La teologia di Francesco: uno studio a più voci

di: Fabrizio Mandreoli

copertinaPapa Francesco segna una nuova fase nel cammino della vita della Chiesa e del modo con cui la comunità dei credenti abita il mondo. Malgrado le – gratuite – accuse sul deficit di teologia di Bergoglio sono ormai davvero molte le categorie che ha immesso nella discussione teologica e in quella sociale. Si pensi per ricordarne alcune: alla valorizzazione del popolo, del suo valore mitico e costruttivo, al tema delle periferie, al procedimento induttivo e dal basso, agli atteggiamenti – teologici, spirituali e sociali – della tenerezza e della misericordia, ai quattro principi (tempo/spazio, tutto/parte, unità/conflitto, realtà/idea), alla necessità della riforma della Chiesa, alle questioni legate ad una riconsiderazione complessiva delle questioni urbane e sociali ecc.

Ci pare che questi temi, insieme a molte altre suggerimenti teologici bergogliani, siano davvero importanti per un possibile rinnovamento della teologia e per una sua rigenerata capacità di leggere la tradizione cristiana dentro al nostro tempo. Per fare questo bisogna però non utilizzare questo impulso come una pezza nuova su un vestito vecchio, cioè non cambiare – di fatto – nulla di rilevante del modo di riflettere/sentire e del modo di strutturare le nostre teologie e pastorali. Si tratta, quindi, di prendere sul serio il rinnovamento del come fare teologia assumendo la sfida metodologica – in ambito accademico, pastorale e sociale – come una delle sfide più urgenti.

Con tale persuasione un gruppo di lavoro internazionale e interdisciplinare si è messo all’opera cercando di indagare: a) come Bergoglio utilizzi le sue fonti teologiche ed esistenziali, b) il suo modo di procedere, c) l’esplicitazione di alcune possibili conseguenze per la teologia e la Chiesa – in particolare in Italia – se si assumesse tale metodo (che è nello stesso tempo un metodo di lavoro, di appropriazione delle fonti e di interpretazione/trasformazione della storia). Il lavoro – che ha conosciuto una prima fase nella pubblicazione di un dossier sulla Rivista di Teologia dell’Evangelizzazione – si struttura così in una serie di contributi tra loro coordinati da questa triplice – ma unitaria – domanda di ricerca ed indagine. Presentiamo, quindi, sinteticamente il contenuto e la prospettiva dei singoli contributi convinti certo della parzialità dei risultati, ma anche di una loro effettiva utilità per un’appropriazione più consapevole di un certo modo di procedere nel riflettere, nel sentire e nell’agire.

José Luis Narvaja in Un avvicinamento alla comprensione dell’immagine «mitica» di popolo: Bergoglio, Guardini e Dostoevskij cerca le fonti e le basi – uscendo anche da una serie di luoghi comuni – per capire la centralità che il papa consegna alla parola popolo. Solo focalizzandosi su tale parola e sul suo mondo di significati si possono capire la Chiesa, l’uomo e il suo rapporto con Dio, cercando di capire anche come può essere trasformato il mondo e come si può vincere l’egoismo che, in qualche misura abita in ciascuno di noi. Occorre una scelta fondamentale: camminare col popolo, vivere la sua stessa vita per capirne e apprezzarne la dimensione «mitica» e «costruttiva».

Lo scrivente è autore del contributo Un approfondimento sull’orizzonte e su alcune radici «europee» della teologia di papa Francesco. Il guadagno forse più significativo di queste pagine è come il papa abbia metabolizzato l’insegnamento di tanti teologi e pensatori per arrivare a pensare che “la vita di Gesù è riassumibile nello scambio che salva. Gesù in questo movimento di scambio e riconciliazione viene ucciso fuori dalla città santa come un uomo maledetto insieme a due ladri. In questo modo non è possibile usare Gesù, il messia che riconcilia i vicini e i lontani, per fondare una città degli uomini, conchiusa e composta da uomini omogenei tra loro o rispondenti a un qualche criterio di purezza rispetto a chi estraneo, altro o nemico della città. I cristiani sono invitati ad andare là dove è il Cristo, crocifisso con i poveri e i peccatori, fuori dalla città. Solo una Chiesa che lo segue profeticamente in questo cammino può annunciare il vangelo e farsi prossima agli uomini. E’ il costante richiamo di Bergoglio verso una Chiesa che sia profetica, in uscita, che raggiunga gli uomini nelle periferie della vita, che non si concepisca come un sistema chiuso, imborghesito, rivolto musealmente al passato, senza profezia, composto da presunti «puri», che «indottrina» la verità per scagliarla contro altri, senza contatto con i poveri, che fugge la «notte» degli uomini e il «nodo del dramma umano».”

papa francesco

Jorge Mario Bergoglio e il concilio Vaticano II: fonte e metodo, di Enrico Galavotti, ci conduce in un viaggio affascinante per capire come Bergoglio abbia considerato il Vaticano II. L’autore si auspica che l’attuale pontefice sia il Borromeo dell’ultimo concilio: «Si può ben dire allora che, pur senza preoccuparsi di citarlo nelle note a piè di pagina dell’edizione dei suoi interventi, Bergoglio pensa, parla e fa il Vaticano II. Il concilio, insomma, è diventato per lui un elemento culturale così intrinseco da non richiedere riaffermazioni pubbliche». Su queste affermazioni ci si auspica che il concilio ci obblighi a ripensare a questi temi: governo della Chiesa, valorizzazione della Chiesa particolare, responsabilità di tutti i christifideles nella missione della Chiesa, ecumenismo, misericordia e prossimità come principio pastorale primario, libertà religiosa personale, collettiva e istituzionale, laicità aperta e positiva, sana collaborazione fra la comunità ecclesiale e quella civile nelle sue diverse espressioni.

Gerard Whelan (Il metodo teologico e pastorale di papa Francesco) mostra che le caratteristiche del metodo di Bergoglio, partendo dalla Gaudium et Spes, si snodano «secondo tre punti principali: il suo riferimento al discernimento degli spiriti, il suo uso del metodo induttivo e l’opzione preferenziale per i poveri». Egli ha anche «identificato come Bergoglio sviluppò e approfondì tali caratteristiche nel corso di dibattiti spesso conflittuali con tre diversi sistemi di pensiero: il marxismo, le forme estreme del capitalismo neoliberale e alcuni tipi di teologia deduttivista e centralizzata provenienti dal Vaticano».

Il quinto articolo è Il metodo di Bergoglio: conseguenze per la teologia (Anna Carfora e Sergio Tanzarella) che ci porta, in qualche modo, a considerare come potrà essere la teologia del futuro: «Detto in altri termini, si opera in papa Francesco un passaggio dall’aggiornamento – parola d’ordine di una Chiesa che nel tornante degli anni Sessanta del secolo scorso riconosceva un gap e un ritardo accumulati, per cui si avviava a colmare l’arretratezza – al proporsi come un’avanguardia». Avanguardia per i temi dell’ambiente (come dimostra la Laudato si’), della pace, della nonviolenza, del dialogo con tutte le altre fedi e culture: occorre essere pionieri e andare avanti nella riflessione e nell’azione responsabile.

Marco Giovannoni, nel suo Il metodo di Bergoglio: conseguenze per la pastorale e la vita della Chiesa in Italia, ci fa compiere un passo significativo cercando di rispondere alla domanda: ma tutto questo come può essere applicato in Italia? Il regime di cristianità è finito; «il papa, in alcuni discorsi specifici alla Chiesa italiana, che qui non è possibile riprendere, ha ricordato che la pastorale deve assumere i sentimenti di Cristo: umiltà, disinteresse, beatitudine, compassione, misericordia, concretezza, saggezza», rimanendo lontani da alcune tentazioni, soprattutto legate all’ecclesiocentrismo. Questo articolo pone all’attenzione elementi che dovrebbero essere al centro di ogni cammino di aggiornamento della pastorale della Chiese italiane.

Infine, il contributo intitolato Fonti, metodo e orizzonte di papa Francesco a partire dai quattro principi. Applicazioni pratiche per l’oggi (Matteo Prodi), leggendo il percorso intellettuale e pastorale di Bergoglio evidenzia come i quattro principi, universalmente noti dopo la pubblicazione di Evangelii Gaudium, siano centrali e decisivi per capire la fede del papa e il suo modo di concepire la trasformazione del mondo col Vangelo. L’articolo mostra che questi principi funzionano in varie questioni sociali. Sarebbe dunque auspicabile che si mettessero in campo concreti esperimenti di evangelizzazione a partire da questa impostazione.

Speriamo che molti lettori possano apprezzare questo lavoro collettivo e sviluppare ulteriormente queste e altre piste di riflessione che aiutino tutti nella costruzione di una teologia e di una vita di Chiesa più vive, creative, più responsabili e maggiormente incidenti.

Fabrizio Mandreoli (a cura di), La teologia di Papa Francesco. Fonti, metodo, orizzonte e conseguenze, EDB, Bologna 2019, pp. 224, € 17,00. 9788810412411

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