Diaconato femminile? Albanesi dice sì

di: Maria Teresa Pontara Pederiva

diaconato femminileDon Vinicio Albanesi, un “prete di strada”, uno che ha dedicato la sua vita al servizio degli ultimi, presidente della Comunità di Capodarco dal 1994, diplomato alla scuola di giornalismo Pro Deo e fondatore dell’Agenzia giornalistica Redattore Sociale, ma anche esperto canonista con licenza in Diritto canonico alla Gregoriana.

Forte di questa competenza, esce in libreria con un piccolo saggio sul tema del diaconato femminile, un tema tornato d’attualità a partire da quella frase di papa Francesco – pronunciata il 12 maggio 2016 durante l’incontro con le circa 600 partecipanti all’assemblea plenaria dell’Unione internazionale delle superiore generali (UISG) –  «Sul diaconato femminile, mi sembra utile una commissione che chiarisca bene questa cosa, soprattutto riguardo ai primi tempi della Chiesa». Mentre è al lavoro la relativa «Commissione di studio sul diaconato delle donne», ben presto insediata dal pontefice (2 agosto 2016), si sono moltiplicati gli interventi e gli studi che analizzano la questione.

L’originalità del lavoro di Albanesi non sta nel fare il punto sulla storia e la teologia del diaconato ricostruendo la vicenda delle diaconesse in servizio nel primo millennio cristiano, ma nel coraggio di prendere una decisa posizione motivandola alla luce del Vaticano II che ha promosso, come scrive, «la restaurazione del diaconato permanente».

La tesi su cui s’incentra il testo – e dichiarata dall’autore già nel Prologo – è la concreta possibilità del conferimento del diaconato alle donne.

Una tesi che viene costruita passo passo non senza alcune affermazioni, per così dire, tecniche: l’evidente contraddizione delle norme che regolano il diaconato e la carenza di una solida base teologica. A questo riguardo fioccano gli interrogativi: a che titolo il diaconato rientra nel sacramento dell’ordine? Che senso ha la definizione di «grado»? E perché si dà facoltà alle conferenze episcopali: si potrebbe anche non istituire il diaconato permanente? E se molte funzioni sono ormai partecipate da tutti i battezzati del popolo di Dio, che senso ha il diaconato?

Albanesi prende le mosse dalle parole di Bergoglio, in particolare quel suo sottolineare la necessaria partecipazione delle donne al processo decisionale all’interno della Chiesa («Perché la donna guarda la vita con occhi propri e noi non possiamo guardarla così») per poi passare alla ricostruzione minuziosa della storia del diaconato, solo «all’apparenza semplice», a partire dal dato biblico e poi su su attraversando anche la Riforma e il Concilio di Trento.

S’innesta nella storia il tema delle diaconesse con una serie di dati controversi (per fare un esempio: il termine “ministra” equivale forse a diaconessa?) e una lettura critica delle fonti. Fino all’incertezza delle affermazioni teologiche, pure di codici e catechismo, all’interno dei quali si dichiara senza mezzi termini che il «diaconato è mal collocato», proprio per via del «complicato rapporto tra il diaconato e il sacramento dell’ordine».

E qui sorge un altro interrogativo: il diaconato propedeutico all’ordine e il diaconato permanente sono due specie diverse di diaconato? Alla luce di tutto questo intreccio così difficile da districare, perché mai se il diaconato permanente si configura niente di più che un ministero, non dovrebbe essere accessibile anche alle donne?

Se, al di là della Chiesa delle origini, allarghiamo lo sguardo alla Regola di santa Chiara o alla potestà delle badesse medievali, non sembra azzardato ipotizzare una nuova configurazione per il diaconato femminile: un diaconato con tutti i diritti e doveri dei diaconi di genere maschile, esercitando tutte le funzioni in ambito liturgico, catechetico, do governo, nel rispetto delle funzioni inerenti il diaconato.

Albanesi è cosciente che si tratta di una nuova angolatura, certo, ma che vale la pena di percorrere.

Vinicio Albanesi, Diaconato alle donne? È possibile!, Ancora, Milano 2017, pp. 96, € 13,00.

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