Nella Chiesa che cambia / 4

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reportage coronavirus chiesa
«Rinviamo?». O della data e della forma della Pasqua

Avanzando nella pandemia, anch’io mi sono reso conto che le celebrazioni pasquali non potranno svolgersi come gli altri anni. La processione del Venerdì Santo a Savona – che si svolge solamente negli anni alterni e viene cancellata in caso di maltempo – eccezionalmente è slittata al 2021. Il secondo libro delle Cronache, al capitolo 30, offrirebbe un precedente interessante, quello di una Pasqua spostata al secondo mese.

Di qui la richiesta di numerosi preti e vescovi, italiani e anche africani, per rinviare la stessa Pasqua – data “mobile” per eccellenza, diversamente dal Natale – a fine emergenza. Il canonista Rodhe, docente in Gregoriana, ha osservato che però «non conosciamo lo sviluppo futuro di questa epidemia e non è detto che a maggio o giugno sia già finita». E così, su mandato di papa Francesco, è pervenuto il decreto della Congregazione per il culto divino: la messa crismale con tutti i preti della diocesi può essere spostata a tempi migliori, così come pure le espressioni della pietà popolare; benché qui si insinui il rischio, paventato dal canonista Luigi Mariano Guzzo, di ridurli a folklore, se sganciati dalla celebrazione liturgica.

Diverso invece è il caso del Triduo, da celebrarsi (omettendo qualche gesto) nelle chiese cattedrali e parrocchiali anche in assenza di fedeli, derogando la lettera circolare Paschalis sollemnitatis emanata nel 1988 dalla medesima Congregazione: «Secondo un’antichissima tradizione della Chiesa, in questo giorno sono vietate tutte le messe senza il popolo». È vero però che si invitano le diocesi a «offrire sussidi per la preghiera familiare e personale», oltre all’aiuto dei «mezzi di comunicazione telematica in diretta», mentre a «quanti in nessun modo possono unirsi alla Veglia Pasquale celebrata in chiesa» viene suggerito «l’Ufficio delle Letture indicato per la Domenica di Pasqua».

Fornendo alcuni orientamenti, la CEI ha sostiene di aver ottenuto dal governo italiano – subordinata al rispetto delle misure sanitarie e della distanza fisica – la garanzia della partecipazione, accanto al celebrante, «di un diacono, di chi serve all’altare, oltre che di un lettore, un cantore, un organista ed, eventualmente, due operatori per la trasmissione».

Eppure resta praticabile un’altra ipotesi, quella della celebrazione domestica dei riti pasquali, caldeggiata da Mauro Festi e Andrea Grillo. Gli autori partono dal presupposto che «la liturgia lontana, che si fa vicina attraverso la TV o la diretta streaming, resta irrimediabilmente lontana. Anche se a celebrarla è il parroco, il vescovo o il papa. Sostituisce il nulla, e questo è certo qualcosa, ma non permette di celebrare»; così articolano la proposta liturgica in cinque momenti: la contemplazione della croce nella gloria; il rito di custodia dal male lavando la soglia di casa; il banchetto con il vino e il pane fatto in casa; la reciproca lavanda dei piedi; l’accensione di una candela profumata per entrare nella notte.

L’interrogativo che ci si può porre è come tradurla in pratica e se concentrarla tutta in un’unica sera oppure vivere ogni giorno un momento differente, come nella proposta di Antonio Torresin. Ben più articolato il sussidio per vivere il Triduo pasquale Li amò sino alla fine elaborato dal monaco camaldolese Matteo Ferrari per la diocesi di Arezzo-Cortona-San Sepolcro, che per ogni giorno – senza sostituire la Liturgia delle Ore – propone la Celebrazione della Parola, la preghiera ai pasti e una meditazione sulle letture; progressivamente vengono aggiunti i simboli della Bibbia, di un lume, di un crocifisso, di un’ampolla d’olio e dei fiori. Il pregevole libretto include anche un’introduzione al senso del Triduo e un’appendice con le benedizioni della famiglia e dei malati.

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