Germania: laici alla guida delle comunità

di: Michael Hollenbach

La diocesi di Osnabrück ha dato il via. Nei prossimi mesi i primi incaricati parrocchiali non-preti assumeranno la direzione di unioni di comunità parrocchiali. Daniela Engelhard, direttrice dell’ufficio pastorale ha avuto un ruolo determinante nell’elaborazione del nuovo approccio: «In questo nuovo modello, che è ammesso dal codice di diritto canonico, c’è un incaricato parrocchiale sul posto, che si assume la guida nella comunità parrocchiale e anche quello di responsabile del personale, ma lo assume con un prete moderatore che accompagna la parrocchia».

A svolgere la funzione di capo all’interno di un team sono dei laici – possono essere anche donne – con una preparazione teologica, come ad esempio referenti pastorali o referenti di comunità. In linea di principio sono anche i superiori del prete. «Ci sono però incarichi in ambito sacramentale o liturgico che sono riservati ai preti», chiarisce Engelhard.

Sperimentato in America Latina

I preti moderatori possono essere parroci in pensione o anche cappellani di scuole o ospedali, possono lavorare nell’amministrazione della Chiesa e non devono abitare nella parrocchia. Questo modello è ammesso dal codice di diritto canonico del 1983, al canone 517, § 2.

Thomas Schüller, professore di diritto canonico all’Università di Münster, sostiene che dietro a questo modello ci sono concrete esperienze attuate in America Latina. «Un cardinale responsabile della stesura del codice ha riferito che in Venezuela delle religiose e delle persone incaricate dai vescovi assumevano l’incarico della pastorale dove un prete non riusciva più ad arrivare. La cosa aveva dimostrato la sua validità. E in questo modo è riuscito a convincere papa Giovanni Paolo II, nonostante posizioni contrarie nella curia, ad accettare questo nuovo canone nel codice di diritto canonico».

Nel frattempo le parrocchie che nel mondo sono guidate da un laico sono diventate 3.500-4.000. La maggior parte si trova in America Latina, altre in Africa e anche in Russia. A causa della forte mancanza di preti anche le diocesi in Germania stanno riflettendo sulla via che intendono seguire. «Ci sono due risposte alla attuale situazione: una era quella attuata negli ultimi due decenni, in base alla quale semplicemente è stato adeguato il numero delle parrocchie a quello dei preti che si ritiene possano essere attivi in futuro».

L’automatismo in discussione

Le parrocchie sono diventate in questi anni sempre più estese. Un parroco si è trovato a doversi occupare di un numero sempre maggiore di fedeli. Ad esempio, l’arcidiocesi di Amburgo ha ridotto il numero delle parrocchie dalle 174 di venti anni fa a circa 28 cosiddette «unità pastorali».

Un percorso analogo a quello della diocesi di Osnabrück lo stanno seguendo i cattolici di Monaco. «Concretamente questo significa che nell’arcivescovado stiamo riflettendo sulla possibilità di provare, in una fase sperimentale, anche modelli di guida collegiale. Quando non c’è più un prete responsabile, possiamo pensare di costituire un team per la dirigenza, composto da volontari e da persone che vi lavorano a tempo pieno. Questo per far sì che la Chiesa possa rimanere presente localmente e che i problemi strutturali non diventino sempre più un problema per i fedeli».

Robert Lappy è responsabile nella diocesi di Monaco per lo sviluppo organizzazione e strategia. Egli sottolinea che non si vuole più fondere parrocchie, perché in questo modo viene a mancare la vicinanza alla gente. Ciò che caratterizza il modello di Monaco è che si rinuncia, a livello dell’unione di parrocchie, a una singola persona alla guida: «In questo momento pensiamo di voler sperimentare se sia possibile che un team si assuma collegialmente la responsabilità della dirigenza, senza che nel team stesso ci sia una persona che abbia la responsabilità ultima».

Queste modifiche sono naturalmente dovute alla mancanza di preti, ammette Lappy. E tuttavia «si tratta anche di introdurre un cambiamento di prospettiva sul tipo di immagine di Chiesa che abbiamo, sul tipo di dirigenza che abbiamo. Fino ad ora dobbiamo dire che l’immagine assolutamente è: sono i preti a dirigere. È una specie di automatismo. De facto, dobbiamo mettere in discussione questo automatismo».

Reazioni contrastanti

A partire dal prossimo autunno, in una fase di tre anni, si vuole raccogliere esperienze sul nuovo modello. Non tutti i preti sono entusiasti di questo nuovo modo di procedere: «Si va da reazioni di approvazione ad altre scettiche, riservate o sfavorevoli. Incontro di tutto. Diciamo pure sinceramente che stiamo mettendo in discussione l’immagine comune di prete», continua Lappy.

Come a Monaco, anche a Osnabrück si ritiene particolarmente importante non ridurre ulteriormente il numero delle 70 parrocchie che sono state fuse insieme, sottolinea la direttrice dell’ufficio pastorale Daniela Engelhard: «Per noi è importante rimanere vicino alla gente, e questo, a nostro avviso, può avvenire solo in spazi limitati. Vogliamo che la pastorale anche in futuro sia possibile vicino alle persone, che anche coloro che si occupano di pastorale possano essere localmente in contatto con le persone, mentre in grandi unità c’è il pericolo che la pastorale si dissolva nell’anonimato».

Già negli anni Novanta c’erano stati, in alcune diocesi tedesche, dei tentativi, almeno a livello di comunità, di conferire la direzione a dei laici. Lo studioso di diritto canonico Thomas Schüller ha analizzato scientificamente le esperienze nella diocesi di Limburg e ha interrogato i membri della comunità: «C’è una frase che mi ha molto colpito e che non posso dimenticare: “È bello, quando ho bisogno di un sostegno pastorale, sapere che c’è qualcuno in parrocchia”. Tutti i fedeli sono responsabili della prosecuzione della vita della Chiesa».

Nel complesso, la prassi della direzione della comunità da parte di laici ha incontrato una buona accettazione. Eppure questo processo negli ultimi due decenni è stato spesso respinto. Quasi tutte le diocesi hanno scelto la via della fusione di parrocchie. Ad Osnabrück però adesso si fa un passo ulteriore rispetto a quanto avveniva negli anni Novanta. Non solo le singole comunità, ma intere unità pastorali fino a 8.000 fedeli e molti collaboratori saranno guidate in futuro da laici. «Questa è una nuova pietra miliare, che comporta anche cambiamenti di ruolo e che richiede anche un adattamento da parte delle comunità», dice Daniela Engelhard.

Lo studioso di diritto canonico di Münster Thomas Schüller si aspetta che il modello di Osnabrück venga imitato anche da altre diocesi. Perché con l’estensione sempre maggiore delle parrocchie si è ormai raggiunta da tempo la soglia del dolore: «I vescovi hanno segnalato chiaramente nel loro documento Essere Chiesa insieme che i tempi in cui si faceva riferimento solo al clero sono ormai superati. Tutti i fedeli sono responsabili della prosecuzione della vita della Chiesa. Si tratta di un cambiamento di paradigma».

Riprendiamo nella traduzione dal tedesco del sito Fine Settimana, l’articolo Laien an die Macht di Michael Hollenbach pubblicato lo scorso 16 agosto sulla rivista on line Deutschlandfunk.

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