La missione ieri e oggi

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Il noto teologo torinese don Roberto Repole offre a teologi e agli interessati ai temi della missione e della evangelizzazione una ricchissima messe di riflessioni e di proposte.

Innanzitutto egli presenta un’interessante carrellata su come nei secoli furono affrontati quei temi, anche perché avvennero mutamenti notevoli nella loro impostazione. Basti pensare alle missioni pensate come ad gentes senza alcun dio né religione per poi riscoprire che anche presso altri popoli c’erano segni religiosi e presenza del trascendente, anzi addirittura di semi del Verbo.

Chiesa missioneInsieme a ciò spuntò – almeno dal tempo del card. Suhard e della missione di Parigi e della Francia – anche l’idea di una missione o nuova evangelizzazione per popolazioni una volta cristianissime.

In questi contesti storici quale messaggio diedero le Chiese e quale dovrebbero dare oggi? Le risposte furono e sono varie: oggi, nel clima di democrazia, di fine o quasi di cristianità, di secolarizzazione, di relativismo e di pensiero ondivago si dice che la Chiesa dovrebbe limitarsi a offrire un supporto di carità, di fraternità, di amore, di solidarietà, lasciando da parte quello di verità assolute e ferme.

In passato la Chiesa aveva presentato – a volte anche imposto – il messaggio cristiano non solo come la verità ma anche con categorie ideologiche assai discutibili o poco fondate, come quelle di sacrificio, espiazione, soddisfazione vicaria, riscatto, remissione da colpe originali o personali, meriti ecc.

Repole insiste invece su un’altra proposta: quella del “Dono”, di un dono capace di superare le tendenze moralistiche, del do ut des, delle imposizioni e dei ricatti. Un Dono che proviene da quanto la Chiesa stessa ha ricevuto da Dio Padre nel Figlio suo Gesù. Un Dono ridondante e che chiama chi lo riceve alla ridondanza verso altri e con la stessa libertà.

Senza alcuna verità? Impossibile per la Chiesa, che dovrebbe altrimenti rinunciare a se stessa e alla Grazia di cui vive (più che di varie altre grazie).

Tutto ciò Repole afferma, ovviamente, sulla base della fede cristiana ancorata saldamente alle sante Scritture, in particolare ai Vangeli, nonostante le critiche alle quali essi sono esposti oggi anche nelle Chiese. Su questo aspetto però Repole quasi tace.

Insieme con la rilettura dei Vangeli a supporto della teologia e dell’ecclesiologia del Dono, forse converrà sottolineare la caratteristica più forte e del tutto originale del mistero cristiano, ignoto e impensabile dalla logica umana (cf. 1Cor 1): quella di derivare ed essere ancorata alla “follia” di un Crocifisso-risorto-signore-fonte dello Spirito e dell’amore più forte e aperto a tutti. Questa è la Verità più straordinaria che la Chiesa non potrà mai ignorare né tacere.

Anche la ragione umana deve riflettere seriamente, prima di volerla scavalcare per limitarsi a pur giuste esigenze di solidarietà verso l’umanità. Insomma: come mai e contro ogni aspettativa del suo (e nostro) mondo i primi cristiani, tutti ebrei, gridarono che un “maledetto” crocifisso era ben “ALTRO”, era un originalissimo segno di un Amore che voleva ridondare poi su tutti e chiamare tutti a ridondare liberamente a loro volta?

Alla luce di tutto questo Repole offre, specialmente nell’ultima parte del volume, eccellenti suggestioni per l’azione della Chiesa nel mondo contemporaneo. Sulla scia in particolare anche di papa Francesco.

Un volume quindi, pur discutibile su qualche punto, date la mole e la complessità delle tematiche, che merita però ascolto e diffusione.

ROBERTO REPOLE, La Chiesa e il suo Dono. La missione fra teo-logia ed ecclesiologia, Queriniana, Brescia 2019, pp. 310, € 30.00.

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