Posti liberi

di: Marcello Matté

Jenny sta per terminare i suoi giorni di reclusione. Per quanto possa sembrare assurdo, le mura del carcere la tenevano in qualche modo al riparo. Ma da se stessi non c’è muro né programma che possa proteggerci. Jenny è sensibile, geniale per certi aspetti, imprevedibile e ingenua. Sa farti innervosire a comando, ma è  a suo modo simpatica.

Jenny ha terminato la sua pena. Forse soltanto per cominciarne un’altra, forse più lunga. Conoscendo la sua situazione e la sua fragilità, le varie figure del carcere – educatori, agenti, mediatori, volontari – si sono mossi d’anticipo per allestire in tempo uno “scivolo” all’impatto con una realtà di indipendenza che ha i tratti pericolosi dell’abbandono.

Jenny non ha una famiglia ad aspettarla, né una casa sua. La prima azione di chi vuol provare a prendersi cura di lei è cercare un posto per lei, una “struttura” – fatta di persone – che la accolga. Sono stati attivati alcuni operatori.

All’uscita, Jenny trova due persone lì ad accoglierla, e un’intera rete alle loro spalle per ammortizzare la sua “caduta libera”. «Non voglio venire con voi», sono le prime parole di Jenny. «Adesso sono libera e voglio andare dove voglio io».

«Abbiamo trovato per te un posto sicuro», dice Eleonora cercando di convincerla a seguirli. «Non voglio andare in nessun posto. Sono stanca di regole e non ne voglio più. Voglio fare quello che voglio». La conversazione al telefono con una sua amica alla fine la persuade ad andare con loro. Sembra aver compreso, per ora, l’alternativa illusoria alla quale si sarebbe consegnata.

Ero lì anch’io all’uscita. Avevo un ruolo per un eventuale “piano B”. Oggi mi torna in mente l’episodio leggendo il Vangelo di Giovanni. «Vado a prepararvi un posto». E mi sorprende l’immagine sospettosa, pessimista e inquietante di una distesa di “posti liberi”, che in molti non vogliono occupare. L’esegesi mi avverte che non si tratta dei posti in paradiso, ma di quelli nella comunità credente. La parabola di Jenny vale anche per me, sempre allettato da una libertà senza vincoli – esiste? – piuttosto che occupare un posto “di servizio”.

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Un commento

  1. Anna Sforza 17 maggio 2017

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