Papa Francesco agli imprenditori

di: Fabrizio Mastrofini

Deve essere «il bene comune» la «bussola che orienta l’attività produttiva», per far crescere «un’economia di tutti e per tutti», che non sia «insensibile allo sguardo dei bisognosi». È quanto ha raccomandato papa Francesco agli imprenditori italiani di Confindustria, ricevendoli in udienza sabato mattina 27 febbraio.

Dopo aver promosso un seminario di studio a Roma, che ha avuto per slogan «fare insieme», gli industriali hanno vissuto una giornata giubilare nell’Aula Paolo VI. E il pontefice citando la Evangelii gaudium ha ribadito che un’economia solidale è davvero possibile, solo se «la semplice proclamazione della libertà economica non prevalga sulla concreta libertà dell’uomo e sui suoi diritti» e «il mercato non sia un assoluto, ma onori le esigenze della giustizia e, in ultima analisi, della dignità della persona. Perché non c’è libertà senza giustizia e non c’è giustizia senza il rispetto della dignità». Con il pensiero rivolto alle nuove generazioni, il papa ha fatto in particolare riferimento a «tutti quei potenziali lavoratori, specialmente i giovani, che, prigionieri della precarietà o di lunghi periodi di disoccupazione, non vengono interpellati da una richiesta di lavoro che dia loro, oltre a un onesto salario, anche quella dignità di cui a volte si sentono privati».

Non bisogna solo dirigere – ha insistito il papa – ma soprattutto ascoltare e avere sempre presenti i volti concreti delle persone che lavorano. La faccia degli anziani, «troppo spesso scartati come inutili e improduttivi» mentre potrebbero ancora «esprimere risorse ed energie per una collaborazione attiva». La faccia dei giovani e di tutti quei “potenziali” lavoratori «prigionieri della precarietà o di lunghi periodi di disoccupazione». Fare impresa vuol dire impegnarsi per queste categorie. «Significa dare a ciascuno il suo, strappando madri e padri di famiglia dall’angoscia di non poter dare un futuro e nemmeno un presente ai propri figli; significa saper dirigere, ma anche saper ascoltare, condividendo con umiltà e fiducia progetti e idee; significa fare in modo che il lavoro crei altro lavoro, la responsabilità crei altra responsabilità, la speranza crei altra speranza, soprattutto per le giovani generazioni, che oggi ne hanno più che mai bisogno». Siate «costruttori del bene comune e artefici di un nuovo umanesimo del lavoro». E proprio a tal fine ha invitato gli industriali italiani a intraprendere la «via maestra» della giustizia, rifiutando «le scorciatoie delle raccomandazioni e dei favoritismi e le deviazioni pericolose della disonestà e dei facili compromessi».

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