Rut, la moabita

di: Roberto Mela

Il libro di Rut

Don Cristiano d’Angelo è parroco di Bonistallo (PT), vicario episcopale per la pastorale e direttore dell’Ufficio catechistico della diocesi di Pistoia. Il 24 marzo 2017 ha conseguito il dottorato in teologia presso la Facoltà teologica dell’Italia centrale di Firenze difendendo la tesi in teologia biblica “Davide e Mical. Studio sulla redazione e la teologia di 1-2 Samuele”. È docente presso la stessa FTIC di Firenze.

Il volume è il reprint del volume apparso la prima volta nella collana Biblica delle EDB, nel 2004, opportunamente corretto. Libretto appassionante per la delicatezza della storia, l’intensità dei sentimenti e delle passioni, la tensione fra la Legge e l’amore tra le persone (in questo caso donne) che permette l’apertura di orizzonti nuovi, tale da fare di “Rut la moabita” la bisnonna del re David e una della quattro donne citate nella genealogia di Gesù riportata nel Vangelo di Matteo. L’attaccamento/incollatura/dābaq ‘im (Rt 2,8) della moabita Rut alla nuora Noemi permette alla (teoricamente) esclusa permanente dalla Legge dal fare parte del popolo israelita (cf. Nm Dt 23,4) di entrare a farne parte grazie all’amore di Booz per lei.

Unendo – forzando leggermente la Legge – l’istituto giuridico del levirato e quello del riscatto dei beni di un fratello ebreo morto o finito in miseria e a rischio di perdere l’eredità dei padri, Booz permette a Rut, che ha fatto corpo unico con Noemi – la vera interessata all’opera del riscattatore/gō’ēl –, di entrare a far parte di Israele. Con il campo di Noemi, Booz si “compra” anche Rut, che ha fatto corpo unico con la nuora, che alla sua partenza aveva venduto il campo di Betlemme (o che si vede costretta a farlo al suo ritorno).

L’amore e la fedeltà fra le due donne permette alla storia di muoversi nella direzione in parte diversa da quella testimoniata da altri testi post-esilici come quelli di Esdra e Neemia. Pur ambientato fittiziamente all’epoca dei Giudici – Rut è posto canonicamente fra i libri dei Giudici e quello di 1Samuele –, il libro si inquadra invece nella temperie post-esilica, che vede scontrarsi sensibilità diverse circa il mantenimento dell’identità giudaica con l’apertura o la chiusura di fronte all’universalismo e alle figure degli stranieri. Rut e Giona si pongono come testi animati da una mentalità opposta a quella di Esdra-Neemia.

Nella prima aperta del suo lavoro (pp. 17-142) D’angelo fornisce un’inquadratura storico-letteraria e teologica di Rut, seguendo lo sviluppo della trama notando il passaggio dalla terra sterile alla sterilità della vita in terra di Moab. In quella terra di rifugio dalla carestia, Noemi (“la Dolce”) perde il marito Elimelech (“Il mio Dio è re”), e i figli Machlon (“Languore”) e Chilion (“Consunzione”). Noemi, “La Dolce”, si avvia come Mara (“L’Amara”) per tornare a Betlemme (“Casa del pane”), avendo sentito che YHWH aveva donato pane a quella terra da cui era partita a causa della carestia.

La nuora Orpa (“Colei che volge il dorso”) la bacia e torna nella sua famiglia moabita. Rut (“L’Amica”), con lo spirito tipico dei patriarchi, si mette in movimento verso il futuro ignoto e gravido di incertezze e pericoli con un animo di profonda solidarietà con la nuora Noemi. In Betlemme si cerca la vita, il pane, dono della provvidenza del Santo. Noemi e Rut vi arrivano al tempo della raccolta dell’orzo (per questo il libro di Rut viene letto dagli ebrei nella festa di Shabuot, la Festa delle Settimane, la nostra Pentecoste, all’inizio dell’estate).

L’amore umano fra Rut e il parente prossimo Booz (“Con forza”), incoraggiato dalla saggia Noemi, permette all’azione invisibile di Dio di manifestarsi attraverso i sentimenti fondamentali degli esseri umani, che agiscono con leggi proprie, superano anche le strette maglie della Legge interpretata in senso ristrettivo e non “forzata” in un’interpretazione “larga” favorevole alla vita e all’espansione dell’amore fra le persone e i popoli.

Nel resto del suo volume (pp. 143-204) D’angelo analizza le interpretazioni che al libro biblico hanno dato il Targum e il Midras Rabba, analizzando anche la transizione dal testo biblico alla letteratura post-biblica, nella quale sempre più Rut è vista come il modello della proselita, mentre invece il testo biblico non menziona alcuna opera “religiosa” compiuta espressamente da Rut.

La bibliografia (pp. 205-214) precede l’indice degli argomenti e quello delle parole ebraiche.

Il volume di D’angelo si pone sulla scia di un forte recupero di questa operetta biblica nel sentire del cammino cristiano di molte comunità e gruppi biblici, dei fidanzati e degli sposi ecc.

Un libretto d’amore, di fedeltà fra donne, di scavalcamento della ferrea legge “maschile”.

Un libretto esplosivo anche per i nostri tempi.

Cristiano D’Angelo, Il libro di Rut. Commento teologico e letterario (Reprint s.n.), EDB, Bologna 2018, pp. 224, € 16,50. 9788810216309

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