Modernità di papa Francesco

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papa francesco

Il volume che presentiamo è l’insieme di saggi di studiosi di sociologia delle religioni, di politologi, di filosofi ed esperti di media, che, pur con approfondimenti interdisciplinari differenti, si integrano. Essi cercano di chiarire l’impatto, nella società e nelle istituzioni, del pontificato di papa Francesco, entrato nel settimo anno, e che abbiamo definito moderno. Una realtà – la modernità – complessa e polisemica, che può essere coniugata con significati anche diversi. (…)

Un “compito infinito”

Il sociologo Salvatore Abruzzese considera, nel testo che apre il libro, la modernità di Francesco “tardiva”. Il pontefice, insistendo di meno dei suoi predecessori sui “principi primi” e irrinunciabili della fede, propone una “Chiesa in uscita” ma inclusiva in una società moderna che sembra aver smarrito la strada del progresso civile, economico e politico del secondo dopoguerra. Ė il cambiamento d’epoca del quale ha parlato il pontefice nel 2015 ai rappresentanti del V Convegno nazionale della Chiesa italiana.

Uno dei maestri di Bergoglio, che lo guidano nel suo messaggio ecclesiale e nel suo progetto di Chiesa, è il teologo italo-tedesco Romano Guardini.[1] «La mia opera – scrive lo studioso – tenta di raggiungere uno sguardo d’insieme che abbracci  l’esistenza cristiana nella sua complessità».[2] Il conferimento poi nel 1962 allo stesso Guardini del premio internazionale Erasmo conferma il suo impegno e «l’obbligo di continuare  nelle mie sollecitudini per la formazione di una viva coscienza europea».[3] Le sue riflessioni sull’Europa sono di estrema attualità, ancora di più dopo le elezioni europee del maggio 2019, con una battuta d’arresto, per il momento, dei partiti neopopulisti e sovranisti.

L’Europa ha «una missione da compiere», sottolinea il filosofo Massimo Cacciari nel suo saggio, analizzando il pensiero del già citato teologo e filosofo R. Guardini: un «compito infinito». Nel politeismo dei valori e nel paganesimo di una sola «Potenza salvifica» che hanno creato l’avvento dell’Anti-Cristo, i totalitarismi del Novecento, la cristianità può, razionalmente, governare il mondo della Tecnica, affermando «l’idea cristiana di persona e di potere politico» in una responsabilità delle azioni (la Beruf weberiana). Se l’Europa riuscisse a riconoscersi nella tradizione  “del presente”, con una soggettività attiva, “potrà avere un futuro”. Nell’aut-aut richiamato da Guardini vi è la coscienza di una decisione radicale da intraprendere. Non è più il tempo delle mezze misure o delle vie di mezzo: «L’Europa è cristiana o non è». Parole, queste, ancora più attuali ora, nelle emergenze che ogni giorno il nostro continente vive: economia in quasi recessione, immigrazione, disoccupazione e precarietà del lavoro, delegittimazione della democrazia rappresentativa.

Ripensare il primato petrino

Quale, allora, il ruolo della Chiesa di Bergoglio in questo scenario?

Nel progetto di una sua possibile riforma assume un ruolo decisivo anche la forma istituzionale del cattolicesimo. Lo confermano le analisi del sociologo e studioso delle religioni Enzo Pace.[4] Si sottolinea la volontà di decentrare il potere, fino ad ora centrale della Chiesa, favorendone la collegialità. Vi è il tentativo di trasformare una struttura burocratica piramidale in una più snella e meno gerarchica di supporto e consiglio al papa, anche con la nomina di cardinali non europei. Rimangono, però, alcune criticità: l’esclusione, ad esempio, di un ruolo rilevante per le donne.

Pace, inoltre, evidenziando l’importanza per Francesco del concilio Vaticano II, che ha introdotto chiaramente la nozione di Chiesa popolo di Dio, individua altri punti cardine del suo pontificato moderno. La volontà, sulle orme del cardinale Carlo Maria Martini, di «ripensare il primato di Pietro» per favorirne la collegialità in un «riavvicinamento con le Chiese sorelle» (ortodosse e riformate). La sinodalità diventa quindi per Bergoglio una delle modalità della sua modernità, anche se non poche sono le critiche, sia all’interno che all’esterno della Chiesa. Il papato di Francesco si pone in continuità o in rottura con quelli precedenti?[5] Il dibattito è aperto e rende ancora più attuali i suoi tentativi di riforma istituzionale della Chiesa.

Popolo e populismi

Occorre anche ricordare che molti sono i nemici e gli avversari di Bergoglio. In Europa i partiti sovranisti di Matteo Salvini e di Marine Le Pen, negli Stati Uniti ambienti di grandi fondazioni e anche alcuni vescovi e cardinali che attaccano Bergoglio proprio sui temi esposti in precedenza. E cioè il dialogo con gli ultimi e gli immigrati, l’ecologia, l’attenzione ai poveri di una “Chiesa in uscita” e la centralità, per il papa argentino, del concilio Vaticano II.[6]

E, proprio riaffermando l’importanza di questo Concilio, Bergoglio scrive e parla spesso di popolo. Lo evidenzia il sociologo Francesco Vespasiano che, nel suo saggio, prende in considerazione due figure fondamentali per il papa latinoamericano: il teologo Lucio Gera e dom Hélder Pessoa Câmara, con la scelta dell’opzione preferenziale dei poveri. Aiutano la sua riflessione anche i cinque modelli di Chiesa proposti e analizzati dal teologo gesuita Avery Dulles, nelle due versioni del 1974 e nella più recente del 2004. L’impegno di Francesco per la liberazione dei poveri, degli esclusi e degli oppressi non è, quindi, una lotta ideologica di contrapposizione tra classi, ma è tutta all’interno del Vaticano II, scritta nei suoi documenti.

Occorre, però, approfondire, anche segnalando alcune critiche, che il popolo di Francesco non si può confondere con i neopopulismi contemporanei, realtà ascrivibile alla crisi e alle trasformazioni delle democrazie odierne. Ė questa l’interpretazione del saggio della sociologa Monica Simeoni.

La «teologia del popolo» è diversa dalla «teologia della liberazione», nata e sviluppatasi sempre in Argentina.[7] Lo scrive uno dei teologi maestro di Francesco, J.C. Scannone.[8] Francesco ha posto la «questione del popolo» come realtà centrale del suo pontificato, partendo dalla fede di una comunità inserita nella storia e nella società civile.[9] Bergoglio rifiuta e critica le politiche populiste, l’ha più volte ribadito anche nei suoi viaggi: esse aggravano i problemi senza risolverli. Il radicamento di Francesco è nella teologia del popolo e nel suo rapporto con il magistero sociale.[10]

Retroterra argentino

Proseguendo la riflessione sul concetto di popolo, va segnalata un’altra accusa a Francesco: il suo presunto peronismo. Alcuni studiosi dell’America Latina, tra i quali Loris Zanatta, hanno evidenziato l’aspetto peronista (e populista) di Bergoglio e i suoi tratti antiliberali.[11] Opinione, questa, ancora discussa, e non solo in ambito accademico. Il peronismo: una realtà storica complessa da analizzare in un continente, l’America del Sud, nel quale le diseguaglianze e la povertà sono ancora molto presenti e lontane dall’essere sconfitte.

La sociologa di origine argentina, Veronica Róldan, affronta e cerca di chiarire il rapporto di Francesco con la politica di questo Paese negli ultimi vent’anni. E anche perché Bergoglio non sia più tornato nella sua nazione dopo l’elezione a papa nel 2013. Si conferma, in Bergoglio, la critica al modello neoliberista e a riforme realizzate più con un approccio economico che sociale.

Il papa argentino ha sempre dimostrato una forte coscienza sociale in una reale e costante vicinanza ai poveri, agli ultimi, agli abbandonati. Non lo si può, però, “ingabbiare” in concetti ideologici europei, come appartenente, cioè, a ideologie di destra o di sinistra, liberale o conservatore. La sua teologia del popolo non è un concetto ideologico e politico ma è l’appartenenza alla cultura popolare e nazionale argentina: una fusione tra religione, cultura e nazione.

Bergoglio e i media

Un altro argomento importante, significativo e caratteristico della modernità di Francesco e del suo pontificato è l’uso che egli fa dei media, il suo rapporto con essi e anche i contenuti e le modalità della sua comunicazione. Lo stile immediato di Francesco, chiaro e semplice ma non semplicistico, rende il  dialogo una costante della sua azione pastorale.[12]

Già Paolo VI, pontefice caro a Bergoglio e spesso da lui citato nei suoi documenti, negli anni Sessanta aveva scritto nella sua prima enciclica, l’Ecclesiam suam, che la Chiesa doveva dialogare con il mondo contemporaneo.[13] Pure questa potremmo definirla una modalità moderna: l’uso della parola e dei media (anche i social network) per arrivare a tutti i popoli, anche quelli lontani dalla fede o di religioni differenti dalla cristiana.

Il sociologo Carlo Nardella analizza, in questa prospettiva, il mondo complesso dell’informazione religiosa, distinguendo ed esaminando le differenze dei messaggi mediatici rispetto al contesto: alcuni viaggi del papa di questi ultimi anni e anche le sue rappresentazioni fotografiche in due quotidiani. In particolare si confrontano il New York Times, statunitense, e l’italiano la Repubblica, la somiglianza e le discordanze nel tono della copertura giornalistica. Discordanze che, in realtà, sono anche diversità di opinioni sul pontificato di Bergoglio. Il quotidiano italiano tende a trascurare l’analisi di fattori politici, diversamente dal New York Times che assegna, invece, un ruolo centrale alla politica considerando Francesco «un Capo di Stato che viaggia per il mondo per scopi diplomatici». La Repubblica, invece, lo rappresenta «uomo e leader religioso».

La comunicazione del papa ha, però, degli obiettivi precisi, scrivono i sociologi e massmediologi Enrico Gandolfi e Richard E. Ferdig: favorire il dialogo quale Primus inter pares, senza apparenti distanze e distinguo. Ma il rapporto tra nuove tecnologie e religione si può definire complesso e accidentato. Francesco, nel gennaio 2019, per la 53ª Giornata mondiale della comunicazione, attribuisce ai social media vantaggi di costruire relazioni e conoscenze, senza però sottovalutare anche i rischi di un anonimato che può indurre a comportamenti devianti e a proporre fake news, anche nel mondo giovanile.

I giovani

Bergoglio, infatti, parla e scrive pure ai giovani, il futuro dell’umanità. La modernità è anche la positività di chi riesce a sconfiggere l’impotenza e l’impossibilità di controllare un mondo che sembra avere perso finalità positive di un orientamento di guida, anche per i giovani.[14] Occorre superare l’incapacità di creare legami e pensieri contro le molte crisi contemporanee.[15]

Francesco nell’ottobre 2018 ha promosso un Sinodo per i giovani: la sociologa Cecilia Costa ne ha approfondito e analizzato i temi. L’esortazione apostolica postsinodale Christus vivit (CV) è stata poi pubblicata in seguito, nell’aprile 2019.

Nell’apertura al Sinodo Bergoglio accetta la sfida del futuro, per «far germogliare sogni, suscitare profezie e visioni, far fiorire speranze e stimolare fiducia».[16] La modernità, ancora una volta, è la realtà positiva nella quale il cristiano può portare gioia e sconfiggere paure e accidie. Il papa, però, riconosce anche le crisi contemporanee del mondo, le molte ferite che lo lacerano, e che i giovani patiscono, ma «in molti di loro troveremo un profondo desiderio di una vita diversa» (CV 84).[17]

Un approfondimento puntuale è anche nel riconoscimento e nell’importanza del ruolo del mondo digitale nella contemporaneità. Si analizza anche il rapporto della cultura online con quella offline: i social media e il web presentano luci e ombre. Possono anche portare alla dipendenza, all’isolamento e alla progressiva perdita di contatto con il mondo reale, creandone uno virtuale (CV 88).[18]

Periferie

Francesco, inoltre – lo scrive la sociologa Simona Scotti –, il papa che viene da lontano, dalle periferie e dalle strade dell’America Latina, ha rinnovato e trasformato l’immagine tradizionale dei pontefici. Si veste umilmente, viaggia spesso in autobus, non vive nel palazzo apostolico ma in un appartamento. Bergoglio non è il «papa delle folle ma nelle folle».

Una distinzione, questa, importante e significativa. Egli vive all’interno del popolo e si mescola con le persone. Dopo la sua elezione, si è recato a Santa Marta, la sua nuova casa, in pulmino, assieme con gli altri cardinali. Nella sua intervista a padre Spadaro, già citata, Francesco ribadisce che la Chiesa è la casa di tutti e il futuro si costruisce insieme.[19]

Occorre tornare alle forme originarie del cattolicesimo, sporcarsi le mani, non restare ai margini. Più volte ha affermato che «dove non c’è Dio, non c’è campo». Un linguaggio, questo, per i giovani, «nativi digitali», che usano la tecnologia molto più spesso degli adulti. Queste nuove modalità di vita e di azione del papa argentino hanno cambiato il pontificato suscitando, come già evidenziato, anche forti critiche.

Dare vita a una cultura dell’incontro

Il volume termina con le Conclusioni del sociologo della religione Roberto Cipriani, che ha condotto ricerche sulla religiosità in Italia e in altri Paesi, a Nahuatzen,[20] ad esempio, in Grecia. Ha coniato il termine «religione diffusa» in un testo degli anni Settanta, ora ripubblicato e riaggiornato.[21]

Cipriani presenta i dati di una ricerca empirica, nel 2017, qualitativa e quantitativa, sui consensi raccolti da Francesco, che si aggirano attorno al 70%, anche se agli inizi del pontificato erano maggiori. Il gradimento di Bergoglio riguarda gli italiani ma anche gli stranieri presenti nel nostro Paese. Si conferma l’attenzione del papa per la povertà, fatto per lui consueto fin dall’inizio del suo servizio ecclesiastico e continuato nella diocesi di Buenos Aires, in Argentina.

Il pontificato di Bergoglio è molto diverso da quelli precedenti ma si inserisce profondamente nella modernità di un tempo in forte crisi di identità e, spesso, anche di rappresentanza. La religiosità di Francesco parla direttamente ai cristiani cattolici di ogni continente e di ogni cultura, offre speranza e gioia anche a chi non crede.

Si possono ricordare le sue parole agli imprenditori cattolici a Buenos Aires, nel 1999: «Abbiamo bisogno di dare vita a una cultura dell’incontro. In questi tempi difficili, davanti alla cultura del frammento, come la chiamano alcuni, o della non integrazione, siamo chiamati a contrastare quanti vorrebbero affermare il risentimento, l’oblio della nostra storia condivisa, o si divertono a indebolire i legami».

Riprendiamo in parte l’introduzione di Monica Simeoni, docente di Sociologia all’Università del Sannio (Benevento) e di Sociologia delle religioni all’ISSR Ecclesia Mater del Laterano, al volume da lei curato La modernità di papa Francesco, EDB, Bologna 2019, 304 pp., 24,00 euro.


[1] S. Zucal, Romano Guardini maestro di papa Francesco, in Vita e Pensiero, 6, 2016, 47-54.

[2] R. Guardini, Libertà, grazie e destino, Morcelliana, Brescia, 1957, 7.

[3] R. Guardini, Europa. Compito e destino, Morcelliana, Brescia, 2004, 13.

[4] E. Pace, Riorganizzare l’eterno. L’impatto di Papa Francesco sulla Chiesa cattolica, in Papa Francesco e il cattolicesimo sud globale. L’impatto del suo pontificato in Italia, a cura di Verónica Roldan, Franco Angeli, Milano, 2018, 28-47.

[5] M. Marzano, Rivoluzione o continuità?, Rassegna Italiana di Sociologia, 4, 2016, 643-663.

[6] M. Introvigne, Chi ha paura di Papa Francesco? Una mappa dei suoi avversari, in Papa Francesco e il cattolicesimo sud globale. L’impatto del suo pontificato in Italia, a cura di Verónica Roldan, Franco Angeli, 2018, 140-154.

[7] J. C. Scannone, La teologia del popolo. Radici teologiche di papa Francesco , 2019.

[8] ivi.

[9] Ivi, 119.

[10] Ivi, 6-7.

[11] L. Zanatta, Un papa peronista?, in il Mulino, 2, 2016, 240-249. Cfr. anche dello stesso autore La nazione cattolica. Chiesa e dittatura nell’Argentina di Bergoglio, Laterza, Roma-Bari, 2014.

[12] M. Magatti, Il dialogo di Francesco che si rivolge alla gente, in Corriere della Sera, 23 Settembre 2017. Scrive il sociologo lombardo: “Più che il pensiero scritto Francesco ama la parola viva”.

[13] B. Salvarani (a cura di), Il dialogo come stile. Papa Francesco, Edizioni Dehoniane, Bologna, 2016, Introduzione.

[14] M. Benasayag, G. Schmit, L’epoca delle passioni tristi, Feltrinelli, Milano, 2005.

[15] Ivi, 23.

[16] Francesco, Christus vivit. Esortazione apostolica postsinodale ai giovani e a tutto il popolo di Dio, RCS, Milano, 2019, 45.

[17] Ivi, 93.

[18] Ivi, 94-95.

[19] A. Spadaro, Intervista a Papa Francesco, 460.

[20] R. Cipriani, Il pueblo solidale. Nahuatzen. Dalla cultura purépecha alla modernizzazione, Franco Angeli, Milano, 2005.

[21] R. Cipriani, Diffused Religion. Beyond secularization, Palgrave MacMillan, London, 2017.

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