Chronicon – 12. Arrivano i buoni

di:

Rileggo quello che ho scritto ieri. Ho provato a raccontare alcune tipologie dei miei parrocchiani. Mi fa bene pensare a loro, ricordare i volti, i nomi, le storie, le abitudini e anche le manie. Scoprire la caratteristica di ciascuno mi aiuta a volergli bene, a sentirlo come unico e prezioso.

Quando mi prendono in giro, e colpiscono nel segno i miei lati ridicoli e goffi, se riesco ad andare oltre la mia suscettibilità capisco che ne ricevo del bene. Il rapporto diventa più sciolto e più sereno se riusciamo a non immaginarci perfetti, se guardiamo con ironia anche i nostri limiti; è più semplice poi dirsi le cose che contano davvero.

La fraternità di una parrocchia è un esperimento profetico: quello di mettere insieme un’umanità variegata e improbabile, che proprio perché non omogenea ha solo nel Vangelo il proprio baricentro.

Così provo a continuare il racconto. Dopo gli storpi e i maniaci, avevo lasciato indietro i “buoni”. Già il fatto che li ho messi per ultimi è indicativo: tanto loro non si lamentano mai!

Prima ancora di dire chi sono è importante dire che ci sono, esistono. Non diamolo troppo per scontato: dire che ci sono, significa andare contro i luoghi comuni che ci fanno credere che il mondo è cattivo, gli uomini sono lupi gli uni con gli altri… Per credere al contrario, devi proprio incontrare uno di loro, un uomo o una donna che semplicemente sono “buoni”. Li voglio ricordare per nome perché poi ciascuno ha una sua caratteristica distintiva.

Mario, per esempio, arriva prima. Vado a trovare un ammalato e scopro che Mario è passato prima di me a portargli la spesa. Incontro Peppino che cerca lavoro e vengo a sapere che Mario gli ha appena procurato due o tre traslochi da fare. Muore Giuseppina, storico personaggio delle case popolari, e il marito ringrazia ufficialmente Mario per l’aiuto e la vicinanza che gli ha offerto durante il periodo della malattia. Insomma, Mario arriva prima. Non lo vedi muoversi, te ne accorgi perché tu arrivi dopo e lui è già passato.

Mariuccia è un’istintiva; sembra nata apposta per fare le cose gratis. Basta vedere come si comporta con sua suocera. Sono anni che la vecchia non fa altro che lanciarle maledizioni, trattarla male, e suscitare inutili sensi di colpa nel marito. E lei come risponde? Moltiplicando il bene: le prepara da mangiare, la lava e le cambia i pannoloni, va trovarla ogni giorno, anche se il viaggio è disagevole e le sue gambe la reggono a fatica. Ma lei è fatta così. Anche a dirle di stare a casa, di risparmiarsi un po’, non serve a niente. Il suo è un bene che dilaga da ogni parte senza che lei nemmeno se ne accorga.

Il nome di Giuseppe è sulla bocca di tutti. Non certo perché sia un personaggio chiacchierato da rotocalco, ma perché è difficile trovare qualcuno cui non abbia fatto un piacere. Durante la scorsa benedizione delle famiglie, la signora Giovanna mi ha accolto mettendomi in guardia dal marito poco credente e un po’ anticlericale. Io ho provato ad entrare in comunicazione con molta discrezione. Ma ad un certo punto è saltato fuori il nome di Giuseppe, che lui aveva incontrato nel mondo del lavoro. È stato come un passepartout magico e potente. La buona fama di un parrocchiano aveva aperto una porta che sembrava sprangata. E mi fa bene ricordare che una parrocchia vive il suo compito di annunciare il Vangelo anche – e non poco – attraverso la “buona fama” dei suoi parrocchiani comuni e normali.

Giancarlo lavora in amministrazione. La precisione e la competenza sono i suoi marchi di fabbrica. Se c’è una “rogna” amministrativa, se ne fa carico lui. Ma la cosa che più mi commuove è che ogni volta che gli domando un piacere, o gli sottopongo una richiesta – a volte nel timore di gravare troppo le sue spalle – in realtà lui risponde come un ragazzino alla sua prima esperienza: «Va bene, cosa devo fare?». È uno di quelli che dice sempre di sì.

Qualche volta, nei suoi confronti, e nei confronti di altri collaboratori, mi accorgo che devo usare molta attenzione per non abusare della loro generosità. Mi ricordo la signora Antonietta; ero appena arrivato in parrocchia, e mi disse: «Don Giuseppe, lei mi dica sempre quello che c’è da fare, e qualche volta mi impedisca di farlo». L’ho presa in parola, le dico sempre tutto, ma qualche volta le dico anche: «Questa sera stai a casa, non venire, è bene che ti riposi».

I buoni sono così: tra l’ingenuo e il genuino. Da una parte, sembrano indifesi e, a volte, lo sono. Il bene li espone ai colpi della vita, ad essere “usati” da chi si approfitta di loro, eppure il loro tratto genuino prevale, alla lunga vince, perché quello che rimane è un senso di bene senza alcuna contraffazione.

Ti accorgi della differenza quando incontri qualcuno che fa del bene con una doppia intenzione: per affermare se stesso, per guadagnare credito, per non scontentare le aspettative altrui, per essere accettato… Vale per i buoni quello che diciamo per i prodotti doc: “diffidate delle imitazioni”! Il bene non è qualcosa che serve, ha ragione di fine e non di mezzo.

La carrellata potrebbe continuare, perché i buoni non finiscono mai, la loro presenza nascosta anima la mia parrocchia. Ma mi fermo qui, guardandoli con un pizzico di rammarico e di invidia, perché so di non essere ancora come loro.

don Giuseppe

Print Friendly, PDF & Email
Tags:

Lascia un commento

Questo sito fa uso di cookies tecnici ed analitici, non di profilazione. Clicca per leggere l'informativa completa.

Questo sito utilizza esclusivamente cookie tecnici ed analitici con mascheratura dell'indirizzo IP del navigatore. L'utilizzo dei cookie è funzionale al fine di permettere i funzionamenti e fonire migliore esperienza di navigazione all'utente, garantendone la privacy. Non sono predisposti sul presente sito cookies di profilazione, nè di prima, né di terza parte. In ottemperanza del Regolamento Europeo 679/2016, altrimenti General Data Protection Regulation (GDPR), nonché delle disposizioni previste dal d. lgs. 196/2003 novellato dal d.lgs 101/2018, altrimenti "Codice privacy", con specifico riferimento all'articolo 122 del medesimo, citando poi il provvedimento dell'authority di garanzia, altrimenti autorità "Garante per la protezione dei dati personali", la quale con il pronunciamento "Linee guida cookie e altri strumenti di tracciamento del 10 giugno 2021 [9677876]" , specifica ulteriormente le modalità, i diritti degli interessati, i doveri dei titolari del trattamento e le best practice in materia, cliccando su "Accetto", in modo del tutto libero e consapevole, si perviene a conoscenza del fatto che su questo sito web è fatto utilizzo di cookie tecnici, strettamente necessari al funzionamento tecnico del sito, e di i cookie analytics, con mascharatura dell'indirizzo IP. Vedasi il succitato provvedimento al 7.2. I cookies hanno, come previsto per legge, una durata di permanenza sui dispositivi dei navigatori di 6 mesi, terminati i quali verrà reiterata segnalazione di utilizzo e richiesta di accettazione. Non sono previsti cookie wall, accettazioni con scrolling o altre modalità considerabili non corrette e non trasparenti.

Ho preso visione ed accetto