Lettrici e accolite: senso di un cambiamento minore

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ministeri istituiti

Un rapido giro di reazioni ha già mostrato che la decisione di Francesco di far accedere le donne ai ministeri istituiti apre a molte considerazioni.

Da cattolica italiana, che per altro ha appena concluso di organizzare un seminario a Bologna sul tema, non può che esserci soddisfazione. È stata riportata in primo piano la prospettiva conciliare che vede ministeri per i laici e diaconato permanente come realtà indipendenti dal sacerdozio. Il grande ostacolo era il canone 230 del diritto canonico, oggi superato.

Se fossi, invece, una donna tedesca sicuramente la percezione sarebbe diversa, perché la Chiesa tedesca sulla questione della donna nella Chiesa è stata molto esplicita anche circa il diaconato. Perché non dire che il motu proprio è il tentativo di dare un segnale positivo, l’espediente di concedere qualcosa prima che la richiesta sia troppo difficile da accogliere?

Infine, credo che le donne dell’America Latina si diranno soddisfatte che ora si sappia del loro ruolo anche a Roma, perché nel loro paese già sanno che sono “ministre”: lo sanno le comunità e il vescovo che le invia, ma mancava la possibilità dell’istituzione.

Il motu proprio riguarda il mondo intero e per questo l’apprezzamento sarà diverso, ma forse è bene ricordare tutta la complessità delle situazioni ecclesiali.

In Europa, dove l’immagine del ministero ordinato è molto sfocata, ci viene spontaneo leggere questa apertura come tardiva: le chiese sono vuote e tutta l’immagine delle istituzioni si è indebolita.

Una Chiesa che verrà sarà comunità tutta ministeriale. Ma per ora ci sono molti credenti che hanno di fatto sentito parlare poco, e ancor meno hanno visto agire, a favore di un laicato maturo e soggetto attivo della vita ecclesiale.

Questa disposizione sarà anche l’occasione per tornare a ragionare sul senso che ci siano laici come ministri istituiti, che agiscono in nome della Chiesa. Bisognerà forse compiere un’opera di alfabetizzazione. Su questo tema ci sono molte resistenze, perciò è necessario sostenere questo cambiamento voluto da papa Francesco per non lasciarlo solo.

Per altro questa apertura smorza un po’ la ricerca di ministeri “femminili”. Non è questo il luogo di approfondire, ma parlare di specificità femminile apre sempre la via all’attivazione di stereotipi di genere.

Infine, pensiamo alle molte zone del mondo in cui la parità di uomini e donne in ordine al proprio battesimo può aprire un serio discorso di emancipazione femminile nella società tout court.

Il senso proprio dei ministeri istituiti

Il ragionamento che sostiene questa decisione si appoggia su due concetti: i ministeri istituiti non sono in ordine al sacerdozio e la dignità del battesimo non distingue gli uomini dalle donne.

Se il diaconato permanente non è in ordine al sacerdozio ministeriale, questo motu proprio non potrà non interpellare il  lavoro della commissione sul diaconato permanente delle donne.

Come ogni novità anche questa va custodita.

A caldo, il rischio che appare è quello di negarne l’esigenza, col fatto che già le donne leggono la Parola nelle celebrazioni. Questo vale là dove non ci sono uomini quali ministri istituiti; ma se ci sono, devono esserci anche le donne. E le donne devono chiederlo. Non per potere, che farebbe solo ridere, ma per testimoniare ai proprio figli che la Chiesa crede  in ciò che dice la Scrittura:  in Cristo «non c’è uomo e donna» (Gal 3,28).

Dirsi disponibili a tale passaggio, soprattutto per le donne che, in ordine al lettorato, sono già molto presenti, non deve nascere da chissà quale esigenza interiore, ma si tratta del desiderio di servire i propri fratelli e sorelle non a nome proprio ma di tutta la comunità. Il disincanto con cui anche questa decisione può essere compresa aiuterà a vivere ancor di più questo servizio in libertà di spirito.

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