“Maestro, che cosa devo fare?”

di: Sergio Rotasperti

copertinaFra le tante pagine evangeliche che conosciamo, vi è una che ci lascia particolarmente perplessi, poiché si tratta di una relazione interrotta, di un percorso incompiuto, di domande sospese, di desideri non soddisfatti.

«Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?» (Mt 19,16). È la domanda che un giovane rivolge a Gesù e con la quale inizia anche il percorso di lettura proposto dall’autore, docente di teologia morale all’Accademia Alfonsiana e alla Pontificia Facoltà Teologica Marianum di Roma.

L’agile volume è una meditazione teologico-spirituale che ha lo scopo di introdurre il lettore alla comprensione di una vita morale spesa per Cristo. Lo stesso autore spiega il senso di tale percorso: «Questo libretto ha per titolo Desiderio e sequela perché la vita morale è insieme desiderio di pienezza e obbedienza a una chiamata, è compimento della libertà e cammino al seguito di Cristo, perfezione dell’uomo» (p. 5).

Il lettore troverà inoltre molti rimandi al magistero della Chiesa, che l’autore inserisce come integrazione e supporto a quanto sta proponendo. Numerosi sono anche i passi biblici sia dell’AT e NT che aiutano a comprendere le implicazioni della sequela di Gesù.

Non sono pochi che storcono il naso, quando sentono parlare di “morale”, poiché la percepiscono come una sorta di regole rigide imposte, in contraddizione con il proprio sentire profondo e la propria coscienza. Certo vi sono condizionamenti esterni e paradigmi sociali negativi che ostacolano una “vita morale” al seguito di Gesù. L’autore ne è ben consapevole e evidenzia i punti critici della questione morale oggi. Ma tale aspetto è secondario ed è affrontato allo scopo di evidenziare la bellezza della sequela di Gesù, cercando di aiutare il lettore ad approfondire le perplessità, che furono nel cuore del giovane insoddisfatto della risposta di Gesù.

Il percorso si snoda attraverso un peculiare dinamismo. Il punto di partenza è l’approfondimento della domanda del giovane a Gesù (Che cosa devo fare per avere la vita?). Si tratta di una domanda cruciale sulla felicità e la vita, insita nel cuore di ogni uomo e donna. Essa è essenzialmente una domanda morale che dal profondo del cuore cerca un incontro con un avvenimento e una Persona che soddisfi questo desiderio. E Gesù si presenta come la risposta.

Gesù stesso risponde riportando il desiderio all’importanza della Legge. L’autore dedica un intero capitolo a chiarire in che senso si debba intendere Legge e osservanza di essa, riportandola al senso biblico originario nell’ottica dell’alleanza tra Dio e il suo popolo Israele, di cui Cristo è il pieno compimento: «alla luce di questo compimento in Cristo è possibile evitare due opposte tentazioni rispetto alla Legge: farne un assoluto astratto e viceversa, considerarla un peso insopportabile di cui sbarazzarsi».

Nel seguito del dialogo tra Gesù e il giovane, vi è l’invito esplicito del Maestro a seguirlo (Mt 19,21). La relazione personale con lui è essenziale per rispondere alla sete di pienezza di vita e di felicità. Ogni discepolo è chiamato a camminare con Gesù, in una sorta di cammino esodale, che non significa annullarsi in Gesù, ma intraprendere un cammino di “amore obbediente”, che trova nel mistero pasquale la sua forma più alta e la piena realizzazione di vita.

Centrale è il capitolo dedicato al ruolo della coscienza nel percorso di conformazione a Cristo, poiché solo e unicamente chi è libero interiormente risponde con gioia alla vita e appaga il suo desiderio di pienezza e felicità. Vivere in Cristo – scrive l´autore «ci chiama ad accoglierlo nella nostra intimità più profonda e a seguirlo nella concretezza dell’esistenza per compiere la volontà del Padre». Questo breve capitolo merita di essere letto e riletto, perché va al cuore e alla fonte del desiderio e alla decisione libera di seguire Gesù. Non ci può esser alcun cammino umano e cristiano, se la nostra coscienza non è adeguatamente formata al bene e all’amore, attraverso un continuo esercizio di discernimento.

Gli ultimi capitoli sono dedicati alla non risposta. Cosa succede se noi – come il giovane –  ce ne andiamo via da lui? L’allottamento dal Signore, dalla casa paterna ci fa vivere nel peccato, ma non ci toglie mai la dignità di figli, poiché siamo «figli nel Figlio». L’autore approfondisce alcune dinamiche teologiche ed etiche di una vita lontana da Cristo, ma afferma anche: «Contrariamente all’idea diffusa secondo la quale il rapporto con Dio sarebbe noioso, mentre il peccato donerebbe la vera ebbrezza, Gesù mostra che solo nella casa paterna si sperimenta la gioia e la libertà. Questa non è una dimora fredda e monolitica, che renderebbe l’abitare noioso: è una realtà infinitamente ricca e dinamica, aperta ad abissi d’inesplorata profondità. Il peccato ci trascina in basso, ci degrada e alla fine ci rende tristi. Invece nella casa paterna c’è un’estasi incessante di gioia, perché si partecipa della perenne novità del dono del Padre, del Figlio, dello Spirito» (p. 84).

Il lettore è, dunque, invitato a riflettere su alcune dinamiche “morali” che facilitano o bloccano la realizzazione di una vita piena al seguito di Gesù, nella consapevolezza che «la vita morale dovrebbe essere compresa come un’avventura avvincente in cui ne va del senso della propria vita e della testimonianza a Dio».

Stefano Zamboni, Desiderio e sequela. Breve introduzione alla vita morale, EDB, Bologna 2019, pp. 112, € 9,50. 9788810571316

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