USA: come cambia la parrocchia

di: Marco Bernardoni

Parrocchie USALa Chiesa cattolica negli Stati Uniti sta cambiando più rapidamente di quanto le sue strutture riescano a sopportare. Lo mostra il volume Catholic Parishes of the 21st Century (Oxford University Press, qui la scheda), pubblicato lo scorso 1 febbraio, che è frutto di una ricerca accurata sul campo condotta dal Center for Applied Research in the Apostolate (CARA), dell’Università di Georgetown. Un censimento dettagliato e interessante delle sfide e delle risorse in gioco fa emergere il volto di una Chiesa sfidata non tanto da scottanti questioni politiche o culturali, quanto piuttosto dalle preoccupazioni quotidiane per le perdite nei tetti delle chiese o dall’invecchiamento del suo clero.

Un punto appare chiaro: la Chiesa cattolica negli Stati Uniti fatica a farsi carico della cura pastorale di una popolazione tanto diversa, numerosa e mutevole. La geografia dei cattolici, in questi anni, ha subito uno spostamento deciso verso il Sud e verso l’Ovest del paese, dove oggi si trovano quasi la metà dei cattolici. E qui le risorse (umane e materiali) della Chiesa non sono in grado di tenere il passo della crescita, tanto che il territorio si ritrova pastoralmente servito in modo insufficiente. La contingenza costringe a inventare (da parte della gerarchia) e a subire (spesso, da parte dei fedeli) «innovazioni forzate», che devono immaginare (e sperimentare) nuove forme di ministeri adeguati a un gregge sempre più ampio e differenziato (etnicamente e culturalmente). Dal 2001, un quarto delle nuove chiese realizzate in queste regioni sono state costruire per contenere più di 1000 persone e le nuove «mega-parrocchie» sono ormai un numero tre volte superiore a quelle costruite nei cinquant’anni precedenti (1950-2000).

Senza sacerdote residente

Grandi o piccole che siano, le parrocchie hanno una probabilità crescente di non avere un parroco residente. Il volume sottolinea correttamente che il dato non corrisponde direttamente a un calo di preti. Infatti, gli USA hanno ancora una percentuale di preti su parrocchie molto più alta di tante altre parti del mondo. Il fatto è che molte parrocchie furono costruite durante un boom degli ingressi in seminario che si registrò finita la seconda guerra mondiale, ma che ebbe vita breve. Il risultato è che molte diocesi – che in quel periodo fiorirono – si ritrovano oggi più parrocchie che preti per occuparsene. Nella sola diocesi di Green Bay (Wisconsin), ci sono circa 100 parrocchie in più rispetto al numero di preti diocesani (attivi) in grado di farsene carico.

Il volume dà conto anche dei tentativi messi in atto per affrontare questi problemi e di come i fedeli hanno vissuto i cambiamenti imposti dalla contingenza. Il diritto canonico consente oggi a un gruppo di preti di lavorare insieme nella cura pastorale di più parrocchie. In caso di necessità, una parrocchia senza parroco residente può essere affidata a un laico «coordinatore della vita parrocchiale», il quale gestisce in tutto l′ordinaria amministrazione della vita della comunità, mentre un sacerdote è presente solo per celebrare i sacramenti. Già oggi il 9 per cento delle circa 3.500 parrocchie senza pastore residente sono state affidate a un «coordinatore della vita parrocchiale».

Fedeli riluttanti

Il sondaggio evidenzia però come simili soluzioni «tampone» siano accolte dai fedeli con una certa riluttanza. Non supera il 60 per cento la percentuale dei frequentanti che – nel caso in cui dovesse venir meno la presenza del prete – accoglierebbe volentieri la presenza di ministeri laicali in parrocchia. Un numero maggiore, il 68 per cento, afferma che preferirebbe un diacono, o un prete in pensione (71), o un prete straniero (73). Si accetterebbe anche di condividere il sacerdote con una parrocchia vicina (76), ma a patto di non vedere scomparire la propria parrocchia  in un qualche processo di fusione con altre vicine. Questo viene considerato dalla maggioranza degli intervistati lo scenario peggiore, anche se la scelta significasse tornare ad avere un parroco residente.

La Chiesa cattolica negli Stati Uniti sta dunque faticosamente affrontando i cambiamenti (demografici) intervenuti nel suo gregge negli ultimi 50 anni. In questo, gli ultimi sacerdoti ordinati rispecchiano senz’altro meglio il pluralismo etnico e culturale della popolazione di cui saranno pastori. Facile prevedere che nei prossimi anni si costruiranno nuove chiese a Sud e a Ovest, mentre altrove sofferte ma necessarie chiusure e fusioni cambieranno ancora la geografia delle parrocchie. La questione aperta, però, è che cosa si farà da oggi pensando ai prossimi 50 anni.

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