Angela 28 novembre 2018

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