Tre sguardi su Maria

di: Bruno Scapin

Tre sguardi su Maria

Una conferenza tenuta a Notre-Dame di Parigi nel 1988 e due brevi saggi apparsi sulla rivista Christus (luglio 1999 e gennaio 2011) compongono questo libro, piccolo ma prezioso, del teologo gesuita Bernard Sesboüé. Francesco Strazzari ne ha curato l’edizione italiana.

L’argomento di tutti e tre i contributi riguarda la Vergine Maria. A scrivere è un teologo. E già qui potrebbe nascere qualche pregiudizio, quasi che i teologi affrontino la mariologia con distacco e con minore interesse rispetto ad altri trattati della dogmatica cattolica. Il lettore rimarrà invece sorpreso nel leggere queste pagine dalla precisione dottrinale del teologo unita ad una profonda, convinta devozione a Maria di Nazaret.

Punto di partenza irrinunciabile è il capitolo 8° del concilio Vaticano II, allo scopo di evitare ogni «falsa esagerazione» (LG 67). Secondo Sesboüé, tre sono le affermazioni portanti riguardanti la dottrina mariana: «tutto in Maria viene dalla grazia di Dio», «tutto in Maria dipende dalla risposta della sua fede», «tutto in Maria rende gloria a Dio e a Cristo».

Un aspetto che l’autore sviluppa con particolare interesse è il pellegrinaggio di fede di Maria, richiamandosi a LG 58 e alla lettera enciclica di Giovanni Paolo II Redemptoris mater. Non è raro trovare cristiani, soprattutto avanzati in età, i quali, in seguito ad una catechesi e ad una predicazione poco avveduta ed eccessivamente entusiasta, sono convinti che “la Madonna sapesse già tutto”. Invece, anche la madre di Dio ha conosciuto la fatica del credere, si è interrogata sugli avvenimenti che riguardavano lei e suo Figlio Gesù, «ha vissuto tutta la pazienza della maternità, con le sue incertezze, oscurità, angosce e incomprensioni» (p. 32) e, sotto la croce del Figlio morente, ha attraversato “la notte della fede”. Secondo Sesboüé, uno sfarzo esagerato nel voler onorare Maria, ci ha fatto dimenticare «la donna “ordinaria” di Nazaret» (p. 33).

Altro richiamo importante riguarda l’uso dei titoli attribuiti alla Vergine. Qui, oltre alla verità dogmatica, deve essere tenuta in considerazione la dimensione ecumenica. Il concilio non ha aderito alla richiesta di definire Maria “mediatrice” o “corredentrice”. Essa va piuttosto collocata «nel mistero di Cristo e della Chiesa» (LG 67) «è tutta relativa a Dio e a Cristo» (Paolo VI).

L’ultimo dei tre “sguardi” affronta rapidamente alcuni aspetti. Essi riguardano il dibattito conciliare su dove posizionare la dottrina mariologica (risolto poi in maniera egregia nel capitolo 8° della Lumen gentium) e il dibattito (nato dalle rivendicazioni femministe contemporanee) sulla verginità perpetua di Maria e sul rifiuto di considerare Maria «modello della donna cristiana». Bisogna fare attenzione a non sovrapporre considerazioni sociologiche a fatti che riguardano la fede e il misterioso disegno divino, anche se si deve ammettere che, nel corso della storia, ci sono stati modi eccessivi e unilaterali di presentare la figura di Maria.

Anche la teologia ha i suoi eccessi, ad esempio quando parla di una “unione ipostatica” tra la Madonna e lo Spirito Santo (cf. Leonardo Boff) oppure quando sollecita nuovi dogmi mariani. Per non parlare del successo delle “apparizioni”. A proposito Sesboüé scrive: «Si ha talvolta l’impressione che queste apparizioni siano presentate come più importanti dello stesso vangelo» (p. 74).

Per una presentazione “credibile” della teologia e della devozione mariana per il nostro tempo, il teologo suggerisce alcuni preziosi criteri:

  • Maria non dovrebbe mai essere isolata dall’insieme del discorso della fede cristiana
  • Maria è confessata dalla Chiesa come “Madre di Dio”: tutto quello che la riguarda parte da qui e qui deve fare ritorno
  • Maria deve sempre essere presentata come una creatura di Dio, come nostra sorella in umanità, come la figlia di Israele, la donna ebrea che ha vissuto della fede e della speranza del suo popolo, come colei che ha assunto, con tutti i rischi, la maternità di un figlio
  • Maria è stata “serva” prima di essere “regina”.

Se osservati nella catechesi e nella predicazione, questi criteri non diminuiscono ma accrescono la bellezza di Maria. E verrebbero evitati quegli eccessi che si rivelano nocivi, anzi “falsi”, come hanno scritto i padri conciliari. Buona e fruttuosa lettura.

Bernard Sesboüé, Tre sguardi su Maria. Ed. italiana a cura di Francesco Strazzari, coll. “le ispiere”, EDB,  Bologna 2018, pp. 82, € 7,50. 9788810569122

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