Il filo della vita /4: gli adolescenti

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 adolescente

È molto difficile riflettere sulla fascia d’età che va dai 12/13 anni fino ai 18/19. È la cosiddetta fascia adolescenziale.

Hanno scritto che l’adolescenza è un’invenzione dei mondi sviluppati. Nei paesi più poveri si passa direttamente dall’età minorile agli impegni di persone adulte, anche se proporzionate alle forze dell’età. Sono vivide le immagini dei bimbi delle miniere di litio, di cercatori d’oro e dei bambini soldato.

Con l’obbligo scolastico fino ai 16 anni, nel nostro paese questo periodo della vita è tutelato dalla famiglia e dalla scuola.

Volendo indicare il nocciolo di interpretazione di questa età si può indicare la caratteristica che contraddistingue la fase della vita nella crescita.

La crescita

Terminata l’età infantile, che si colloca tra la fine del primo anno della scuola primaria di secondo grado fino al terzo anno, inizia la pubertà. Un periodo che ha come caratteristica la crescita: sia essa fisica, emozionale, sentimentale e di responsabilità.

La crescita fisica si subisce, anche se si intravvede in essa il futuro dell’età adulta. Il ragazzo/la ragazza tendono ad aumentare la propria età, perché chiedono di diventare adulti: significa la ricerca della propria identità personale, sessuale, sentimentale. Purtroppo ritardano le scelte più impegnative, quali gli studi, il lavoro, gli affetti, la collocazione sociale, la religione.

Prevalgono sostanzialmente le emozioni, equamente distinte tra i legami familiari e quelle amicali.

Sono i due mondi nei quali l’adolescente vive, immerso nella tempesta ormonale che non conosce e che subisce.

La presenza delle famiglie, della scuola e degli amici diventa determinante per i passaggi successivi della crescita.

La famiglia si trova sostanzialmente di fronte a un mistero: il ragazzo/a ha una serie di comportamenti contraddittori. Da una parte, sembra più piccolo dell’età che ha; dall’altra, si atteggia ad adulto con pretese che non sono adeguate alla sua situazione. Le risposte possono essere opposte: la continuazione della protezione caratteristica dell’età infantile oppure la libertà di lasciare l’adolescente a ciò che chiede.

Quasi sempre questa fase è caratterizzata da scontri, più o meno rissosi, da incomprensioni e da cambiamenti di umore aggressivi o teneri.

Il messaggio che l’adolescente si aspetta dai propri genitori è che siano guida autorevole, sempre presenti per proteggerlo. Costituiscono i due apici dell’affiancamento alla crescita.

Non si può essere amico degli amici, ma guida autorevole, razionale e lucida per il bene dell’adolescente. Egli comprende bene che ha bisogno di qualcuno che lo accompagni. Per questo manda messaggi: il problema è saperli ascoltare e interpretarli.

L’errore più frequente è trasmettere le aspettative che i genitori hanno del proprio figlio/a. È un errore grossolano perché si dimentica che un adolescente ha già delle caratteristiche che lo rendono individuo unico. Le sue qualità relazionali, di riuscita nella scuola, di carattere sono in parte segnate dall’infanzia. Non si può essere superficiali nelle relazioni, fermandosi alle esteriorità della vita quotidiana.

È bene osservare che cosa piace a questo figlio/a, quali sono i suoi punti di forza e le sue fragilità. Senza essere psicologi o specialisti, ma con l’attenzione e la riflessione di genitori. A questo proposito, il dialogo con il padre, con la madre e con fratelli maggiori è utilissimo.

Ci si accorgerà presto che questa età difficile lentamente si espliciterà in una personalità più attenta e matura. Il metodo della relazione è il dialogo: non necessariamente sempre accondiscendente, ma mai aggressivo e impositivo. L’autorità si esprime con le proprie convinzioni ferme; se necessario, confessando anche i propri eventuali errori.

Le problematiche si moltiplicano quando la famiglia ha già i suoi problemi: separazioni, assenze, inadeguatezze. I limiti avranno effetti amplificati nella psiche dell’adolescente. Chi è in ricerca chiede evidentemente condizioni di pace, interesse, vicinanza. Gli effetti, positivi e negativi, si vedranno nel tempo.

Gli amici

L’altro riferimento per gli adolescenti sono i loro pari. Si incontrano a scuola, ma non soltanto. Nel gruppo emergono le loro capacità e le loro difficoltà. Ogni adolescente si adatterà al luogo dove gli altri lo pongono. Queste relazioni aiutano a rafforzare la propria stima, ma anche, a volte, a far emergere le difficoltà di relazione.

Possono innestarsi fenomeni di bullismo: tanto più dolorosi perché ci si accanisce con i più fragili. Una piaga che sta diffondendosi grazie anche alla disattenzione della scuola e all’impunità delle autorità.

I genitori dovranno seguire gli andamenti dei contatti con gli amici, senza essere ossessivi, ma anche senza darli per scontati. Una buona compagnia aiuta a crescere armoniosamente. Occorre difendere il proprio figlio/a se ne avesse bisogno.

La casa dovrà essere accogliente, lasciando spazio alle fantasie adolescenziali, sempre però salvaguardando correttezza ed equilibrio.

Purtroppo gli insegnanti sono stati nel tempo deprivati di quella autorità educativa che si accompagnava con quella dei genitori. Spesso sono costretti ad essere comunicatori semplici di notizie, anche se riescono a scoprire tendenze e problemi.

Avere come punto di riferimento solo i risultati scolastici impoverisce il tempo della scuola: sia per l’adolescente, ma anche per chi lo segue. Chi è in difficoltà potrebbe rinchiudersi nella propria solitudine, utilizzando in modo sproporzionato la rete che non esige la relazione se non richiesta e non reciproca.

Altri gruppi di amici, se sani e lineari, aiutano ad offrire contenuti utili allo sviluppo armonioso dei ragazzi.

Alimentare tali frequentazioni aiuta nella ricerca e nella crescita.

I valori trasmessi

Più di quanto si immagini l’adolescente osserva, seleziona e acquisisce. Non soltanto dalle parole, ma soprattutto dai comportamenti. Nei dettagli della vita quotidiana si comunicano virtù e vizi: questa volta senza schermi. Dalla vita quotidiana riescono ad estrarre i principi che rendono propri. Il clima familiare, le abitudini, gli atteggiamenti diventano riferimenti che lentamente diventano propri. Gli adulti e gli amici non si rendono sempre conto di essere esemplari della vita. A tutto tondo: nelle parole, negli apprezzamenti, nei giudizi, nel modo di fare e di essere. Gli adolescenti comprendono le contraddizioni, gli orientamenti, i valori. Anche se gli adulti non ne sono consapevoli, gli adolescenti sono loro imitatori: per scelta o per rifiuto.

Sono i momenti salienti dell’educazione: sembra silenziosa, indifferente; è invece lo specchio con il quale l’adolescente rivede se stesso.

Soprattutto i valori fondanti la vita, quali il rispetto, la generosità, il perdono, la religiosità, il senso civico sono estratti dalla propria famiglia e dai propri amici.

Non esistono quasi più le agenzie educative intermedie: gli oratori sono oramai scomparsi; spesso le aggregazioni si compongono per interessi particolari (lo sport, la musica, il tempo libero, il divertimento…). Tali esperienze riportano a referenze fondanti: che cosa è necessario, che cosa superfluo, a che cosa aderire e a quanto rifiutare, allo stile di vita, alla vita dell’anima.

Tutti si lamentano che, nell’età adolescenziale, i ragazzi si allontanano dalla Chiesa e dai sacramenti. Bisognerebbe analizzare quanta religiosità hanno espresso i genitori e gli amici a cavallo dell’età adolescenziale. Che cosa li hanno attratti, che cosa è stato importante per loro, che cosa è rimasto impresso nella loro mente.

Non esistono pecore nere; esistono esistenze che abbiamo visto nascere e che abbiamo allevato. I risultati sono la somma di quanto comunicato.

Se qualche problema, anche grave, è sorto, non è venuto dal nulla. Qualcuno o qualcosa ha influito sulla crescita dell’adolescente, deturpandolo.

Di fronte a problemi seri di dipendenza, di squilibri, di isolamento, di difficoltà, infatti, occorre ripartire dalla storia vissuta per andare a scovare che cosa ha determinato le rotture.

Non sembri strano che, pur essendo ognuno diverso con il proprio carattere, l’educazione funziona. Il guaio è che gli adulti non sono in grado di offrire grandi ideali. Rinchiusi nelle difficoltà quotidiane sono rimasti ingabbiati nell’andazzo della vita senza grandi slanci, protesi quasi esclusivamente ad una vita tranquilla, tutelata nei bisogni essenziali delle risorse economiche, del lavoro, in una cerchia di amici sufficiente, nemmeno larga e partecipata.

Gli indirizzi, nel senso di una riflessione seria di dove dirigere la propria vita, sono lasciati al pensiero unico: molto povero, molto superficiale, fondato quasi sempre sullo scambio di proposte commerciali.

Un triste spettacolo, che rischia di bruciare il futuro non solo degli adulti di oggi, ma anche delle generazioni future.

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