Non mi sono vergognato di Cristo

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Non mi sono mai vergognato di Cristo

Il 12 aprile 1959 moriva a Bozzolo (CR) don Primo Mazzolari, figura prestigiosa del cattolicesimo italiano del secolo XX. Il titolo del libro dedicato al suo pensiero si ispira a un passaggio della lettera scritta da don Primo il 5 luglio 1958 al suo vescovo, Danio Bolognini. Così si esprimeva al termine dello scritto: «Colui che mi deve giudicare è sull’“altra riva”, dove sono già col cuore e spero che Egli nel perdonarmi non sia parco al pari degli uomini, per questa sola ragione che non mi sono mai vergognato di Lui anche se non ho saputo veramente amarlo e degnamente rappresentarlo» (citazioni a p. 179).

Figura tutta di un pezzo, sacerdote animato da un grande spirito di fede e di obbedienza ecclesiale, si distinse per la forte opposizione all’ideologia fascista, la difesa delle fasce più deboli della società e della libertà democratica. Propugnò la cessazione delle guerre e della fabbricazione delle armi, l’obiezione di coscienza, la sconfessione della dottrina della guerra giusta, la promozione della giustizia, solo fondamento sicuro della pace.

A livello di vita più intraecclesiale sostenne con forza la promozione dei laici a tutti i livelli – uscendo dalle sacrestie e dalla dipendenza infantile dal clero – e altri vari altri temi che anticiparono le grandi idee accettate poi nel concilio Vaticano II a partire dal 1962.

La dottrina sociale della Chiesa trovò in lui un evangelizzatore tenace e un predicatore acuto e profondo. Don Primo era un trascinatore nato. Nato a Cremona il 13 gennaio 1890, don Primo fu nominato parroco di Cicognara e quindi relegato a Bozzolo – parrocchie situate in territorio di Mantova ma appartenenti alla diocesi di Cremona –, dove rimase fino alla sua morte.

In vita don Mazzolari subì molte sanzioni da parte delle autorità ecclesiastiche, con la chiusura nel 1951 del quindicinale Adesso, fino alla proibizione di predicare fuori della propria parrocchia e di scrivere articoli su questioni sociali senza previa autorizzazione ecclesiastica.

Solo lentamente cresceranno le voci di sostegno pubblico alla sua parola e alla sua azione. Stimato dal vescovo di Milano mons. Montini – che lo invitò a predicare in diocesi –, fu salutato pubblicamente quale «Tromba dello Spirito Santo in terra mantovana» da Giovanni XXIII in occasione di un’udienza privata concessagli nel febbraio del 1959, due mesi prima della sua morte.

Il 20 giugno 2017 papa Francesco si è recato in visita a Bozzolo per ricordare la sua figura, tratteggiando un bilancio della sua figura e della sua opera molto incisivo.

Il volume in segnalazione è diviso in tre parti: la seconda (pp. 133-169) riporta la testimonianza di dieci figure – fra cui p. Umberto Vivarelli, p. Ernesto Balducci e p. David Maria Turoldo – che delineano i tratti più particolari della figura di don Primo, con cenni biografici.

La terza parte (pp. 169-181) raccoglie preghiere e riflessioni di don Mazzolari (cf. “Sono un povero prete”, pp. 178-179) e termina con una preghiera per chiederne la beatificazione.

La prima parte dell’opera, curata da mons. Leonardo Sapienza – il rogazionista reggente della Prefettura della Casa Pontificia che ne scrive la Presentazione (pp. 5-9) e un traccia un breve schizzo biografico di don Primo (“Un testimone del vangelo”, pp. 11-15) –, è dedicata al recupero di molte “Parole di don Primo” (pp. 18-132) disposte in ordine alfabetico della tematica affrontata. Un vero e proprio “dizionario”.

Oltre alle parole sull’amore, sulle anime, sulle calunnie e sulla carità, don Primo parla di casta sacerdotale, castità, coscienza, Cristo e cristianesimo, dolore e docilità. Non dimentica la gioia e i giovani («I giovani sono tutti generosi»), l’impegno assunto personalmente e non delegato, i libri («Un prete non può essere santo se non ha un grande amore ai suoi libri») e lo studio per la missione («Studiate, ma non per voi! Non c’è niente di più stupido che studiare per sé!»).

Varie pagine del libro sono dedicate al tema dell’“obbedienza”. Molte le citazioni da lettere al proprio vescovo, in cui riconosce che essa non è facile ma alla quale si è sempre sottomesso con cuore filiale, animato da un grande amore per la Chiesa.

Da brivido il brano della lettera al vescovo nel momento in cui gli viene proibito di scrivere su Adesso, attestando in tal modo che non ne approva l’indirizzo. Presenta le due dimissioni da parroco, «poiché non voglio e non posso, per nessuna ragione, né contrastare alla disciplina della mia Chiesa, né venire a patti con la mia coscienza di uomo e di sacerdote. Vi bacio le mani e vi domando perdono» (16 febbraio 1951).

«Siamo diventati dei funzionari», denuncia don Primo, riferendosi ai sacerdoti (un tema lungamente recuperato, p. 85-105). Egli desidera dal sacerdote santità, coerenza, la luce di Cristo e del vangelo. «Il sacerdote è già giudicato, ed il giudizio è questo: Cristo è la luce, e noi dobbiamo essere luce; Cristo è mitezza, e noi dobbiamo essere miti; Cristo è amore, e noi dobbiamo essere amore» (p. 101).

Per chi volesse comprendere l’umiltà di Mazzolari può consultare la relativa voce del “dizionario” (pp. 117-127). La lettera del vescovo Bolognini dell’8 luglio 1954 con la quale gli venivano imposte forti restrizioni dice fra l’altro: «Non condivido tutte le sue opinioni e debbo ora compiere un doloroso dovere, ma riconosco la rettitudine delle sue intenzioni e il suo zelo sacerdotale». Don Primo rispondeva: «Eccellenza, benedica un sacerdote lontano così ch’egli trovi la forza di portare il proprio dovere fino dove Dio lo vuole. Anch’io, prego il migliore augurio per il suo vescovo nella cui comunione vivo e voglio vivere con Dio» (p. 119).

Don Mazzolari si rivela ancor oggi una figura che giganteggia per la freschezza della sua fede e del suo amore, per la sua “schiena dritta” e per la tenacia con cui ha difeso e ha pagato per le sue convinzioni profetiche – perché evangeliche –, costose come sempre in quanto in anticipo sui tempi. Lo riconobbe anche Paolo VI: «Lui aveva il passo troppo lungo e noi si stentava a tenergli dietro. Così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. Questo è il destino dei profeti».

Primo Mazzolari, Non mi sono mai vergognato di Cristo”. A cura di Leonardo Sapienza (Itinerari s.n.), EDB, Bologna 2020, pp. 184, € 17,00, ISBN 978-88-10-51378.

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