Un altro prete ucciso nel Nord Kivu

di: Antonio Dall'Osto

Nella Repubblica democratica del Congo, domenica scorsa 8 aprile, è stato ucciso un altro sacerdote. Si chiamava Étienne Nsengiunva. Aveva 38 anni ed era parroco di Kitchanga, nella provincia del Nord Kivu.

Radio Okapi ha riferito che l’assassinio è avvenuto appena amministrato un battesimo, ascoltato le confessioni, e mentre stava distribuendo le comunioni. Un uomo armato, entrato in chiesa, gli puntò contro l’arma sparandogli un colpo alla testa.

Responsabile dell’azione sembra sia il gruppo Mai-Mai Nyatura, una milizia armata che controlla Kitchanga.

È dal 2016 che la provincia del Nord Kivu è scossa da sanguinosi scontri tra vari gruppi etnici armati. La violenza ha causato un numero indefinito di morti e provocato una massiccia emigrazione della popolazione civile. La Chiesa cattolica, fortemente rappresentata nella Provincia, è spesso presa di mira in questi conflitti.

Lo scorso dicembre, nel Nord Kivu, a cadere vittime della violenza erano stati anche 15 membri delle forze di pace dell’ONU, ad opera del gruppo ribelle islamico Allied Democratic Forces (ADF). Questo gruppo è accusato anche di avere ucciso migliaia di civili tra il 2014 e il 2016.

Contro i sacerdoti

La morte di Étienne Nsengiunva è avvenuta lo stesso giorno della liberazione del parroco Celestin Nango, della comunità di Karambi, nella diocesi di Goma. Era stato rapito la domenica di Pasqua, a Nyarukwangara (regione di Rutshuru) dopo la messa. Prima di lui, il 3 febbraio, era stato rapito anche il parroco di Saint-Robert, a Kinshasa, Alain Bisema, e poi rilasciato.

Étienne Nsengiunva non è il primo sacerdote cattolico ad essere ucciso in Congo negli ultimi due anni. Nell’ottobre 2016 era stato assassinato da due persone mascherate anche il parroco Joseph Mulimbi Nguli, 52 anni, di Katuba, a sud-est di Lubumbashi. E il 2 marzo, il sacerdote religioso Florent Tulanciedi era stato trovato morto nel Kasai, nel Congo occidentale, in circostanze misteriose.

Nel frattempo, la Chiesa è ancora in attesa di notizie dei sacerdoti Charles Kipasa e Jean-Pierre Akilimali, rapiti nel luglio 2017, e di tre religiosi di Mbau (regione di Beni), scomparsi dall’ottobre 2014.

Fin qui le notizie diffuse dall’agenzia tedesca KNA, il 9 aprile.

Per quanto riguarda l’uccisione di don Étienne Nsengiunva, l’Agenzia Fides (9 aprile) ha raccolto le dichiarazioni del vescovo Théophile Kaboy Ruboneka, vescovo di Goma, in cui c’è qualche variante rispetto alla KNA, ma ciò non cambia per niente la tragica realtà dei fatti. «Dopo aver celebrato la messa a Kyahemba, una circoscrizione della sua parrocchia, intorno alle 15 – ha raccontato il vescovo –, don Étienne aveva riunito i suoi collaboratori, quando un uomo armato, accompagnato da altre persone, è entrato nella sala della riunione e gli ha sparato a bruciapelo alla testa uccidendolo sul colpo. L’omicidio è stato così veloce che gli astanti non si sono resi conto del numero di persone che sono entrate nella sala per uccidere don Étienne».

Nel caos, abbandonati da tutti

Chi sono i responsabili? Secondo il vescovo Kaboy Ruboneka, «è difficile individuarli: «La nostra regione – ha detto – è infestata da diversi gruppi armati, almeno 15, che non si riesce a smantellare nonostante la presenza dell’esercito regolare e dei Caschi Blu della Monusco (Missione ONU nella RDC)».
«Don Étienne è il terzo prete ucciso nella zona», ha ricordato il vescovo. «Le inchieste sui responsabili di queste morti non concludono mai nulla. Da parte nostra, faremo di tutto per identificare gli assassini, anche se non ci facciamo molte illusioni. In questi casi i testimoni temono per la propria vita e per quella dei loro cari e difficilmente offrono elementi utili alle indagini».

Il vescovo ha poi concluso: «Qui nel Nord Kivu viviamo nel caos totale. La situazione della mia diocesi di Goma, come quella di Butembo-Beni, è incredibile. Siamo completamente abbandonati da tutti; viviamo solo grazie alla Provvidenza. Chiedo ai fedeli della Chiesa universale di pregare per la nostra regione, affinché possa ritrovare la pace».

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