Daria Dugin e il papa

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Le osservazioni del papa sulla morte “innocente” di Daria Dugin, sostenitrice dell’invasione dell’Ucraina e figlia di un ideologo della guerra, hanno giustamente aperto un’ondata di polemiche. Ma forse c’è molto di più dietro la “gaffe” o “errore” del papa. Ci sono domande profonde.

Si è “colpevoli” quando si muore di morte violenta a 30 anni? Qualcuno è colpevole agli occhi della Chiesa e di Dio che perdona tutti? Non sono tutti “innocenti”? Queste sono le domande che stanno alla base delle dichiarazioni del papa sulla morte di Dugina in un attentato.

Se qualcuno fosse “colpevole” in mezzo a una guerra per la sua morte, torneremmo al Medioevo, alle guerre sante, agli stermini in nome di Dio, all’idea folle e barbara che la fine dei nostri nemici ci porta in paradiso.

Le dichiarazioni del papa sulla Dugina devono essere viste in questa luce come un elemento di profezia, una ricerca di incarnare la parola di Dio.

Questo dovrebbe essere visto nelle parole del papa da persone di qualsiasi parte. Da un punto di vista pratico, è anche una mano tesa ai molti russi che stanno dall’altra parte per convinzione o per imposizione.

Ciò non preclude agli ucraini la possibilità di rivendicare giustamente di avere ragione in una guerra che non hanno iniziato, che subiscono e da cui devono difendersi.

Ma non c’è nessuna idea da parte del papa di distinguere il bene dal male, il nero dal bianco. Dall’occhio di Dio e dal modesto sforzo del papa, tutti i morti in guerra sono innocenti. Ciò non toglie che chi viene attaccato possa e debba difendersi semplicemente perché arrendersi potrebbe significare altri morti.

Ma queste sono due dimensioni per vedere la realtà umana.

Ancora una volta: è sgradevole che una battuta ispirata da nobili sentimenti suoni in realtà come un’equiparazione tra bambini innocenti uccisi dalle bombe putiniane e una donna adulta, consapevole delle sue scelte ideologiche i cui effetti sono devastanti e violenti, uccisa dai terroristi del ventre oscuro della Russia.

Da questo punto di vista, gli ucraini, ancora una volta, hanno ragione.

Ma c’è un livello più profondo e umano, quello della pietà, che si applica a ogni creatura, anche la meno piacevole e affidabile. È la pietà, più che il rispetto, a garantire un gesto finale di riconoscimento della dignità di ciascuno. Saper salvare la pietà è una garanzia di umanità, anche nella violenza disumana della guerra.

Riconoscere la pietà per il violento e per l’avversario anticipa il giudizio più giusto ed equilibrato da dare in futuro. In questo senso, è una parola-gesto di profezia.

Papa Francesco non controlla sempre il suo parlare. È sempre alla ricerca di qualcosa, cercando di esprimere le nuove realtà che vede.

Inventa parole nuove, sfronda l’argomentazione dei suoi pensieri, apre digressioni non ancora maturate: è pericoloso mettergli un microfono davanti.

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4 Commenti

  1. Paolo Foresti 30 agosto 2022
  2. ALESSANDRO GIOVANARDI 30 agosto 2022
    • Anima errante 31 agosto 2022
  3. Adelmo Li Cauzi 29 agosto 2022

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