Omelie per un tempo nuovo

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Quattro avvertenze: 1) tengo conto del tempo liturgico, 2) valorizzo gli studi di esegesi, 3) tengo presente il momento storico ed ecclesiale, 4) tengo d’occhio la durata (non più di 10 minuti). Ecco come prepara l’omelia don Rosario Giuè, autore del sussidio omiletico dal titolo suggestivo: La Perla e il Campo.

Ispirandosi alle omelie di padre Ernesto Balducci (1922-1992), il prete palermitano pone una particolare attenzione ai “segni dei tempi”, nella convinzione – scrive nella Premessa – che i vangeli ci sono stati tramandati «per una comprensione e un’attualizzazione nel presente… Una comprensione sempre laica, mai sacrale o con tentazioni clericali».
Anche il linguaggio va aggiornato perché il messaggio diventi «significativo per la vita delle persone di oggi».

Senza dimenticare l’assemblea liturgica che, molto opportunamente don Rosario definisce non «un pubblico», bensì «un soggetto celebrante». Con una importante conseguenza: l’omelia non è opera solo del presbitero, ma ad essa, a mo’ di co-autrice, contribuisce anche l’assemblea «con le sue attese, con le sue ansie, con il suo silenzio, con le sue domande implicite».

Ogni periodo liturgico è introdotto da una riflessione, sintetica, essenziale, nella quale l’autore delinea l’atteggiamento con il quale il cristiano è chiamato a vivere quel tempo: la speranza in Avvento, la gioia a Natale, l’ascesi in Quaresima, la sorpresa a Pasqua, la fatica del quotidiano nel Tempo ordinario.

Ecco una piccola antologia di brani omiletici a comprova del proposito dell’autore di portare il Vangelo dentro il tempo presente:

Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe
«…non possiamo abbracciare l’idea di famiglia dentro uno schema del passato che valga per sempre. Ciò che vale per sempre è soltanto l’amore. Il resto deve cambiare… La famiglia è vera e santa lì dove ci si ama, dove ci si rispetta, dove ci si accoglie. Se noi vogliamo celebrare la santa Famiglia, abbiamo solo una cosa da fare: rispettare gli altri e le altre. Tutti e tutte: i coniugati, le convivenza, l’essere separati o divorziati, l’essere eterosessuali o omosessuali» (pag. 26).

V di Quaresima
«Il tradizionalismo, la conservazione di una identità culturale non libera il Vangelo, non aiuta a portare frutti vitali, a adorare Dio “in spirito e verità”» (pag. 61).

IX Tempo ordinario
«Il Dio annunciato da Gesù si rende presente nei processi di liberazione, accanto ai poveri, accanto alle vittime, agli oppressi. Quel Dio “inutile” non può essere più usato per giustificare guerre “sante”, “sacri” precetti, “sacri” principi» (pag. 133).

XI Tempo ordinario
«Spesso i cristiani, e la Chiesa, si presentano come coloro che sono legati al passato e hanno paura del futuro: sono visti come reazionari, chiusi, come un mondo a parte». «I poveri, i profughi, nessuno li vuole, fanno puzza: devono rimanere nel loro inferno fatto di guerre e di desertificazione…» (pag. 140).

XVII Tempo ordinario
«Così è nata l’aberrazione di avere identificato, fino al concilio Vaticano II, la Chiesa cattolica con il regno di Dio. Come è stato possibile? È stato possibile perché era un modo per esaltare e sottolineare l’influenza e l’egemonia culturale della Chiesa, senza la quale non ci sarebbe stata salvezza. Quale delirio di onnipotenza, di imperialismo culturale e religioso! Sempre in nome di Dio, a gloria di Dio!» (pag. 164).

XXVIII Tempo ordinario
«Il denaro non può comprare tutto. Il denaro non può comprare la dignità, non può comprare la libertà. Noi non siamo in vendita. Dobbiamo poter dire, come uomini e donne cristiani; io non sono in vendita; con il vostro denaro non potete comprare la mia anima, il mio cuore, il mio corpo, le mie scelte. La Chiesa non vende il proprio silenzio per un piatto di lenticchie, per qualche finanziamento» (pag. 200).

Tutti i santi (e le sante)
«Essere santi “non significa lustrarsi gli occhi in una presunta estasi” (Gaudete et exsultate, 96). Questo spiritualismo non solo è noioso, ma il mondo di oggi non lo comprende. Così come non comprende il silenzio di molti cristiani sulla mafia, sul fascismo, sulle disuguaglianze di ieri e di oggi. L’attenzione ai migranti o agli scartati o ai poveri non può essere vista come il frutto di un delirio passeggero. È una chiamata disseminata in tutta la narrazione biblica» (pag. 267).

Fermiamo qui le citazioni. L’autore di questi commenti omiletici auspica che, anche attraverso le sue parole, il vangelo «possa continuare a sorprenderci». Lo auguriamo a tutti coloro che vorranno utilizzare queste pagine per l’annuncio, per una lettura comunitaria o per la meditazione personale. Pagine piene di passione per la Parola da incarnare nella vita.

Rosario Giuè, La Perla e il Campo, Omelie per un tempo nuovo. Anno B, EDB, Bologna 2020, pp. 276, € 24,00.

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