Germania: 50 anni di referenti pastorali

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referenti pastorali

Lo scorso 9 novembre la Conferenza episcopale tedesca ha commemorato con particolare risalto i 50 anni della creazione del gruppo dei “referenti pastorali”.

Il vescovo Georg Bätzing, presidente della Conferenza episcopale, nel sottolineare l’importanza di questo anniversario, ha affermato che il 9 novembre rimarrà una data legata alla storia tedesca come lo furono la proclamazione della Repubblica dopo la prima guerra mondiale, la Notte dei cristalli e la caduta del muro di Berlino.

Forse c’è un po’ di enfasi in questa dichiarazione, ma è certo che l’istituzione dei referenti pastorali per la Chiesa tedesca ha costituito un fatto di enorme importanza per l’efficace contributo che questa esperienza sta offrendo alla vita ecclesiale, soprattutto in questo momento in cui la Chiesa è impegnata nel Synodaler Weg, il cammino sinodale.

I referenti pastorali – uomini e donne – costituiscono una categoria di persone impegnate con passione nella comunità cristiana nel condividere la sua missione evangelizzatrice e, in senso più ampio, quella pastorale.

Non si tratta della creazione di una nuova classe di ecclesiastici né di semplici volontari. I referenti sono persone in possesso di un diploma o di una laurea in teologia o in scienze religiose; hanno frequentato corsi pastorali, spesso insieme ai presbiteri, riguardanti gli impegni che le diocesi devono affrontare. I loro compiti sono così definiti: preparazione della gente ai sacramenti, come il battesimo, la prima comunione, la cresima, il sacramento della riconciliazione; la formazione degli adulti; l’accompagnamento dei volontari nei consigli parrocchiali; l’impegno nell’ambito sociale ecc.

Inoltre, collaborano nei servizi liturgici come la celebrazione della Parola di Dio, nella predicazione di esercizi spirituali, nella pastorale dei funerali, nella pastorale fatta di dialogo, di visite, nella cura spirituale dei malati e nei compiti relativi ad attività di coordinamento e di collegamento tra i gruppi o nella la formazione dei bambini e dei giovani ecc.

il vescovo Bätzing, nel suo discorso in occasione dei 50 anni, ha ricordato che loro compito è di «abbattere muri e costruire ponti». Non si tratta – ha affermato – di assolvere a tutti i compiti da soli, ma di essere dei moltiplicatori, dei compagni di viaggio, degli sperimentatori e dei ricercatori. Ciò comporta competenza, doti comunicative e la gioia di stare insieme, oltre che esperienza spirituale e coraggio.

Bätzing ha sottolineato anche che i referenti non sono dei «preti ausiliari o personale che intende sopperire alla mancanza di sacerdoti». La loro missione è nuova e originale.

Le origini

L’origine dei referenti è frutto soprattutto dell’impulso impresso alla Chiesa dal Concilio Vaticano II (1962-1965) che aveva parlato con grande chiarezza della dignità e della corresponsabilità dei laici, battezzati e cresimati, benché non ordinati e consacrati.

Il luogo dove l’esperienza è partita può essere considerato la diocesi di Monaco di Baviera.

Inizialmente ha riguardato solo il ramo maschile. Le donne – le referenti – sono infatti entrate in gioco più tardi, a partire dal 1976.

Nel 1969 un gruppo di seminaristi desiderosi di impegnare la loro vita nella pastorale diocesana, senza tuttavia prevedere l’ordinazione sacerdotale, suscitò l’attenzione del card. Julius Döpfner. Il 3 luglio del 1971 inviò i primi sette “referenti” a prestare servizio pastorale nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, con il compito di estendere la loro attività anche alle parrocchie dove mancavano i cappellani. Fu una decisione nata più per impulso che un piano strategicamente elaborato.

Lo storico della Chiesa di Bochum, Andreas Henkelmann, scrisse che non si trattò di creare una nuova categoria ecclesiastica, quanto piuttosto di un’iniziativa pragmatica. Da questa risoluzione provvisoria si sviluppò in seguito un’organizzazione pastorale stabile, mentre in Germania l’attenzione era rivolta altrove, come nel sinodo di Würzburg (1971- 1976), in cui il dibattito riguardava piuttosto il sacerdozio agli uomini sposati e l’ammissione delle donne almeno al diaconato. La proposta di creare dei referenti pastorali era invece proiettata in altra direzione.

Il 19 settembre 1978 l’assemblea generale della Conferenza episcopale tedesca emanò il primo Statuto quadro per i referenti pastorali destinato a rappresentare una struttura provvisoria, di transizione – si disse. Ma l’esperimento si trasformò ben presto in una struttura permanente. Non senza suscitare però accese discussioni, non sempre benevole.

Il Müncher Kirkenzeitung del 19 dicembre 1971, per esempio, scriveva: «Alcuni teologi, stanchi del celibato, avrebbero fatto filtrare dalla porta retrostante un nuovo ufficio ecclesiastico». Un altro commento diceva: «Il gruppo pastorale (dei referenti) aggrava la mancanza di preti anziché alleviarla, e ha tutta l’aria di essere un’ulteriore riserva».

L’esperienza tuttavia si diffuse anche in altre diocesi, ad esempio Treviri, Aquisgrana, Limburgo ed Essen, anche se con modalità proprie, e si estese in altri Paesi come l’Austria, la Svizzera e i Paesi Bassi. Esperienze analoghe furono avviate anche nella Chiesa evangelica luterana e nell’Associazione delle Chiese evangeliche libere ed è destinata ad espandersi ulteriormente.

Guardando al futuro

Il vescovo Bätzing nel discorso del 9 novembre scorso, dopo aver ringraziato i referenti pastorali per il loro servizio, ha detto loro: «La nostra Chiesa attraversa una profonda crisi a causa del venir meno delle strutture e della raccapricciante scoperta degli abusi sessuali, spirituali e di potere. Vi sono particolarmente grato perché, nonostante il forte vento contrario, voi in numerose circostanze, in cui si è avvertita un’enorme delusione nei riguardi della Chiesa, siete rimasti fedeli al vostro servizio. Siamo di fronte a importanti cambiamenti strutturali che occorre gestire.

Anche il “cammino sinodale” (Synodaler Weg) si propone di cercare risposte e, nello stesso tempo, apre ulteriori interrogativi, per esempio, circa il problema dell’annuncio nella celebrazione dell’eucaristia. Io considero il vostro gruppo come un arricchimento costruttivo-critico per il nostro impegno riguardante il cammino futuro. I vescovi hanno posto come risultato del processo di discussione nel loro scritto programmatico Essere Chiesa insieme del 2015 l’immagine di una Chiesa sinodale che più di prima dipenderà dal coinvolgimento di molti con i loro talenti e carismi. Vedo in questo un compito centrale per voi in quanto qualificati referenti pastorali inviati nella rispettive sedi e nei vostri contesti con la missione di ravvivare la fede del popolo di Dio con il messaggio del Vangelo e col vostro essere in cammino insieme».

Nell’assemblea generale di autunno, la Conferenza episcopale tedesca ha elaborato un documento dal titolo Il cuore della Chiesa pulsa nella pastorale. Accennando ad esso, il vescovo Bätzing ha dichiarato nel discorso ai referenti pastorali del 9 novembre scorso: «È quasi umiliante costatare quanto tempo ci è voluto per ascoltare i pastori parlare dei referenti e delle referenti pastorali, specialmente guardando a voi che da 50 anni siete teologicamente e pastoralmente attivi.

Il fatto che raramente vi sia stato riconosciuto questo titolo è qualcosa che ferisce. Sulla base di un concetto comune di pastorale, e non partendo dalla teologia del sacerdozio, si dovrà ora riflettere in maniera nuova sul proprium e sul reciproco coordinamento dei diversi gruppi pastorali tra loro. I referenti portano con sé il profilo di pastori con studi teologici completi e una formazione professionale adeguata. Penso che sia importante che tutti i gruppi pastorali, tutti i futuri pastori di una diocesi si incontrino nello studio e nella seconda fase di formazione per conoscersi meglio tra di loro. Il lavoro in rete è essenziale per il futuro pastorale svolto in équipe. Dobbiamo cercare di affrontare uniti le sfide che ci stanno davanti e di plasmare insieme la società e la Chiesa».

È una provocazione e una sfida che guarda al futuro quella di Bätzing, dopo aver celebrato il 50° anniversario di esistenza dei referenti pastorali. È da qui che bisogna ripartire.

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3 Commenti

  1. Fabio Cittadini 19 novembre 2021
    • anima errante 20 novembre 2021
  2. Antonio Cecconi 19 novembre 2021

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