Ri-Scritture. “Kings” e gli altri

di: Andrea Franzoni

«Parlerà ancora di Dio?». Chiese preoccupato il principe Jonathan.

«Oh spero di no. Dio non è molto popolare al momento». Rispose la Regina.

«A lui non importa. Gli piace Dio». Continuò il principe.

È con questo scambio di battute che dieci anni fa prendeva il via una delle serie più ambiziose della televisione americana. Parliamo di Kings serie TV scritta da Michael Green andata in onda sul network NBC nel marzo 2009 e cancellata dopo la sola prima stagione di 13 episodi. Premiata dalla critica ma non dagli ascolti e probabilmente promossa in modo inadeguato dalla stessa NBC, Kings rilegge la storia biblica dell’ascesa di Davide al trono di Israele (e il suo rapporto con Saul) ma in un mondo che richiama per cultura e tecnologia il nostro presente.

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Le vicende di Kings si svolgono nel regno fittizio di Gilboa, una moderna monarchia assoluta. Gilboa è governata da Re Silas Benjamin che ritiene di essere stato unto re per il volere stesso di Dio. Tra i personaggi non manca nemmeno il profeta Samuele, qui reverendo Samuels il quale, dopo aver appoggiato Silas per molti anni, nel presente degli eventi narrati, manifesta invece tutto il suo dissenso per alcune scelte del re, ormai fuori dalla grazia di Dio secondo il reverendo. Quest’ultimo individuerà poi nel giovane David Shepard il futuro re di Gilboa.

Al di là delle apparenze però, sotto la prosperità della città di Shiloh, la capitale di Gilboa, si nasconde il dramma di una sanguinosa guerra con un paese confinante, Gat, mentre la politica di re Silas è manipolata dal fratello della Regina – che ricalca il personaggio biblico di Joab – il quale, essendo a capo dell’industria bellica ha tutto l’interesse di non fare terminare la guerra con Gat.

Gli eventi della serie prendono il via dalle azioni di David Shepherd, ultimo di sette fratelli, è soldato semplice di Gilboan mandato al fronte contro la Repubblica di Gat. Durante un’azione militare David salva alcuni prigionieri da dietro le linee nemiche. Per farlo il ragazzo affronta da solo Goliath, che in questo caso non è il gigantesco filisteo del testo biblico ma un imponente carrarmato con lo stesso nome. Mentre la fionda è sostituita da un potente lancia missili. Ma l’inizio delle molte sfortune di David è data dal fatto che tra i prigionieri da lui tratti in salvo ci sia anche il Principe Jonathan. Con il suo salvataggio David diventa non solo una stella dei media e un eroe per i cittadini di Shiloh, ma si guadagna anche la gratitudine immediata di Re Silas. Il Re porta così David nella capitale, dove viene promosso capitano e ufficiale di collegamento militare con i media. Ben presto il giovane viene coinvolto nella politica di corte senza la reale consapevolezza delle forze che agiscono dietro e contro di lui. Tuttavia David, fedele a Silas e all’ideale di monarca che egli rappresenta compirà alcune scelte che cambieranno gli assetti del potere e che metteranno in difficoltà Silas, il quale sarà però costretto ad poggiare David.

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Al di là dei molti temi che lo show intercetta, primo tra tutti quello tra fede e potere, Kings rappresenta un formidabile e interessate esperimento di teologia narrativa. La scrittura di Green pur snaturando il testo biblico fa di quest’ultimo una riuscita opera di riscrittura che tradisce molto del testo d’origine ma tiene però saldi i temi teologici principali, tra cui spicca quello legato alle conseguenze del pragmatismo di Silas/Saul.

Nonostante la qualità della sua scrittura e la bravura del cast, alcuni critici si sono chiesti come sia stato possibile che in un contesto come quello USA, in cui religione e cultura popolare sono così intimamente connessi, uno show di così chiara ispirazione religiosa non sia stato accolto positivamente dal pubblico.[1] Kings non è il primo show che si conclude in breve tempo a causa dell’unione di elementi fictional a temi esplicitamente legati alla fede.

Tra il 2003 e il 2005 CBS manda in onda Joan of Arcadia, teen-drama che si ispira liberamente al personaggio di Giovanna d’Arco. La serie narra le vicende Joan una liceale che ha il dono di parlare con Dio, che si mostra a lei ogni volta con un volto diverso per aiutare persone in difficoltà. La serie è stata sospesa dopo solo due stagioni. Non diverso è il caso di Eli Stone trasmesso da ABC per sole due stagione tra il 2008 e il 2009. Lo show racconta le vicende di Eli Stone, cinico avvocato di successo di San Francisco che dopo aver scoperto di avere un aneurisma cerebrale comuncia ad avere strane visioni. Quello che poteva sembrare un evento tragico, verrà però interpretato da Eli come un segno della provvidenza divina che cambierà radicalmente la sua vita nei suoi rapporti con il prossimo. Nel 2006 sempre NBC tenta di creare uno show sulla fede cristiana controverso come la vita di alcuni cristiani The Book of Daniel. Basato sulle vicende del reverendo Daniel Webster e sulla sua problematica famiglia, la serie NBC è stata cancellata dopo i primi otto episodi facendo molto discutere critica e pubblico.

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Secondo il giornalista americano Josha Alston, il problema di show come Kings e gli altri prima di lui è quello di unire elementi fictional a quelli religiosi senza però esplicitare l’orientamento religioso della serie, non riuscendo così ad intercettare il giusto tipo di pubblico.[2] Lo stesso Green ha dichiarato che probabilmente NBC avrebbe dovuto promuovere la sua serie rivolgendosi più chiaramente ad una fetta di pubblico cristiano. Tuttavia è anche vero che il caso di Kings dimostra che lo stesso pubblico credente si trovava in difficoltà nel ripensare le storie del proprio canone religioso in un contesto narrativo nuovo. Lo stesso Alston sottolinea come, quasi inspiegabilmente, gli spettacoli a tema religioso più riusciti come Autostop per il cielo o Settimo cielo, solo per citarne alcuni, sono anche quelli che presentano però il volto della fede più bigotto e moralista.

Lo smarrimento prodotto nel pubblico da una serie come Kings è un indicatore di grande interesse perché rivela, non tanto la difficoltà della nostra società di recepire e fare proprio l’immaginario della tradizione ebraico-cristiana, quanto piuttosto la difficoltà delle comunità cristiane di reinterpretare creativamente i propri racconti fondativi in nuovi orizzonti di senso narrativi, non cogliendone così la profonda capacità adattiva e le diverse potenzialità creative.


[1]    A. Joshaua, What would Jesus wathch, http://europe.newsweek.com/what-would-jesus-watch-82121?rm=eu.

[2]    Si parla molto di Dio in Kings anche se non sappiamo, alla fine, di quale Dio si stia parlando nello show di Green. La chiesa dove il reverendo Samuels invita i protagonisti a pregare in alcuni momenti dello show, ad esempio, è volutamente priva di simboli religiosi riconoscibili.

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