Martirio: il coraggio di una vita

di: Roberto Mela

Zanet Martirio

Martirio, «testimonianza» radicale della fede cristiana, non è togliersi la vita insieme a quella di altre persone, ma donare generosamente la propria vita perché gli altri possano ricevere vita, testimonianza, comunione, profezia. L’autrice, docente di antropologia della santità all’Università Salesiana di Torino-Crocetta – oltreché docente a Milano e Bergamo – lavora a Roma per la Postulazione Generale della famiglia Salesiana.

Nel 21° secolo assistiamo al moltiplicarsi del numero dei martiri cristiani, in ogni latitudine del mondo.

Nel primo capitolo (pp. 19-48) della sua intensa opera (al di là della dimensione ridotta della sua presentazione) l’autrice presenta il fenomeno del martirio cristiano e dei suoi requisiti, alla luce degli esempi di Stefano – l’uomo pratico che vide l’invisibile –, di Policarpo – l’anziano che si comportò da uomo –, e di Ignazio di Antiochia – il sapiente alla ricerca di aiuto per poter arrivare alla pienezza del suo essere discepolo di Cristo. Il martire vive l’esperienza limite del dono della vita in un contesto di persecuzione da parte di un avversario. Il martire è uno che ha deciso di restare, per amore. Generando profezia e comunione.

Nel secondo capitolo (pp. 49-78), Lodovica M. Zanet illustra il dinamismo dell’amore, ripercorrendo per sommi capi le vicende dei martiri del nostro tempo. Ciascun martire è irrepetibile.

Padre Kolbe ad Auschwitz dona la vita per amore, ma ci possono essere martiri uccisi in odio della fede o martiri per una virtù connessa alla fede: i martiri per la carità, quelli per la giustizia (Giovanni Battista di fronte a Erode, don Puglisi e mons. Romero che «fanno le cose con le parole»).

C’è il martirio «per la solidarietà» – quello di Emerenziana, catecumena, che non si allontana da sant’Agnese sua «sorella».

Ci sono martiri che donano la vita all’ombra di altri martiri (catechisti, persone che accompagnavano la persona destinata ad essere uccisa ecc.).

C’è il martirio per l’integrità della vita: il martirio della castità, in una visione olistica della santità cristiana, che abbraccia corpo e anima.

Il terzo capitolo (pp. 79-130) è veramente affascinante, campo diretto della docenza dell’autrice. Essa tratta dell’antropologia del martirio. Il martire è una persona che non è forte, ma che è reso forte dall’azione della grazia dello Spirito Santo. È una persona che esprime, in un momento decisivo e irrepetibile, il coraggio di tutta una vita. Egli è una persona che subisce il male piuttosto che compierlo. È un persona libera da tutto ciò che non è libero.

Non si devono confondere in lui i diversi piani: lo psichico, il morale e lo spirituale. A livello psichico e morale il martire può mostrare limiti e deficienze di ogni tipo ma, a livello spirituale, egli mostra la completa libertà all’azione dello Spirito Santo in lui, che supera i limiti dello psichico e del morale. L’importante per il martire non è soffrire, ma «soffrire bene» (Teresa di Lisieux).

Ci sono i martiri mancati (come Pietro prima della Pasqua) che possono «ricuperare», mentre altri non lo fanno, passando esplicitamente dalla parte dell’avversario (Giuda, il traditore).

Il martirio è responsabilità per l’altro, una testimonianza della propria fede e amore che possono arrivare fino a produrre il cambiamento e la conversione dell’uccisore (cf. Alessandro Serenelli, l’assassino di Maria Goretti ecc.).

Nel martire non sono assenti le emozioni negative: la paura, l’angoscia, la fragilità, la tristezza ecc. Si patisce l’odio dell’avversario, il disprezzo, l’irrisione, la delegittimazione. Il martire avverte in sé però anche la compresenza della calma, della serenità, della gioia e dell’amore, della mitezza, della pace e della benevolenza.

Per Zanet si può sostenere una «teoria della sostituzione del vissuto negativo»: Dio assiste colui che confida in lui a passare dalla paura e dalla debolezza alla gioia e alla forza. Dio toglie la paura facendola attraversare.

La via che porta al martirio è fatta di tornanti della ricerca, del dubbio, della fortezza e della resistenza, ma consiste nel rimanere dove si è, per un dovere innervato dall’amore. È senso di realtà. «Se l’offerta dice la nobiltà del gesto, solo i “tornanti” dicono la sua autenticità. L’antropologia del martirio scrive qui alcune delle sue pagine più dure, ma per questo più vere» (p. 126).

Martire è chi ha deciso di restare, fermo nelle «decisioni o atti centrali». Essi sono «gli atti fondativi della persona, che scaturiscono dal suo nucleo più profondo e ne coinvolgono ogni fibra. Essi sono le decisioni che impegnano una vita. Le azioni che la rivelano. I sentimenti educati alla definitività… Questi atti fondamentali e centrali… rivelano la persona a sé e agli altri» (p. 134).

Il martire è chi ha le mani aperte e resta al suo posto perché è il suo posto. Non si muove contro nessuno, ma per la vita degli altri. Non cerca lo scontro, ma sta calmo e interiormente libero nel suo impegno quotidiano.

Crea profezia perché legge i segni dei tempi e anticipa il futuro. «Dà voce a chi non ha voce, prova a farsi coraggio per chi non lo trova. È giudizio di Dio stesso su una generazione, parola autorevole e vangelo…» (p. 137).

Il martire crea comunione perché porta l’amore e la donazione dove c’è discordia, odio e divisione. Egli «custodisce dove altri violano, vive senza compromesso la propria vocazione» (p. 133). Combatte con dedizione e passione battaglie per nulla appariscenti.

I martiri sono “solo” se stessi (sacerdoti, suore, studiosi che diventano pastori, missionari che cambiano prospettiva come il trentino padre Mario Borzaga, laici, catechisti ecc.). Essi sono «andati avanti» bruciando le tappe del compimento. E il martire lo fa «mentre  “sosta”: così com’è, senza attendere di essere forte, ma chiedendo di diventarlo; senza aspettare che la realtà cambi, ma vivendola per come è» (p. 135).

Nel Post-scriptum, Zanet ricorda come, in data 11 luglio 2017, papa Francesco abbia definito una quarta via per giungere alla beatificazione e alla canonizzazione: oltre al martirio, alle virtù eroiche e ai «casus excepti», egli decide con il suo motu proprio “Maiore hac dilectionem” che si approvi la santità per l’offerta della propria vita, nel compimento esemplare del dono quotidiano di sé per gli altri.

Volumetto molto interessante, dedicato alla realtà che sola può contagiare la fede cristiana nel nostro tempo di scristianizzazione per consumismo o per persecuzione, senza giungere necessariamente allo spargimento del sangue.

Lodovica Maria Zanet, Martirio. Scandalo, profezia e comunione (Lapislazzuli s.n.), EDB, Bologna 2017, pp. 152, € 14, 00. 9788810559062

 

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