Le “nove leggi” della liturgia

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La liturgia conta.

Nel corso della storia cristiana, la maggioranza dei cristiani ha usato una liturgia, intendendo una serie stabilita di parole, azioni e rituali opposti a un tipo di adorazione a forma libera, flessibile. Ciò non significa che le Chiese non liturgiche siano del tutto disorganizzate. Spesso pianificano i propri servizi in base a modelli familiari, ma non seguono la sequenza precisa di testi, passaggi o azioni, che ritengono troppo formali e costrittivi.

Ancora oggi, ad ogni modo, le Chiese liturgiche rappresentano a maggioranza schiacciante la norma cristiana. Se teniamo conto di cattolici, ortodossi, anglicani e luterani, esse rappresentano probabilmente tre quarti di tutti i cristiani del mondo. Di recente, perfino Chiese storicamente non liturgiche hanno adottato selettivamente forme liturgiche, in quello che alcuni chiamano un movimento di “antichi futuri”.

La liturgia è un argomento vasto, oggetto di un sapere ad ampio raggio. In questa sede vorrei suggerire brevemente perché esso è così fondamentale per la vita ecclesiale, soprattutto in un periodo come l’Avvento.

In origine, la parola greca leitourgia significava “il lavoro della gente”, meglio tradotto come “servizio pubblico” o “dovere pubblico”. Nell’uso comune, la parola si riferisce anche alla liturgia, nella fattispecie al servizio particolare che culmina nell’eucaristia o santa messa. Una liturgia cattolica o anglicana include varie parti che, insieme, formano una sequenza logica e un tutt’uno unificato, come una sinfonia. Queste includono, ad esempio, pezzi come il Kyrie Eleison, il Gloria, il Credo, il Sanctus e l’Agnus Dei.

Cosa fa, quindi, la liturgia, e perché esercita ancora il suo fascino sorprendente dopo due millenni? Senza alcuna intenzione di essere definitivo, permettetemi di esporre le mie nove leggi della liturgia.

1. La liturgia ci “toglie” e ci “mette”

La liturgia ci sottrae al mondo “regolare” e ci riporta a un momento sacro o a un periodo sacro. È un modo per metterci a contatto con una realtà particolare, per convergere e conformare il nostro mondo con il soprannaturale. La liturgia, quindi, spiega perché siamo qui, ma, allo stesso tempo, ci mette altrove.

Le strade si incrociano qui.

2. La liturgia unisce, facendo di tanti uno 

La liturgia organizza e muove le persone attraverso un senso comune di partecipazione, di azione condivisa. Ci unisce e ci rende un corpo solo. Diciamo e facciamo le cose allo stesso modo, ripetiamo le stesse parole e ascoltiamo le stesse cose, e ci sentiamo in sintonia nei loro confronti. È un’azione comune. Per usare la definizione anglicana, tutti condividiamo la Preghiera Comune.

3. Quell’unità varca i confini del tempo e dello spazio

Il fatto che la liturgia sia fissa significa che, ovunque si vada nel mondo, si ascolteranno le stesse parole e gli stessi modelli. I servizi non sono “a scelta del venditore” con tutte le parole o le forme permesse, e non dipendono dai capricci di leader particolari. È per questo che usiamo il linguaggio formale appropriato alle cose solenni. La forma e il linguaggio derivanti dalla storia sono usati per i momenti stabiliti.

Quando oggi condividiamo una liturgia, stiamo facendo essenzialmente la stessa cosa che innumerevoli altri hanno fatto un centinaio o un migliaio di anni fa. La liturgia crea quindi comunione e continuità tra il passato e il presente, rivelando un legame tra il passato e il futuro. Lo vediamo, ad esempio, quando ripetiamo termini greci antichi come Kyrie Eleison.

Il linguaggio ci parla.

4. La liturgia usa l’azione per dichiarare e rafforzare la convinzione comune

Si dice lex orandi, lex credendi – “la legge della preghiera è la legge del credo” –; come a dire: mostrami come adori e saprò in cosa credi. Non solo mediante le parole, l’eucaristia proclama gli insegnamenti fondamentali della Chiesa attraverso quello che i partecipanti dicono e fanno. In ogni momento essa insegna l’idea dell’incarnazione.

5. La liturgia racconta storie in modi che ce le fanno vivere

La gente capisce il mondo attraverso il racconto di storie, che ci permette di costruire e di modellare la memoria. Raccontiamo storie in modi diversi, a volte con parole, ma anche attraverso l’azione. Rituale e comportamento sono modi singolarmente efficaci di raccontare una storia. Anche una liturgia come l’eucaristia racconta una storia, per preservare e trasmettere la memoria della Chiesa.

6. La liturgia usa la rappresentazione per raccontare storie

Senza alcun imbarazzo, uso la parola teatrale “rappresentazione”. Come in ogni rappresentazione teatrale, la liturgia usa suggerimenti per passare a fasi diverse – alcuni momenti ed eventi significano inizio e fine, chiedendo di essere “sul palcoscenico”. Come ogni rappresentazione, ci sono alti e bassi, un’ascesa fino a un climax e poi un ritorno a qualcosa di normale. Nell’eucaristia, in particolare, condividiamo azioni ed esperienze diverse appropriate alle diverse fasi dell’evento. E ci sono parti chiaramente distinte, “atti” diversi.

7. La liturgia unisce e lega cose che altrimenti sarebbero completamente separate

La liturgia è sacramentale, perché usa molti tipi diversi di simboli e di oggetti materiali per trasmettere verità spirituali. Unisce anche la mente e i sensi corporei. Non è solo razionale e centrata sul libro. Usa la bellezza fisica come mezzo per presentare e rafforzare la verità. Le letture e i testi sono integrati nella più ampia “rappresentazione”, con i suoi “umori” e le sue lezioni mutevoli.

8. La liturgia consacra il tempo – o il tempo consacra la liturgia

Storie e rappresentazioni hanno tutte i loro tempi e i loro scenari appropriati. Le azioni liturgiche, allo stesso modo, dipendono totalmente dai cicli dell’anno ecclesiale. Partecipare alla liturgia significa che condividiamo questo ciclo, ci uniamo ai suoi inizi e condividiamo il viaggio fino alla sua fine. Buona parte di questo viaggio utilizza mezzi non difficili da comprendere, includendo colori e luci propri del periodo.

E per finire, sorprendentemente:

9. La liturgia permette alla Terra di diventare Cielo, anche se brevemente

La Bibbia descrive ripetutamente azioni liturgiche, sulla terra e in cielo, alla corte di Dio. Lo vediamo soprattutto in libri come Isaia e l’Apocalisse. Quei passi della Scrittura hanno avuto un forte impatto sulla pratica attuale e sul linguaggio delle Chiese terrene. In una preghiera come il Sanctus, gli umani celebrano con gli angeli, abbattendo le divisioni tra naturale e soprannaturale, Terra e Cielo. Questo è il tema centrale dell’eucaristia.

Ecco le mie nove leggi. Un’altra persona potrebbe averne tre o trecento, e probabilmente sarebbero altrettanto valide.

* Philip Jenkins è professore di Storia presso la Baylor University (Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti).

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