Cenerentole

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Lancio sul motore di ricerca le parole chiave “commissione diaconato femminile” – giusto per farmi un’idea dello stato dell’arte. I link più recenti, neanche una decina, datati tutti fra aprile e maggio 2020, cioè un anno e mezzo fa, parlano della nuova commissione di studio voluta dal papa dopo la conclusione del Sinodo sull’Amazzonia.

Donne diacono

Faccio mente locale. La prima commissione di studio sul diaconato femminile era stata istituita da papa Francesco nel 2016 su esplicita richiesta dell’Unione internazionale delle superiore generali: “Quando voi mi avete suggerito di fare una commissione – perché l’idea è stata vostra – ho detto di sì, ho fatto la commissione”, ricordava papa Francesco, a maggio 2019, nel consegnare alle religiose riunite in assemblea plenaria gli esiti dei lavori della commissione.

Esiti ben poco significativi, per altro, come si trovò a dover riconoscere lo stesso papa: “Il risultato del poco a cui sono arrivati tutti d’accordo (…) il risultato non è un granché” (qui).

Quei tre anni di studio, infatti, erano serviti soltanto a confermare la presenza di una diaconia declinata anche al femminile nei primi secoli di vita della Chiesa – mero dato di carattere storico su cui, per altro, non mi pare potesse sussistere alcuna ragionevole (cioè scientifica) possibilità di avanzare dei dubbi.

Di lì a qualche mese, chiudendo i lavori del Sinodo sull’Amazzonia, papa Francesco, consapevole probabilmente delle numerose delusioni che Querida Amazonia avrebbe sollevato fra chi da quel Sinodo attendeva parole forti di apertura e novità, aveva fra le altre cose annunciato la propria disponibilità ad accogliere l’appello di richiamare la commissione di studio sul diaconato femminile e “aprirla con nuovi membri per continuare a studiare”, perché “si era arrivati a un accordo tra tutti che non era chiaro” (qui).

Qualche mese ancora e ad aprile 2020 arrivava la comunicazione ufficiale dei nomi dei dodici studiosi, fra cui cinque teologhe, che entravano a far parte di questa nuova commissione. Le notizie in Internet sembrano fermarsi a quella data. Ovvero, la commissione c’è, ma non si muove. Causa Covid, infatti, la commissione non si è mai riunita, neanche in video-conferenza.

Cosa sta succedendo?

Ora, però, qualcosa forse si sta muovendo. Per avere notizie bisogna cercare in modo un po’ più mirato, andando a indagare tra le pieghettature della rete. Ecco, allora, da una parte un articolo comparso alla fine dello scorso agosto sul settimanale inglese on-line di informazione cattolica The Tablet, che preannuncia, per la metà del mese di settembre, il primo incontro a Roma della commissione (qui); e dall’altra la ripresa dello stesso articolo sulla rivista Adista in data 3 settembre, con il sintetico titolo “Dopo un anno e mezzo, si riunisce la commissione per il Diaconato femminile” (qui). Qualcosa si muove, dunque?

Se diamo una scorsa ai pronunciamenti del magistero sulle questioni vivide della contemporaneità, partendo, per non spostarsi troppo in là nel tempo, da Pio IX e dal concilio Vaticano I, l’impressione che se ne ricava è che la sensibilità profetica – se profezia è saper leggere i segni dei tempi – sia spesso in difetto in questi documenti: dal Non expedit che stigmatizzò la partecipazione dei cattolici alla vita politica attiva nel neonato stato unitario, all’enciclica Pascendi dominici gregis di Pio X (1907) che condannava il modernismo imbrigliando e impedendo, di fatto, il libero pensiero; dalla definizione di Mussolini come “l’uomo che la Provvidenza Ci ha fatto incontrare” (così Pio XI all’indomani della firma dei Patti Lateranensi del 1929), alla scomunica ai comunisti con decreto del Santo Uffizio datato 1° luglio 1949; dalla condanna degli anticoncezionali della Humanae vitae (1968), alla non ammissione alla comunione eucaristica dei divorziati risposati della Familiaris consortio (1981).

Tutti questi documenti ci raccontano l’incapacità del magistero di assumere con consapevolezza e serenità profetica i fermenti di cambiamento che attraversano il mondo.

La distanza temporale ci permette, oggi, di cogliere con immediatezza lo scarto bruciante tra la parola direttiva e sanzionatrice del magistero e la vita, inesorabilmente proiettata in direzione ostinata e contraria.

La realtà delle nostre parrocchie

Basta pensare ai volti e alle storie delle persone che incontriamo ogni settimana nelle nostre parrocchie, in oratorio, alla messa domenicale, agli incontri di formazione, al catechismo, alle prove del coro, per rendersi conto di quanto quei toni perentori, quei veti e quelle sanzioni, quelle direttive e quelle imposizioni, sulla lunga distanza – la sola in grado di misurare davvero la qualità e la capacità profetica delle parole – si siano rivelati irrisori e inefficaci, incapaci di cogliere il kairòs che, in ogni tempo, custodisce e manifesta i segni dei tempi.

Pochi giorni fa ho visto un film, uscito proprio ai primi di settembre, che propone una intrigante rivisitazione dell’eterna fiaba di Cenerentola. Non un capolavoro o un’opera memorabile, semplicemente un film ben fatto e godibile, uno di quei prodotti che l’industria cinematografica statunitense sa confezionare con grande perizia e abilità.

Tra canzoni originali e cover di brani famosi, le vicende di protagonisti, comprimari e personaggi secondari si dispiegano seguendo itinerari inediti, per certi aspetti sorprendenti ma per altri semplicemente in consonanza con un mondo, il nostro, che va inesorabilmente scardinando il paradigma, finora apparentemente inossidabile, del patriarcato androcentrico. Un mondo felicemente femminista, multietnico e globalizzato.

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Un musical e la Chiesa

Mentre seguivo incuriosita e divertita lo svolgimento del film, mi sono trovata a riflettere sulla forza del suo messaggio: un messaggio che trova strette le maglie del trito e fiabesco “vissero felici e contenti” confezionato in chiave esclusivamente nuziale, ma che proclama con dirompente entusiasmo la felicità di vivere in un mondo femminista, multietnico e globalizzato. Un mondo, torno a sottolineare, felicemente femminista, multietnico, e globalizzato…

Cenerentola, settembre 2021. Commissione di studio sul diaconato femminile, settembre 2021. Se profezia è saper leggere i segni dei tempi, be’, c’è profezia in questo musical americano. Anzi, c’è molta più profezia nel musical dedicato a Cenerentola che nel nostro magistero, che con tanta (troppa) fatica tenta di uscire dalla posizione di stallo per cercare di dirci, chissà quando, una parola decisiva rispetto alla possibilità che metà del genere umano sia ritenuta titolata a ricevere uno dei sette sacramenti.

Tutti i membri della Chiesa sappiano riconoscere i segni dei tempi e si impegnino con coerenza al servizio del vangelo, recita una delle preghiere eucaristiche. Come si dice in questi casi, ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere.

  • Pubblicato su Adista (22 settembre).
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3 Commenti

  1. Marco Ansalone 29 settembre 2021
  2. Elisabetta Manfredi 28 settembre 2021
    • Benacus 29 settembre 2021

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