Il filo della vita /5: l’infanzia

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I bimbi che nascono nel nostro paese sono fortunati. Le nascite sono molto seguite, con visite e analisi adeguate per la madre e per il nascituro. Il parto è monitorato dettagliatamente: i morti prima dei cinque anni sono meno di 4 creature per mille nati vivi.

Dato che si abbassa a 2,9 per le creature residenti in Italia a fronte del 4,9 di bambini stranieri residenti in Italia. L’Italia è uno dei paesi con il più basso tasso di mortalità infantile nel mondo. Le morti avvengono nei primi sette giorni, dovuti a cause di patologie congenite o a fattori esterni in periodo neonatale.

L’attenzione agli infanti è dunque molto alta; segno che indica particolare cura e organizzazione sociale e sanitaria.

Tale attenzione continuerà per tutto il periodo dell’infanzia. Una cultura che, salvo situazioni di particolare disagio, è ben presente nella coscienza popolare.

L’attenzione è alta per ogni tipo di disagio fisico: analisi, vaccini e controlli accompagneranno la crescita dei neonati; anche l’attenzione relazionale è alta perché implica un giudizio severo nei confronti di genitori che trascurassero la vita dei bimbi. Costituiscono un fortissimo disonore l’abbandono o le violenze nell’accudimento di figli piccoli.

Il desiderio di un figlio è alto nelle coppie senza prole.

Gli ultimi dati disponibili (2016) dicono che le domande di adozione nazionale erano più di 8.000, nonostante un lungo processo di istruttoria da parte dei Tribunali dei minorenni per le coppie che ne fanno richiesta.

Le capacità di apprendimento

Non sempre alla crescita fisica e psicologica di un minore si accompagna un’adeguata educazione. La condizione primaria è l’accompagnamento che non può ridursi alla sola crescita fisica. Più di quanto si immagini, in tenerissima età si comunicano i fondamentali che guideranno la condotta da adulti. I valori, le virtù, l’atteggiamento verso se stessi e verso gli altri sono assorbiti a tal punto che non saranno più dimenticati.

La personalità si acquisisce da appena nati, in passaggi che all’adulto non sembrano significativi ma che il minore seleziona e memorizza.

La socialità, il rispetto, la gratuità, la generosità costituiscono apprendimento: spesso sotto forma di favole e di giochi. È un grave errore confondere le modalità di apprendimento con i suoi contenuti. La stessa relazione con i parenti e gli amici ha bisogno di guide virtuose.

Purtroppo, nella tendenza odierna pedagogica la religiosità è spesso dimenticata o non facente parte della costruzione dell’identità.

Un grave errore dovuto anche alla pedagogia cristiana che ha ritenuto la fede come religione di adulti: attenta alla dottrina, meno propensa all’attenzione dei primi anni di vita.

Non è rara la domanda di genitori che chiedono come parlare di Gesù o della fede ai piccoli: la risposta è di raccontare i testi sacri in forma di fiaba, inculcando anche le abitudini della preghiera serale e mattutina. In tale contesto si possono inserire tutti i buoni sentimenti, con piccole storie reali o inventate che aiutano a formare una coscienza retta e piena di valori.

L’attenzione delicata è necessaria nel seguire la crescita di minori, senza la pretesa di ritardare o anticipare la loro maturità. Ogni creatura ha i suoi tempi che i genitori e gli educatori sono chiamati a rispettare: in questo processo sono molto utili ed efficaci le figure parentali: nonni, zii e zie, che riescono a spiegare con dolcezza e presenza i misteri della vita.

Le scarse nascite

Problema drammatico è la scarsità di nascite nel nostro paese. I dati sulle nascite non sono confortanti: nel periodo gennaio-agosto 2020, le nascite sono già oltre 6.400 in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Secondo l’ISTAT, ci si può attendere una riduzione ulteriore delle nascite almeno di 10.000 unità a fine dicembre, nonostante l’apporto positivo dell’immigrazione che, tuttavia, nel tempo sta scemando.

L’età media per il parto è arrivata a oltre 32 anni; come è alta l’età (31 anni) della nascita del primo figlio. L’ISTAT rileva ancora che a diminuire sono soprattutto le nascite all’interno del matrimonio (279.744 nel 2019, 18 mila in meno rispetto al 2018 e 184 mila in meno rispetto al 2008). Il motivo è il forte calo che hanno avuto i matrimoni negli ultimi dieci anni.

Il problema famiglia-figli è diventato molto complesso: non si tratta di attribuire responsabilità. La difficoltà del lavoro, il tipo e la dislocazione degli impieghi, la mancanza di strutture educative, hanno determinato il calo delle nascite che ha effetti, nel tempo, preoccupanti. Le previsioni pessimistiche dicono che, nel 2050, l’Italia avrà 55 milioni di abitanti, avendone perduti 5 milioni.

Gli anziani costituiscono il 22,8% della popolazione: erano il 20,3% dieci anni fa.

Nel 2020 in Italia a fronte di 100 giovani corrispondono 179,3 anziani. Un quadro dimenticato e, fino ad oggi, trascurato. Un problema che non è entrato nella cultura politico-sociale perché non riesce a guardare oltre il presente. Se non si interverrà, penseranno gli eventi a far cambiare prospettiva.

Gli infanti particolari

Più difficile trovare la disponibilità ad accogliere i bimbi con esigenze “speciali”, descrizione generica per indicare disabilità di vario tipo e gravità.

Alcuni neonati possono manifestare difficoltà di salute e di autonomia. Le risposte sanitarie non individuano sempre le cause certe dei disturbi. Il dramma è la ricerca della verità del neonato con problemi. Si aprono così le strade della speranza; la ricerca affannosa di trovare prima la corretta diagnosi e poi la guarigione. Ricerca che dura anni, intervallata da speranze e delusioni.

Con il trascorrere del tempo le menomazioni sono individuate e inizia il percorso della riabilitazione che, di fatto, accompagnerà il minore e la famiglia per tutta la vita.

La famiglia deve essere forte per affrontare un problema che la coinvolge direttamente in tutti i suoi componenti. Le reazioni sono duplici e opposte: l’attaccamento simbiotico con la creatura in difficoltà creando un’unità totale (in genere con la madre), oppure l’abbandono per non lasciarsi coinvolgere dai problemi del minore.

Lo stesso ritmo familiare è stravolto: interessi, convivenza, relazioni non possono prescindere dalla presenza di un neonato con patologie significative.

Gli esempi di risposta sono spesso di eroicità che durerà per tutta la vita, in una lotta contro tutti per trovare soluzioni, luoghi, attenzioni adeguati alla disabilità del proprio figlio: dall’inserimento negli asili nido, fino alla scuola dell’obbligo, per continuare con un figlio grande perché, pur nella disabilità che porta, possa trovare attenzione e pace.

L’attenzione durerà addirittura per quando il genitore non ci sarà più: la domanda “a chi lascerò questa mia creatura?” angoscia quanti hanno accudito per decine di anni il proprio caro. Esempi di una santità autentica: scarsamente riconosciuta, ma non per questo meno vera.

La tristezza spesso ha origine dalla solitudine in cui è ridotta la famiglia con un minore “particolare”. Ritmare tutti i momenti della vita a seconda delle esigenze di chi ha bisogno è lodevole a tal punto da definirsi una vita “di martirio”. Sono esempi autentici di umanità dall’alto valore di rispetto e di accudimento.

Problema a parte e più urgente è costituito dai minori (oltre 10.000), accolti nelle strutture di assistenza convenzionate, allontanati dalla famiglia di origine per difficoltà personali e familiari.

Il quadro di riferimento per l’età infantile è dunque ambivalente: da una parte, l’attenzione addirittura esasperata, dall’altra, la mancanza proprio dei neonati, con sacche di problematicità che occorre curare con generosità e con efficacia.

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