Le Chiese e le tentazioni

di: Fabrizio Mastrofini

Nelle aspettative di papa Francesco la Conferenza episcopale italiana deve rilanciare il suo impegno a tutto campo. E per questo ha scelto come presidente un vescovo «improvvisatore» (per sua stessa ammissione).

Così almeno si può leggere il discorso che lunedì il papa ha consegnato ai vescovi. Un discorso breve e tuttavia denso. Con lo sguardo alle esperienze del passato per indicare la strada per il futuro, con l’esortazione a vivere la collegialità episcopale. Termine che ritorna nelle prime dichiarazioni del cardinale Bassetti, diventato mercoledì 24 maggio il nuovo presidente della CEI.

vescovo «improvvisatore»

Gualtiero Bassetti e Angelo Bagnasco

Come la Chiesa di…

Il papa ha indicato la strada da percorrere richiamando l’esperienza delle Lettere alle Chiese con cui si apre l’Apocalisse.

«Come la Chiesa di Efeso, forse a volte anche noi abbiamo abbandonato l’amore, la freschezza e l’entusiasmo di un tempo».

«Come la Chiesa di Smirne, forse anche noi nei momenti della prova siamo vittima della stanchezza, della solitudine, del turbamento per l’avvenire; restiamo scossi nell’accorgerci di quanto il Dio di Gesù Cristo possa non corrispondere all’immagine e alle attese dell’uomo “religioso”: delude, sconvolge, scandalizza».

«Come la Chiesa di Pergamo, forse anche noi talvolta cerchiamo di far convivere la fede con la mondanità spirituale, la vita del Vangelo con logiche di potere e di successo, forzatamente presentate come funzionali all’immagine sociale della Chiesa. Il tentativo di servire due padroni è, piuttosto, indice della mancanza di convinzioni interiori. Impariamo a rinunciare a inutili ambizioni e all’ossessione di noi stessi per vivere costantemente sotto lo sguardo del Signore».

«Come la Chiesa di Tiatira, siamo forse esposti alla tentazione di ridurre il cristianesimo a una serie di principi privi di concretezza. Si cade, allora, in uno spiritualismo disincarnato, che trascura la realtà e fa perdere la tenerezza della carne del fratello. Torniamo alle cose che contano veramente: la fede, l’amore al Signore, il servizio reso con gioia e gratuità».

«Come la Chiesa di Sardi, possiamo forse essere sedotti dell’apparenza, dall’esteriorità e dall’opportunismo, condizionati dalle mode e dai giudizi altrui. La differenza cristiana, invece, fa parlare l’accoglienza del Vangelo con le opere, l’obbedienza concreta, la fedeltà vissuta; con la resistenza al prepotente, al superbo e al prevaricatore; con l’amicizia ai piccoli e la condivisione ai bisognosi. Lasciamoci mettere in discussione dalla carità».

Sostieni SettimanaNews.it«Come la Chiesa di Filadelfia, siamo chiamati alla perseveranza, a buttarci nella realtà senza timidezze: il Regno è la pietra preziosa per cui vendere senza esitazione tutto il resto e aprirci pienamente al dono e alla missione. Attraversiamo con coraggio ogni porta che il Signore ci schiude davanti. Approfittiamo di ogni occasione per farci prossimo».

«Come la Chiesa di Laodicea, conosciamo forse la tiepidezza del compromesso, l’indecisione calcolata, l’insidia dell’ambiguità. Sappiamo che proprio su questi atteggiamenti si abbatte la condanna più severa. Del resto, ci ricorda un testimone del Novecento, la grazia a buon mercato è la nemica mortale della Chiesa: misconosce la vivente parola di Dio e ci preclude la via a Cristo. La vera grazia – costata la vita del Figlio – non può che essere a caro prezzo: perché chiama alla sequela di Gesù Cristo, perché costa all’uomo il prezzo della vita, perché condanna il peccato e giustifica il peccatore, perché non dispensa dall’opera».

Presidente a 75 anni

Su questo sfondo – sarà tutto da vedere in che modo si tradurrà in provvedimenti e iniziative concrete – si innestano le prime dichiarazioni del cardinale Bassetti. «Nell’apprendere la notizia della nomina a presidente della Conferenza episcopale italiana, il mio primo pensiero riconoscente va al santo padre per il coraggio che ha mostrato nell’affidarmi questa responsabilità al crepuscolo della mia vita, perché io il 7 di aprile di quest’anno ho compiuto 75 anni. È davvero un segno che il santo padre crede alla capacità dei vecchi di sognare… Anche i vecchi avranno dei sogni e delle visioni! (…) Sono vescovo da 23 anni, con molti di voi già ci conosciamo. Non ho programmi preconfezionati da offrire, perché nella mia vita – da quando cominciai a essere giovane prete con gli scout ecc. – sono sempre stato abbastanza improvvisatore, abbastanza improvvisatore. Intendo lavorare con tutti i vescovi, grato per la fiducia che mi hanno assicurato e per l’abbraccio affettuoso anche di stamani che è avvenuto nella sacrestia della basilica di San Pietro. Il papa ci ha raccomandato all’inizio della Conferenza episcopale di condividere tempo, ascolto, creatività e consolazione. Queste parole sono già un programma formidabile per potere lavorare. È quello che cercheremo di fare insieme, noi vescovi. Anche perché il papa continuava a raccomandarci: “Vivete la collegialità”, “camminate insieme”: il vivere la collegialità e il camminare insieme è la cifra che ci permetterà di interpretare la realtà – la realtà del mondo, la realtà della nostra Chiesa – con gli occhi e il cuore di Dio. Collegialità e camminare insieme. Mi hanno molto incoraggiato le parole del card. Bagnasco, a cui mi sento legato da sincera amicizia, quando ha augurato al nuovo presidente di “essere se stesso”. E questo è quello che io desidero dal profondo del cuore e intendo fare».

Si vedrà dunque se il presidente «improvvisatore», come lui stesso si è definito, saprà far funzionare una realtà complessa e diversificata come la CEI.

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