«Mindhunter»: una logica nel male?

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Mindhunter

I sette giorni della creazione raccontati nei primi capitoli di Genesi si potrebbero riassumere come la vittoria di Dio contro il caos primordiale; una visione che i redattori del testo biblico assumono dalle culture coeve. Il Téhom, il vasto vuoto che precede la creazione, rappresenta le forze che Dio ha dovuto sottomettere quando ha modellato il mondo, e che sono ancora lì, pronte a inghiottire tutta la creazione alla fine dei tempi.

Tuttavia il mistero del male in quanto tale non può essere esaurito nella semplice opposizione tra caos e ordine. Il XX secolo ci ha mostrato, infatti, che il male può essere logico, scelto, spietatamente lucido e organizzato. Il male può far parte di un progetto, di una scelta consapevole che la sola follia non può né giustificare né spiegare.

La serie

Mindhunter è una serie originale Netflix rilasciata il 13 ottobre, basata sul libro Mind Hunter: Inside FBI’s Elite Serial Crime Unit (1995) di Mark Olshaker e John E. Douglas. Dopo la prima stagione, che si compone di 10 episodi, la serie è già stata rinnovata per il 2018 e il produttore e regista David Fincher ritiene che Mindhunter potrebbe svilupparsi per un totale di cinque stagioni. Fincher non è nuovo a questo genere di produzioni; affermato regista hollywoodiano, è stato autore di uno dei thriller teologici più influenti della storia del cinema: Seven (1995).[1] In generale la sua opera cinematografica ha sempre esplorato il rapporto tra la mente umana e il male, come dimostra anche il suo ultimo e interessante film Gone Girl (2014).

Mindhuter è ambientato nel 1977 e segue le vicende di Holden Ford (Jonathan Groff) un negoziatore dell’FBI che desidera capire i processi mentali che portano un uomo a compiere il male. È un momento di grandi cambiamenti e forte instabilità sociale per l’America e la stessa FBI si trova in difficoltà a comprendere e risolvere casi di violenza del tutto nuovi, quelli che prenderanno il nome di omicidi seriali. L’FBI era nata per dare la caccia al crimine organizzato, a uomini che compivano delitti per trarne beneficio; ora invece si trova di fronte a omicidi tra sconosciuti, apparentemente privi di movente e pertanto irrisolvibili.

Serial killer

L’identificazione di un criminale e la comprensione generale degli atti criminosi negli anni Settanta si affidava ancora alle definizioni formulate da Cesare Lombroso, antropologo e sociologo italiano padre della moderna criminologia, secondo il quale un criminale è tale perché nasce con questa inclinazione. Inoltre la polizia non vedeva di buon occhio lo sviluppo delle scienze sociali e della psicologia – e più in generale del lavoro accademico – applicate alle tecniche investigative.

La domanda per Holden è invece un’altra: i criminali nascono tali o lo sono diventati? In questo senso Holden vede nello sviluppo delle scienze sociali una risorsa fondamentale per l’identificazione di un nuovo tipo di criminale, il serial killer appunto. Egli visiterà infatti varie prigioni degli Stati Uniti per intervistare i più famosi pluriomicidi – considerati fino a quel momento semplicemente dei folli – come Edmund Kemper e Jerry Brudos, per comprendere il significato delle loro azioni.

Affiancato da Bill Tench (Holt McCallany) del reparto scienze comportamentali dell’FBI e dalla professoressa Wendy Carr (Anna Torv), Holden comincerà a stabilire una connessione tra le azioni dei serial killer e i traumi che essi hanno subito in passato. La cosa che più colpirà Holden tuttavia è come i serial killer descrivano le loro azioni: tentativi di rispondere a un esigenza d’ordine, alla costruzione ex-nihilo di un’armonia ideale. Non è un caso, infatti, che questi uomini si considerino spesso al pari di Dio.

Il rapporto col male

Sotto certi aspetti la serie di Finch richiama alcune tematiche che avevamo già visto in True Detective, ma se quest’ultima era tesa a rappresentale il rapporto tra l’uomo e il male da un punto di vista cosmico-esistenziale, Mindhunter è ancora più inquitenate perché mostra, sulla base di fatti reali, i meccanismi logici che si nascondono dietro ad alcuni dei crimini più efferati del XX secolo.

Nella serie Netflix il male non è fuori dall’uomo, entità metafisica prima ancora che inclinazione interiore come in True Detective, ma un’elaborazone mentale frutto di quella stessa società nata per garantire ordine e felicità. In questo senso Mindhunter non concede nessuna rassicurazione teologica ma arrichisce di molteplici sfumature il tema che stava alla base del già citato Seven.

Se il serial killer – così diceva uno dei protagonisti del film del 1995 – «fosse il diavolo incarnato questo sarebbe rassicurante, perchè l’uomo sarebbe in parte giustificato delle sue azioni malvage, ma non è così. Egli non è nient’altro che un uomo, come noi».


[1]    Il film seguiva le indagini di due detective impegnati a risolvere una serie di omicidi ispirati ai sette peccati capitali.

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Un commento

  1. Piero 5 dicembre 2017

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